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Flora Gualdani: una vita messa a scudo della vita!

FLORA GUALDANI
Casa Betlemme
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Per il premio “Una vita per la vita” assegnato venerdì 9 novembre a Flora Gualdani, fondatrice dell’opera Casa Betlemme, il commento grato e carico di ragioni di Costanza Miriano, tra i relatori insieme con Padre Maurizio Botta.

Il secondo punto che mi preme tanto sottolineare è che non a caso il Signore ha messo uno dei suoi migliori soldati sul fronte della battaglia più decisiva. La battaglia sulla fonte della vita, la capacità generativa femminile è secondo me, molto più di quanto si è percepito, il centro di tutte le battaglie di questo momento storico. Non è solo la questione della generazione fisica, della procreazione, ma anche,e forse molto di più, la questione della custodia del senso che è affidata alle donne, perché Dio consegna l’umanità alla donna – Mulieris Dignitatem – e se la donna non prende in carico questa consegna, tutto il resto impazzisce. Una donna che tradisce la sua chiamata di essere disponibile alla vita, di cooperare con Dio – che non significa ovviamente fare tanti figli, non necessariamente – nella apertura alla difesa della debolezza, della fragilità, di ciò che non serve, che non produce, che non funziona, è una donna che non sa iniettare il senso nello spazio e nelle persone che la circondano.

Al tema della generazione poi ne sono legati strettamente molti altri, tutti direi, più o meno direttamente. Dal modo di pensare l’economia, di gestire i movimenti dei popoli, le risorse, la politica. Il grande no alla vita che l’occidente ha detto negli ultimi 50 anni, non a caso la stessa età della profezia di Paolo VI, Humanae Vitae, ha condizionato lo spirito del nostro tempo, perché la temperatura di un’epoca è data proprio dalla vita spirituale delle sue donne. Per la controffensiva, Dio ha schierato i suoi soldati più valorosi: Edith Stein, Giovanni Paolo II, Gianna Beretta Molla, Chiara Corbella Petrillo, Maria Cristina Cella Mocellin e tante mamme coraggiose che come Chiara hanno naturalmente messo prima la vita dei loro figli, ma anche uomini dal pensiero lucido come il cardinal Carlo Caffarra. E poi la nostra Flora, che ha visto tante cose prima di tutti.

In questo momento di relativismo e di discernimento usato con malizia anche da tanti sacerdoti, siamo grati al magistero che non cambia, a papa Francesco che definisce l’aborto come affittare un sicario, a tanti pastori che sono rimasti fedeli al deposito della fede, e a tanti laici che hanno scommesso davvero, seriamente la vita sulle parole della Chiesa. Grazie Flora perché sei stata una roccia per tanti.

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