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La Chiesa deve pagare l’Ici? Vediamo intanto quanti soldi fa risparmiare allo Stato

@DR
Aiuto ai poveri
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Interessante dossier di Documentazione.info con numeri inequivocabili: aiuto ai poveri, scuole, sanità, migranti

L’esenzione dall’ICI «non è una norma che riguarda solo la Chiesa ma tutto il mondo degli enti destinato ad attività non commerciali, siano essi cattolici, di altre confessione religiose, non confessionali, ecc…». Il criterio dell’esenzione «non è consentito in virtù della confessionalità dell’attività, ma del suo essere non commerciale e al servizio della comunità».

Un attento dossier di Documentazione.info (9 novembre) chiarisce l’idea su cosa paga veramente la Chiesa allo Stato e sopratutto su quanto lo Stato risparmia ogni anno grazie alla Chiesa.

Cosa già paga la Chiesa

La Chiesa non è l’evasore che si vuol passare su molti giornali, ma ha pagato e paga regolarmente «l’ICI/IMU sugli immobili di natura commerciale, come le case date in affitto di proprietà della Santa Sede. Contrariamente a quanto si sente ripetere, una cappella non rende esenti dall’ICI/IMU: se in un albergo c’è una cappellina l’albergo (commerciale) paga l’ICI/IMU».

Il valore reale dell’esenzione, ogni anno, è di circa 100 milioni di euro, secondo le cifre diramate dal Ministero dell’Economia nel 2012.

Scheda 2.169 : ICI – Enti non commerciali (enti ecclesiastici, ONLUS ed enti di volontariato) (Art. 7, comma 1, lett. i) del D.L. n. 504 del 1992 – Misura n. 603)
Descrizione della misura: La disposizione prevede l’esenzione dall’Imposta comunale sugli immobili (ICI) per gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all’art. 73, comma 1, lettera c), del TUIR destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’art. 16, lettera a), della Legge 20 maggio 1985, n. 222 (attività dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione cristiana).
Fonte informativa: Dichiarazioni dei redditi UNICO-Enti non commerciali e Anagrafe unica delle ONLUS.
Metodologia di stima: Sulla base dei dati presi in esame ä stata ricostruita la platea degli enti fruitori della misura ICI e dei relativi immobili con una perdita di gettito pari di circa -100 milioni di euro, ottenuta simulando l’abrogazione della disposizione in esame.

Cosa fa risparmiare la Chiesa allo Stato

La Chiesa Cattolica Italiana solo nel 2018 ha destinato quasi il 25% delle entrate derivanti dall’8×1000 alle opere assistenziali in favore degli indigenti e delle opere educative nel nostro paese (una parte di questa percentuale è destinata invece alle opere assistenziali nel terzo mondo): parliamo di 275 milioni di euro totali, ovvero quasi tre volte quella della esenzione (100 milioni circa annui ndr).

Un giro da 10 miliardi di euro all’anno

Seppure il trend non fosse stato sempre così netto, il risparmio che la Chiesa, attraverso le sue opere, rende allo Stato, ha un valore ben più elevato dell’esenzione: circa 10 miliardi di euro all’anno!

Parliamo di numeri: qui sono presentati nel dettaglio dal giornalista Giuseppe Rusconi autore del libro “L’impegno” (Rubettino).

I problemi per il recupero delle somme

Tornando al fronte recupero Ici dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea, Guido Castelli, sindaco di Ascoli e delegato finanze Anci, ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus (8 novembre) ha spiegato il nodo che frena (almeno per adesso) il recupero delle somme: «Questa sentenza ha detto che la regola che dal 2012 vige in materia di tassazione immobiliare delle Onlus funziona e che quando c’è un’attività no profit se tu la eserciti in forma commerciale paghi l’ici, se invece non la eserciti in forma commerciale hai delle esenzioni».

La prescrizione

La sentenza, prosegue Castelli, «dice: guardate, dovete far in modo di recuperare questi aiuti di Stato. E qui casca l’asino. Per recuperare quelle somme dalla Chiesa o dalle onlus è difficile capire quali sono le attività, i luoghi, gli immobili da cui è possibile riottenere il mal tolto. E i sindaci non possono utilizzare gli avvisi di accertamento, che vengono meno dopo 5 anni dal ciclo finanziario di riferimento. I tempi sono prescritti».

Una nuova legge

Pertanto, «ci vuole una legge che forfettizzi, semplifichi, renda possibile la valutazione quantitativa del dovuto e trovi una soluzione per riscuotere. E’ lo Stato che deve trovare una pacificazione fiscale per quanto riguarda il no profit e il terzo settore».

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