Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Perché mi importa tanto di pubblicare cose in rete?

WOMAN,INSTAGRAM,PHOTOS
Shutterstock
Condividi

Vorrei essere capace di amare il silenzio...

Molte persone sognano di lasciare un segno con la loro vita. Sognano la trascendenza delle loro azioni, e spesso sottovalutano il valore di quello che non brilla, di ciò che non si vede.

Giorni fa leggevo ciò che diceva un campione di motociclismo: “Più che i titoli, è meglio lasciare un segno”. Mi ha colpito.

Si riferiva al fatto che il suo stile di guida lasciasse un segno indelebile. Era quello che dava senso a tutto ciò che faceva.

Se risultava che un momento importante della sua guida non era stato registrato, non era valsa la pena. È curioso, mi è sembrata vanità.

Oggi voglio che tutto ciò che faccio sia visto dagli altri, che tutti lo sappiano. Posto una foto e voglio che lasci un segno. O registro qualcosa perché molti lo vedano. Se non c’è una costanza visiva non c’è nemmeno un segno.

Il valore di ciò che è nascosto scompare ai miei occhi. Finisco per pensare che ciò che cambia davvero il mondo sia quello che è visibile. Forse sto dimenticando ciò che conta davvero.

Penso a quel seme che muore e dà frutto dopo la morte. Penso a tanti atti d’amore che nessuno vede. Non li valorizzo?

Mi scopro a voler lasciare un segno con le mie azioni. Gli atti di tutta una vita impressi perché tutti li lodino. Troppo esigente.

Quando invecchierò, che valore avranno avuto le mie azioni giovanili? Quali ricordi della mia vita mi resteranno impressi nella memoria? Che ripercussione avrà avuto ciò che ho fatto da bambino?

Penso ai segni che lasciano le mie mani, i miei passi, le mie parole. Le tracce del mio amore. L’offerta della mia vita.

Molte azioni positive possono essere cancellate e non lasciare traccia quando salta fuori un atto negativo che elimina tutto il resto.

Un errore, una dimenticanza, un fallimento. Un errore, un albero caduto, pesa molto più di mille atti di bontà.

Non lo capisco ma è così. Guardo il segno, guardo la cicatrice. Sono due modi di camminare nella vita, di cambiare il mondo. L’impronta si vede, la cicatrice nasconde.

Mi muovo camminando inquieto su un filo sottile. Oscillo tra il bene che voglio realizzare e il male che compio o non evito. E la mia vita viene valutata su una bilancia. In equilibrio o in squilibrio. Con perdite o guadagni.

Mi impegno a lasciare un segno. Insisto a fare cose grandi. Sono queste che cambiano davvero il mondo? Credo di poterlo cambiare con le mie azioni importanti?

La sproporzione è in grado di sopraffarmi. Dio lascia un’impronta nella mia anima. Nella storia della mia anima in cui mi parla nella parte più sacra e più intima.

Cerco le sue impronte perdute. Percepisco la sua presenza nascosta dentro di me. Vedo il segno di tante persone nella mia anima… Ci sono segni. Ci sono ferite.

Segni che non fanno male. Ferite che fanno male fin nel profondo. Impronte lasciate dall’amore. Ferite inflitte dall’odio o dalla mancanza d’amore. La differenza è così sottile… Segni che tutti vedono, e altri che solo alcuni sono in grado di percepire. O solo io. O solo Dio in me.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni