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Perché mi importa tanto di pubblicare cose in rete?

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 09/11/18

Vorrei essere capace di amare il silenzio...

Molte persone sognano di lasciare un segno con la loro vita. Sognano la trascendenza delle loro azioni, e spesso sottovalutano il valore di quello che non brilla, di ciò che non si vede.

Giorni fa leggevo ciò che diceva un campione di motociclismo: “Più che i titoli, è meglio lasciare un segno”. Mi ha colpito.

Si riferiva al fatto che il suo stile di guida lasciasse un segno indelebile. Era quello che dava senso a tutto ciò che faceva.

Se risultava che un momento importante della sua guida non era stato registrato, non era valsa la pena. È curioso, mi è sembrata vanità.

Oggi voglio che tutto ciò che faccio sia visto dagli altri, che tutti lo sappiano. Posto una foto e voglio che lasci un segno. O registro qualcosa perché molti lo vedano. Se non c’è una costanza visiva non c’è nemmeno un segno.

Il valore di ciò che è nascosto scompare ai miei occhi. Finisco per pensare che ciò che cambia davvero il mondo sia quello che è visibile. Forse sto dimenticando ciò che conta davvero.

Penso a quel seme che muore e dà frutto dopo la morte. Penso a tanti atti d’amore che nessuno vede. Non li valorizzo?

Mi scopro a voler lasciare un segno con le mie azioni. Gli atti di tutta una vita impressi perché tutti li lodino. Troppo esigente.

Quando invecchierò, che valore avranno avuto le mie azioni giovanili? Quali ricordi della mia vita mi resteranno impressi nella memoria? Che ripercussione avrà avuto ciò che ho fatto da bambino?

Penso ai segni che lasciano le mie mani, i miei passi, le mie parole. Le tracce del mio amore. L’offerta della mia vita.

Molte azioni positive possono essere cancellate e non lasciare traccia quando salta fuori un atto negativo che elimina tutto il resto.

Un errore, una dimenticanza, un fallimento. Un errore, un albero caduto, pesa molto più di mille atti di bontà.

Non lo capisco ma è così. Guardo il segno, guardo la cicatrice. Sono due modi di camminare nella vita, di cambiare il mondo. L’impronta si vede, la cicatrice nasconde.

Mi muovo camminando inquieto su un filo sottile. Oscillo tra il bene che voglio realizzare e il male che compio o non evito. E la mia vita viene valutata su una bilancia. In equilibrio o in squilibrio. Con perdite o guadagni.

Mi impegno a lasciare un segno. Insisto a fare cose grandi. Sono queste che cambiano davvero il mondo? Credo di poterlo cambiare con le mie azioni importanti?

La sproporzione è in grado di sopraffarmi. Dio lascia un’impronta nella mia anima. Nella storia della mia anima in cui mi parla nella parte più sacra e più intima.

Cerco le sue impronte perdute. Percepisco la sua presenza nascosta dentro di me. Vedo il segno di tante persone nella mia anima… Ci sono segni. Ci sono ferite.

Segni che non fanno male. Ferite che fanno male fin nel profondo. Impronte lasciate dall’amore. Ferite inflitte dall’odio o dalla mancanza d’amore. La differenza è così sottile… Segni che tutti vedono, e altri che solo alcuni sono in grado di percepire. O solo io. O solo Dio in me.

Mi ossessiona la traccia che lasciano le mie parole e le mie azioni. Tutto è vanità. Forse sto dimenticando il potere di Dio. La sua impronta attraverso di me è infinita. È il miracolo della fecondità che agisce con il suo potere.

Perché mi preoccupa tanto il fatto di lasciare un segno se alla fine è Dio che cambia tutto? Vorrei essere in grado di amare il silenzio. Di amare la vita nascosta in un mondo pieno di pubblicità.

Vorrei passare inosservato in una massa che cammina verso Dio.

Mi piace la vita nascosta di Gesù che posso solo immaginare, e le difficoltà e i dolori dei santi di cui nessuno mi parla.

Credo nel potere dell’occulto senza bisogno di conoscerlo. Credo nell’impronta profonda che lasciano i santi con quei gesti e quelle parole di cui nessuno ha mai saputo nulla.

Ciò che importa davvero è l’amore sepolto. Anche se in apparenza non lascia tracce e io non sappia quando è avvenuto né come. Nessuno è riuscito a vederlo.

L’amore nella rinuncia che non si valorizza. In quello per cui non si ringrazia. In quello che nessuno riconosce né può vedere.

Mi affanno tanto per lasciare un segno ed essere riconosciuto… Per essere valorizzato nella mia dedizione, nell’amore che metto in ciò che faccio.

Sono molto umano, e anche i miei desideri sono umani. Forse troppo autoreferenziali. Mi fa male pensare così.

È vero, però, che mi piacciono le persone che lasciano un segno nella mia vita. E sono molte.

Diceva Hamlet Lima Quintana: “C’è gente che solo dicendo una parola accende la speranza, che solo sorridendo ci invita a viaggiare in altri luoghi, ci fa vivere tutta la magia. Ci sono persone che dando semplicemente la mano spezzano la solitudine”, “che solo prendendo in mano una chitarra creano una sinfonia. C’è gente di questo tipo, ed è necessaria”.

Il valore del loro amore in me mi rende una persona migliore. Sono l’eco della loro voce.

E il mio amore è una copia di quello ricevuto. Non sono originale come credevo, né le mie azioni hanno il potere che desidero.

Ma apprezzo con gratitudine le tracce sulle mia pelle di chi mi ha amato. Mi fanno più male le cicatrici lasciate da quanti non mi hanno amato.

Voglio ringraziare per la mia vita piena di segni altrui, e chiedere a Dio di lasciare un’impronta profonda nella mia anima ogni volta che mi perdona, mi risolleva e mi dice che mi vuole bene.

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