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Allarme per la scomparsa della biodiversità

GIANT PANDA

Sheila Lau | Public Domain

Paul De Maeyer - pubblicato il 08/11/18

Martedì 30 ottobre è stato pubblicato il rapporto «Living Planet Report 2018: Aiming higher»

«Siamo la prima generazione a sapere che stiamo distruggendo il nostro pianeta e l’ultima che può farci qualcosa.» Con queste parole forti la CEO o amministratrice delegata del WWF Regno Unito, Tanya Steele, ha commentato il nuovo rapporto diffuso martedì 30 ottobre dal World Wide Fund for Nature, chiamato anche semplicemente World Wildlife Fund (WWF).

Nel documento, che porta il titolo Living Planet Report 2018: Aiming higher, la nota organizzazione internazionale con sede in Svizzera lancia una sorta di appello last minute a favore della protezione dell’ambiente e della biodiversità, sempre più minacciati dall’attività (e dall’avidità) dell’uomo e dal riscaldamento globale.

Non possiamo fare a meno della natura

Sfogliando il rapporto si ha infatti l’impressione che forse è tardi, ma per fortuna non ancora troppo per agire e prendere decisioni coraggiose per affrontare la sfida globale di preservare e salvaguardare il nostro Pianeta o la nostra «casa comune», come l’ha chiamato papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’, resa pubblica ormai più di tre anni fa, nel maggio 2015.

Il documento denuncia infatti lo sfruttamento distruttivo e senza scrupoli della natura da parte dell’uomo, fino a mettere in pericolo la stessa sopravvivenza della specie umana. «Ora che abbiamo il potere di controllare e persino danneggiare la natura, continuiamo a usarla come se fossimo cacciatori e raccoglitori di 20.000 anni fa, con la tecnologia del XXI secolo», ha dichiarato a sua volta il direttore generale di WWF, l’italiano Marco Lambertini, citato dalla CNN.

L’intera umanità infatti dipende dalla natura e dalle sue risorse, che del resto non sono interminabili. La natura, così ricorda il rapporto, ha una «incalcolabile importanza per tanti aspetti della nostra vita, compresa la nostra salute e il benessere, l’approvvigionamento alimentare, la ricchezza e la sicurezza».

Secondo le stime degli esperti dell’IUCN (International Union for the Conservation of Nature), tra 50.000 e 70.000 piante medicinali e aromatiche vengono ad esempio usate industrialmente, rivela il rapporto del WWF. Inoltre, almeno il 70% dei nuovi farmaci a piccola molecola introdotti negli ultimi 25 anni derivano o sono stati ispirati da una fonte naturale, continua il documento.


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La «Grande Accelerazione»

Secondo il rapporto, il globo è entrato pienamente in ciò che viene chiamata «l’era geologica dell’antropocene» e l’umanità sta vivendo la «Grande accelerazione», «un evento unico» nella storia del pianeta, che ha visto crescere la popolazione mondiale  dal 1800 ad oggi di sette volte, superando quota 7,6 miliardi di persone, e l’economia globale di 30 volte.

Anche se questo ha portato dei benefici – l’aspettativa di vita media globale ha superato la soglia dei 70 anni e malattie come il vaiolo sono state sradicate –, il prezzo da pagare è stato ed è molto alto. «Il nostro impatto ha raggiunto ora una scala in cui interferisce profondamente con l’atmosfera terrestre, le calotte glaciali, l’oceano, le foreste, la terra e la biodiversità», così scrivono gli autori. In solo mezzo secolo, si è perso quasi un quinto della foresta amazzonica, chiamata «i polmoni del pianeta».

Mentre nel corso degli ultimi 50 anni l’impronta ecologica dell’umanità – un indicatore che permette di misurare il consumo delle risorse naturali della Terra – è aumentata del 190% circa, in particolare il fenomeno della deforestazione ha contribuito alla perdita di biodiversità.

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