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Ho scelto di scovare e gustare la mia porzione di felicità

RAGAZZA, SORRISO, CIELO
Shutterstock
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Vale la pena mollare la presa sulla nostra mania di controllo e confidare in Chi ha promesso: “Perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”

Forse quando hai deciso di intraprendere quel progetto “tanto per” e si è trasformato in qualcosa di grande, magari non per gli effetti concreti che ha generato, ma perché ti rende felice. Forse quando hai pagato il tuo primo affitto di casa da solo, ci hai sistemato quella pianta, quella fotografia e di colpo ti sei sentito a casa, con la tua persona o da solo, felice. Forse quando hai risposto a quell’amico che ogni tanto non ti è troppo simpatico, ma hai saputo dargli una parola di conforto, e il bello è che potenzialmente potrebbe essere una parola generatrice di altre intuizioni nella sua vita. Allora l’altro giorno, tra un discorso ed un altro, tra il casino quotidiano della metropolitana e il desiderio di volersi godere a pieno quel dialogo con il proprio fratello e di farne tesoro, è uscita fuori questa parola, forse inventata, forse no, forse l’abbiamo presa da qualcuno o forse no, “darsi in affitto”. Un concetto tutto positivo.

SMILE
Photo by Nathan Dumlao on Unsplash

Un concetto semplice, ma complesso e a volte sconosciuto. Significa concedersi la felicità della nostra vita. Non la felicità che vorremmo nella nostra vita, ma quella che è dentro la nostra vita. Qualsiasi cosa ci accada, qualsiasi cosa ci si presenti di fronte, qualsiasi persona conosciamo, a qualsiasi evento assistiamo, diamoci la possibilità di essere felici. Lasciamo aperta quella porticina dell’intuito che ci implora di provarci, di non buttarci giù e di concederci. Di darci. Precisamente di darci in affitto. L’affitto ci pone in una posizione comoda, direi. Certo, non ha nulla di permanente, di sicuro. Ma ti permette di godere di una casa, di abbellirla con quello che puoi, di viverci dentro emozioni, situazioni, sentimenti e di lasciarla un giorno, se e quando vorrai.

Un godimento temporaneo ma solido. Se ci pensiamo un attimo è proprio come la nostra vita, temporanea, perché finisce, ma solida, perché se crediamo, ci porta alla Vita Eterna, la felicità eterna, se non crediamo sarà solida perché ha avuto un impatto di felicità sulla nostra esistenza e forse anche su quella di qualcun altro. Significa vivere la vita con la consapevolezza che la tua felicità la devi perseguire nel tuo profondo, non la puoi comprare per sempre o prenderci un mutuo. Esercitandoti giorno per giorno, ma che dico, attimo per attimo, scopri che ti concedi alla tua realtà ma non ne rimani schiacciato e oppresso, sei libero di essere felice, sei in affitto. Diamo in affitto la nostra felicità a noi stessi e la nostra vita diventerà lo specchio delle nostre aspettative. Dobbiamo però renderci conto che da quel momento in poi non potremo più trovare scuse al di fuori, ma solo dentro di noi. E allora le aspettative che ho sulla mia vita sono quelle che io stesso proverò a colmare, non la casa, il fidanzato, la sorella o la migliore amica.

Gli obiettivi che mi pongo sono io che devo provare a raggiungerli, non la società, la crisi finanziaria, i soldi che non ci sono o il governo che non va. Se scelgo di amare una persona, sono io che dovrò provare a leggere i desideri del suo cuore e non aspettarmi sempre di essere capito al primo sguardo. Darsi in affitto è l’esercizio quotidiano alla felicità. In fondo quando diceva “questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”, non intendeva dire che dobbiamo lamentarci di quello che abbiamo e troveremo la gioia. Se siamo destinati alla felicità proviamo a vivere come se fosse un nostro diritto e forse la troveremo davvero.


“Beato chi non ha nulla da rimproverarsi 
e chi non ha perduto la sua speranza. […]
Chi accumula a forza di privazioni accumula per altri,
con i suoi beni faran festa gli estranei.
Chi è cattivo con se stesso con chi si mostrerà buono?
Non sa godere delle sue ricchezze.

Nessuno è peggiore di chi tormenta se stesso;
questa è la ricompensa della sua malizia.

Se fa il bene, lo fa per distrazione;
ma alla fine mostrerà la sua malizia.

È malvagio l’uomo dall’occhio invidioso;
volge altrove lo sguardo e disprezza la vita altrui.

L’occhio dell’avaro non si accontenta di una parte,
l’insana cupidigia inaridisce l’anima sua.

Un occhio cattivo è invidioso anche del pane
e sulla sua tavola esso manca.

Figlio, per quanto ti è possibile, trattati bene. […]
Non privarti di un giorno felice;
non ti sfugga alcuna parte di un buon desiderio.”

Sir 14, 2. 4-11. 14.  

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