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Caro papà che assisterai al parto, c’è una cosa che devi sapere…

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… Sei fortunato! Perché né tuo nonno e forse nemmeno tuo padre hanno avuto la possibilità di accarezzare la schiena della propria donna in travaglio sussurrandole all’orecchio “Amore, sei incredibile, stiamo per incontrare il nostro bambino. Grazie.”

Per tuo nonno le parole “assistere” e “parto” avrebbero avuto senso insieme solo se era un dottore. Altrimenti avrebbe aspettato, più o meno pazientemente, magari lavorando nel campo o seduto nel suo studio a fumare la pipa, che la levatrice di paese o la suocera gli presentassero suo figlio, pulito e lavato, per un breve momento. “Un bel maschio! Per fortuna!” avrebbe pensato il nonno neanche troppo a bassa voce, che qui gli aratri vanno tirati o il buon nome di famiglia tramandato. Per i mesi successivi il bambino sarebbe stato una presenza quasi astratta per tuo nonno; sarebbe appartenuto al regno delle donne fino a che non fosse stato in grado di interagire. O se non altro stare in piedi da solo. Almeno finché si fosse stati ragionevolmente sicuri che sopravvivesse più di tre anni.

Per tuo padre il parto sarà stato un evento un poco meno astratto; lui ha accompagnato la moglie in ospedale. Ma il parto, quello è stato probabilmente altrettanto lontano. Qualche sigaretta fuori dalla sala parto e il tintinnare di due gettoni fatti rimbalzare nervosamente nella tasca, nell’attesa di telefonare ai nonni appena tutto fosse finito e di poter dire l’unica cosa che veramente contava: “Mamma e bambino stanno bene”. L’uomo della generazione di tuo padre avrà incontrato suo figlio, pulito e ben vestito, poco dopo il parto e sarà tornato ogni giorno a vederlo da dietro il vetro della nursery, rigorosamente negli orari di visita. Lo avrà poi riportato a casa, diversi giorni dopo, appoggiando la borsa sul pavimento attento a non rompere il biberon ricevuto in dotazione dall’ospedale. Forse ogni tanto, diversamente da suo padre, quel bambino lo avrà anche preso in braccio, magari persino nutrito (uno dei pochi guadagni della fornitura di biberon istituzionali è stato fare spazio ai papà). Era l’epoca in cui si iniziavano ad usare i pannolini usa e getta, ma quelli lui non li avrebbe toccati. Roba da donne, come quasi tutto il resto intorno al neonato.

Tu, caro papà millennial, sei il primo. Un pioniere. Un alieno. Un esploratore. Un conquistatore. Un inventore.

Né a tuo padre né a tuo nonno è stato richiesto (anzi concesso) di partecipare a un corso pre-parto (non fare quella faccia, sei più fortunato tu!). Né a tuo padre né a tuo nonno è stato richiesto (anzi concesso) di essere presenti alla nascita del loro bambino. Di vedere la donna che amavano in quello stato così animale, potente e radicale che è il travaglio. Se per caso hanno potuto spiare dalla porta socchiusa, hanno comunque potuto vedere solo una scena purificata e falsata: gambe alzate, urla strazianti. Rassicurati dalla voce seria del dottore che rimbalzava sopra al camice bianco. Nessuno di loro si è sporcato le mani tagliando il cordone, nessuno di loro è rimasto impressionato dalla dimensione della placenta. Nessuna generazione di uomini, prima di te, ha visto suo figlio tenere il fiato, la bocca ancora dentro la mamma e il naso già fuori, in attesa di un’ultima spinta. A parte l’uomo delle caverne, che però lo faceva in modo molto letterale e il parto comunque se lo perdeva, nessun uomo prima di te ha avuto il potere e l’occasione di tenere lontane le tigri dai denti a sciabola e fare davvero la differenza, biochimica e fisiologica, alla nascita del proprio bambino.

Né a tuo padre né a tuo nonno è stato richiesto (anzi concesso) di accarezzare la schiena della propria donna in travaglio sussurrandole all’orecchio “Amore, sei incredibile, stiamo per incontrare il nostro bambino. Grazie.”

Goditelo

 

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