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Come si può conciliare l’ipotesi di vita extraterrestre con la fede?

UFO

Elena Schweitzer | Shutterstock

Giovanni Marcotullio - pubblicato il 07/11/18

Alieni “umani, troppo umani” – umani alienati

Anche i presunti scatti rubati nella famigerata “Area 51” ci mostrano figure sfacciatamente antropomorfe, solitamente marcate da macrocrania e da sintomi che la nostra medicina riconduce alla Sindrome di Pfeiffer (ad esempio gli occhi grandi). Insomma, volendo fare gli avvocati del diavolo e brandire una volta tanto la teoria evoluzionistica contro certi fantasiosi “scienziati”: perché gli “alieni” avrebbero il torace dei mammiferi? Perché sarebbero tetrapodi, e per di più bipedi? Perché avrebbero un endoscheletro laddove già sul pianeta terra gli individui viventi con un esoscheletro si stimano in numero enormemente maggiore rispetto agli altri? Insomma, anche volendo variare sul tema dell’extraterrestre, gli spunti sarebbero innumerevoli: ci sono i cefalopodi, gli invertebrati…




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Si obietterà che la sola forma di vita autocosciente nota sul pianeta Terra è quella umana, e che dunque quando l’uomo immagina una vita analoga sarà portato a immaginarla conforme a sé. Ma questo suona molto come il racconto biblico di Adamo che sfoglia davanti a Dio il grande catalogo della creazione e pur trovandolo bello e interessante non vi trova ciò che inconsapevolmente cerca.

Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile».
Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.
Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile.
Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto.
Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.
Allora l’uomo disse: è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta».

Gen 2, 18-23

Verrebbe da dire che – con buona bace di Feuerbach – l’umanità impedita dalla morte di Dio a creare la divinità a propria immagine e somiglianza si sia data a plasmarsi ostinatamente (e perfino “contra spem” obietterà qualcuno) nelle forme di vita extraterrestri. Questo spiega il noto paradosso per cui un cristallo di ghiaccio su Marte è vita mentre una morula nel ventre materno non lo è – o, declinando “a destra”, perché un povero va sostenuto “a casa sua” mentre va respinto se è così determinato a star meglio da affrontare un viaggio terrificante. Insomma sono le nevrosi di tutti gli uomini “credenti” – c’è chi crede di credere e chi crede di non credere: quelli che credono e basta vengono guariti dalle nevrosi in virtù della Fede.

Esiste davvero un dio inumano che è solo l’ombra deforme e mostruosa dell’uomo, ma né quanti lo affermano diventano per ciò credenti né quanti lo negano diventano perciò atei. Basti considerare la fede tenace con cui guardano un sasso che rimbalza sul sistema solare quasi fosse uno stagno e dicono di aver visto una sonda aliena (che, purtroppo per noi, non sarebbe più funzionante…).




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Tutto ciò muove un comprensibile scetticismo teologico (che sfiora un non condivisibile sarcasmo): «Non è bene che l’uomo sia solo» è una frase vera come possono esserlo gli oracoli divini, e chi professa di aver riconosciuto il Dio che si rivela non può sorridere del fatto che tanti suoi simili, forse senza colpa, non possano neppure dare un nome al malessere che li pervade.

Ci sono i giornali, più o meno blasonati, che vivono di clic. Ci sono gli scienziati, più o meno razionali, che vivono di pubblicazioni. E poi ci sono gli uomini, più o meno infelici, che vivono schiacciati dalla paura di morire soli. Ma se nel cielo non riescono a scorgere un Padre, tuttavia non si rassegnano a non trovarvi almeno dei fratelli (che poi sarebbero ulteriori indizi dell’esistenza del Padre).

Chissà se esistono gli alieni: di sicuro il mondo è pieno di alienati, e dovremmo cercare di riportarli fra noi. Con un poco di empatia e di tenerezza, tanto per cominciare.

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teologiavita extraterrestre
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