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Lucandrea Massaro - pubblicato il 06/11/18

La strage di copti in Egitto: proseguire con le celebrazioni

Nonostante il folle e odioso attacco subito la comunità dei cristiani d’Egitto il 2 novembre scorso, non si arrendono. Lo riferisce l’Agenzia Fides:

Dopo l’ennesima strage di pellegrini cristiani massacrati dal terrorismo jihadista, i copti non chiuderanno le chiese e non daranno seguito agli appelli di chi invita a sospendere le ordinarie attività liturgiche e pastorali nel mese di novembre come segno di lutto e di denuncia delle violenze subire. E questo proprio perché la Chiesa è chiamata a celebrare i propri martiri come vincitori, se intende davvero non rinnegare la missione apostolica a cui è stata chiamata. Lo riferiscono i media egiziani, citando le fonti ufficiali del Patriarcato copto ortodosso. Dopo la strage di sette pellegrini copri, uccisi da un commando di terroristi jihadisti mentre tornavano da una visita al monastero di Anba Samuel, nel governatorato di Minya, alcune sigle militanti del mondo copto cristiano avevano lanciato sui social media una campagna per chiedere di sospendere le celebrazioni liturgiche di novembre. Fonti del Patriarcato copto ortodosso, nelle risposte rilanciate sui media egiziani come CoptsToday, hanno sottolineato che secondo la fede cristiana, i martiri uccisi in odium fidei e accolti in Paradiso dal Signore vanno celebrati con affetto e gratitudine. Per questo la Chiesa continuerà a pregare e a celebrare nella liturgia i misteri della fede, facendo anche memoria dei nuovi martiri, proprio per rimanere fedele alla propria missione.

Nell’Angelus di Domenica il Papa si era rivolto ai fratelli copti, addolorato per quella tragica violenza: «Prego per le vittime, pellegrini uccisi per il solo fatto di essere cristiani, e chiedo a Maria Santissima di consolare le famiglie e l’intera comunità».

Le belle parole di Papa Francesco contro l’antisemitismo

Il Papa ha incontrato una delegazione di rabbini del Caucaso del World Congress of Mountain Jews. Per Francesco è essenziale tenere viva la memoria, difendere la libertà religiosa da pretese totalitariste, bandire l’antisemitismo dalla comunità umana: un invito che ha una grande importanza dopo i drammatici fatti di Pittsburgh di pochi giorni fa.   ‘ L’odio contro quelli che Giovanni Paolo II chiamava con affetto “I nostri fratelli maggiori”, è sempre più presente e violento e va contrastato in nome dell’amore.

Pensando alla Shoa, vorrei commemorare ancora due tragici eventi. Lo scorso 16 ottobre ricorreva un altro drammatico settantacinquesimo: quello del rastrellamento del ghetto di Roma. E tra pochi giorni, il 9 novembre, saranno ottant’anni dalla cosiddetta “Kristallnacht”, quando vennero distrutti molti luoghi di culto ebraici, anche con l’intento di sradicare ciò che nel cuore dell’uomo e di un popolo è assolutamente inviolabile: la presenza del Creatore. Quando si è voluto sostituire il Buon Dio con l’idolatria del potere e l’ideologia dell’odio, si è arrivati alla follia di sterminare le creature. Perciò la libertà religiosa è un bene sommo da tutelare, un diritto umano fondamentale, baluardo contro le pretese totalitariste. Ancora oggi, purtroppo, atteggiamenti antisemiti sono presenti. Come più volte ho ricordato, un cristiano non può essere antisemita. Le nostre radici sono comuni. Sarebbe una contraddizione della fede e della vita. Insieme siamo invece chiamati a impegnarci perché l’antisemitismo sia bandito dalla comunità umana. Ho sempre tenuto a sottolineare l’importanza dell’amicizia tra ebrei e cattolici. Essa, fondata su una fraternità che si radica nella storia della salvezza, si concretizza nell’attenzione reciproca. Con voi vorrei rendere grazie al Datore di ogni bene per il dono della nostra amicizia, impulso e motore del dialogo tra noi. È un dialogo che in questo tempo siamo chiamati a promuovere e ad ampliare a livello interreligioso, per il bene dell’umanità (Discorso Ufficiale).

Il bimbo che spara alla nonna e poi si suicida

Un fatto drammatico, che di nuovo coinvolge la disinvoltura con cui le armi sono presenti nelle case americane e che dovrebbero farci pensare prima di introdurre anche in Italia legislazioni troppo permissive nei confronti del porto d’armi o l’idea che ci si debba difendere da soli dai ladri. Accade in Arizona dove un undicenne spara alla nonna dopo che quest’ultima (come è accaduto in milioni di case, per migliaia di anni) lo aveva invitato (e magari rimproverato) a rimettere a posto in camera sua:

Yvonne Woodard, 65 anni, sabato pomeriggio si era messa finalmente a guardare la tv con suo marito Hebert dopo aver ripetuto per la centesima volta a suo nipote, di cui aveva l’affidamento esclusivo, di rimettere a posto la sua stanza. Un rimprovero dietro l’altro, come accade in tutte le famiglie, ma nulla che potesse far prevedere reazioni clamorose. Nella mente del ragazzino, però, deve essere scattata un’impensabile scintilla di follia: trovata la pistola carica del nonno l’ha impugnata, ha raggiunto la nonna alle spalle e le ha sparato alla nuca: una scena surreale alla quale, per alcuni istanti, Hebert non riusciva a credere. Il nipote è subito fuggito, lui ha tentato di inseguirlo ma ben presto si è arreso ed è tornato a soccorrere la moglie, che era già agonizzante. Pochi istanti ancora e, lontano dai suoi occhi, il nipote si è puntato la pistola contro e ha fatto fuoco (Il Messaggero).

«Non pensare all’elefante…»

In comunicazione è nota questa frase di George Lakoff, linguista, che ai suoi studenti spesso propone un esercizio molto semplice ma invariabilmente destinato a mettere in crisi anche il più zelante di loro: qualunque cosa succeda, i ragazzi non devono pensare ad un elefante. Naturalmente, appena il professore finisce di pronunciare queste parole, il pensiero di un elefante, di solito evenienza abbastanza rara, diventa una sorta di ossessione onnipresente. Questo esercizio mentale serve a dimostrare come, posto un argomento, difficilmente – se non ci si è accorti che è un diversivo – si parlerà di altro. Sono molti problemi di questo Paese, e che media e popolazione parlino della vita sentimentale di un ministro, invece che di come risolvere i danni dell’alluvione che dal Veneto alla Sicilia hanno provocato morti e distruzione, oppure di argomenti come la persecuzione dei cristiani in Egitto (dietro casa nostra…) o le imminenti elezioni americane, o tante altre cose essenziali o comunque più importanti della vita privata di Salvini e Isoardi, è singolare o meglio ancora è rivelatore dell’incapacità dei media di avere una agenda che interessi davvero gli italiani. Noi nel nostro piccolo ci proviamo, ma occhio all’elefante…

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asia bibicristiani coptielezioni americanematteo salvinipapa francescopersecuzione cristiani
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