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Gesù ha sollevato stupito il sopracciglio di fronte a quello scriba?

JESUS,PHARISEES

Public Domain

Russell E. Saltzman - pubblicato il 05/11/18

Dopo tutto, stava gettando l'ombra della Croce su Nostro Signore, che lo sapesse o meno...

Gesù ha detto a uno scriba, forse con un po’ di stupore, “Non sei lontano dal Regno di Dio”.

Perché? Voglio dire, Gesù non ha mai detto niente di carino sugli scribi! Ha detto molto altro, ma mai qualcosa del genere, casomai l’opposto.

Nella settimana che chiamiamo Santa, San Marco ritrae Gesù in una serie di confronti con i farisei, i sadducei, gli erodiani (collaboratori di Erode, il re fantoccio romano), i capi dei sacerdoti e i cambiavalute, e con i “dottori della legge”, gli scribi.

In quella settimana c’è stata tutta una serie di incontri al Tempio. Gesù lasciava Betania al mattino ed entrava nel recinto del Tempio per insegnare, tornando poi ogni sera a Betania, a tre chilometri di distanza. Lì era più al sicuro. L’unica notte in cui è rimasto a Gerusalemme è quella in cui è stato tradito.

Uno degli incontri è stato con i sadducei, per i quali la risurrezione non esisteva e che si sono presentati con la storia dell’ipotetica povera donna che aveva sposato sette fratelli per vederli morire uno dopo l’altro. Nel matrimonio levitico, la vedova passava di fratello in fratello fino al più giovane.

Chiedono quindi a Gesù: “Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie?” Avete mai pensato a Gesù irritato, stanco? Ecco, questo è il momento. Gesù dice loro che in cielo non c’è matrimonio, e anche che non conoscevano la Scrittura e il potere di Dio. “Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi”.

Uno dei dottori della legge, uno scriba (originariamente chiamato soferim, letteralmente “gente che sa scrivere”), si interessa al dibattito tra Gesù e i sadducei. Stava origliando, il che vuol dire che lo scambio era fatto a voce abbastanza alta perché potesse sentirlo.

Questo scriba si complimenta con Gesù per averli messi a tacere, sentendo quanto avesse risposto bene alla loro domanda.

Non dovrebbe sorprendere. I soferim erano più vicini ai farisei – che credevano nella resurrezione -, che ai sadducei – che non ci credevano -.

Gli scribi erano influenti perché istruiti nella cosa che identificava Israele in quanto tale: la Legge e il suo Dio. La Legge con le sue benedizioni e le sue esigenze; la Legge nel modo in cui definiva Israele; la Legge che proteggeva gli ebrei anche in esilio. Nel mondo antico non c’era nulla come la legge ebraica, e non c’era popolo come gli ebrei con la loro Legge. Dio gliel’aveva data e li aveva posti come “luce delle nazioni”.

Il nostro scriba chiede: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”

La Legge è pratica, e la direzione che indica è l’unico Dio e il prossimo.

“’Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza’. Il secondo è questo: ‘Amerai il tuo prossimo come te stesso’. Non c’è altro comandamento più grande di questi”, dice Gesù.

Lo scriba non sta a cavillare, offrendo invece una conclusione sorprendente: amare Dio come unico Dio e il prossimo che Dio ci ha donato “vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”.

Sapeva ciò che stava dicendo? Lo scriba – descritto da Gesù stesso come non lontano dal Regno di Dio – ha sovvertito tutto il sistema sacrificale del Tempio: gli animali uccisi e il sangue zampillante mescolato al rumore dei loro versi, alle grida mentre morivano, al fumo della carne che bruciava sugli altari e riempiva il recinto con il suo terribile odore mescolato a quello degli escrementi… e tutto ciò veniva svolto ogni giorno, ogni ora, per peccati, ringraziamenti e purificazioni, ripetutamente, instancabilmente, senza sosta.

Lo scriba è rimasto scioccato? Siamo di fronte alla logica di uno studioso esperto che raggiunge una conclusione ineludibile. Se non ha stupito se stesso, scommetto che Gesù abbia sollevato un sopracciglio rimanendo piuttosto sorpreso.

È l’ombra della croce che cala su Gesù. Se lo scriba aveva ragione e tutti i sacrifici e gli olocausti messi insieme non possono battere il semplice comandamento di amare Dio e il prossimo, c’è ancora la questione dell’espiazione. Qualcosa – qualcuno – verrà convocato per espiare una volta per tutte il nostro mondo invaso dal peccato.

Lo scriba l’ha forse capito dopo, ascoltando i resoconti della crocifissione e della resurrezione. Dopo tutto, non era lontano dal Regno di Dio.

Cristo, si legge nella Lettera agli Ebrei, è giunto come sommo sacerdote “non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna”.

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