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Vite e storie di gente che già sulla terra guarda al Cielo, ecco le nostre proposte della settimana

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Sono giorni di festa in cui possiamo concentrare lo sguardo sui Santi e poi sostare pregando sulle tombe dei nostri defunti. Durante l’omelia di ieri, il parroco che celebrava la messa a cui ero presente ci ha ricordato che la vita sulla terra, per essere illuminata per bene, deve essere guardata dalla prospettiva del Cielo, cioé della città eterna.

Tra le proposte di questa settimana c’è anche una nuova edizione dell’Inferno di Dante; anche se studiare questi autori dal nome altisonante viene scambiato per erudizione, si tratta in realtà di un esercizio di comprensione innamorata della realtà. Proprio Dante scrisse un poema così impegnativo per educare se stesso, e chi gli sarebbe stato amico nella lettura, a capire che solo l’eterno sa valorizzare l’umano e il terreno: andare nell’aldilà aveva per lui il senso di dover poi tornare sulla terra, alla sua quotidianità, con gli occhi puliti dalla polvere dei suoi rancori e peccati; ascoltare le anime dei morti è indagare, insieme a chi ha vissuto la vita fino in fondo, per cosa valga la pena vivere.

Questo sguardo un po’ strabico, che osserva la terra ma fissa il cielo, è possibile non solo grazie ad avventure miracolose. Vi proponiamo storie di persone intensamente impegnate nella realtà, e con tutte le sue sfumature semplici e poco edulcorate, che hanno avuto o hanno la caparbietà di continuare a tenere stretta la mano di Dio, cioè a fissare la speranza in alto, pur sprofondando in basso nel loro impegno quotidiano. Buona lettura!

 

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