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Ecco le tradizioni più famose in Italia nel giorno della festa dei defunti

Cimitero di Waverley, Sydney, Australia. Realizzato nel 1859, è il più antico cimitero della Città. Riflette lo stile dei grandi giardini, copiando il design del movimento "gardenesque" dell'epoca. Contiene più di 50mila siti di sepoltura, alcuni riservati ad australiani illustri, tra cui la famiglia Albert (responsabile del Boomerang Mansion, situato anch'esso a Sydney), l'attore di vaudeville "Queenie" Paul e decine di altri. Foto: Idealink Photography | Alamy

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 01/11/18

La mappa della tradizioni regione per regione. Dai dolci ai riti, così viene ricordata questa giornata

Ecco le tradizioni più note in tutta Italia nel giorno della commemorazione dei defunti. Ma prima scopriamo tre curiosità su questa ricorrenza che ha il sapore di un evento festoso più che di una cerimonia triste.

1) Chi ha scelto la data?

L’abitudine di pregare per i defunti è antica come la Chiesa, ma la festa liturgica risale al 2 novembre 998, quando venne istituita da Sant’Odilone, monaco benedettino e quinto abate di Cluny, nel sud della Francia (Aleteia, 29 ottobre 2010).

Odilone era molto devoto delle anime del Purgatorio, al punto che tutte le sue preghiere, sofferenze, penitenze, mortificazioni e messe venivano applicate per la loro liberazione dal purgatorio. Si dice che uno dei suoi confratelli, di ritorno dalla Terra Santa, gli raccontò di essere stato scaraventato da una tempesta sulla costa della Sicilia; lì incontrò un eremita, il quale gli raccontò che spesso aveva udito le grida e le voci dolenti delle anime purganti provenienti da una grotta insieme a quelle dei demoni che gridavano contro lui, l’abate Odilone.

Costui, all’udire queste parole, ordinò a tutti i monaci del suo Ordine cluniacense di fissare il 2 Novembre come giorno solenne per la commemorazione dei defunti. Da allora, quindi, ogni anno la “festa” dei morti viene celebrata in questo giorno (Famiglia Cristiana, 2 novembre).




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2) Perchè il giorno dopo la festa dei santi?

La Chiesa ha scelto in maniera ponderata e non casuale di festeggiare la commemorazione dei defunti morti il giorno dopo la festa di Ognissanti.

Nella professione di fede del cristiano noi affermiamo: «Credo nella santa Chiesa cattolica, nella comunione dei Santi». Per “comunione dei santi” la Chiesa intende l’insieme e la vita d’assieme di tutti i credenti in Cristo, sia quelli che operano ancora sulla terra sia quelli che vivono nell’altra vita in Paradiso ed in Purgatorio. In questa vita d’assieme la Chiesa vede e vuole il fluire della grazia, lo scambio dell’aiuto reciproco, l’unità della fede, la realizzazione dell’amore».

Dalla comunione dei santi, scrive ancora Famiglia Cristiana, nasce l’interscambio di aiuto reciproco tra i credenti in cammino sulla terra i credenti viventi nell’aldilà, sia nel Purgatorio che nel Paradiso. La Chiesa, inoltre, in nome della stessa figliolanzadi Dio e, quindi, fratellanza in Gesù Cristo, favorisce questi rapporti e stabilisce anche dei momenti forti durante l’anno liturgico e nei riti religiosi quotidiani.




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3) Quale è il significato?

La Chiesa è stata sempre particolarmente fedele al ricordo dei defunti. La speranza cristiana trova fondamento nella Bibbia, nella invincibile bontà e misericordia di Dio. «Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!», esclama Giobbe nel mezzo della sua tormentata vicenda.

Non è dunque la dissoluzione nella polvere il destino finale dell’uomo, bensì, attraversata la tenebra della morte, la visione di Dio. Il tema è ripreso con potenza espressiva dall’apostolo Paolo che colloca la morte-resurrezione di Gesù in una successione non disgiungibile.

I discepoli sono chiamati alla medesima esperienza, anzi tutta la loro esistenza reca le stigmate del mistero pasquale, è guidata dallo Spirito del Risorto. Per questo i fedeli pregano per i loro cari defunti e confidano nella loro intercessione. Nutrono infine la speranza di raggiungerli in cielo per unirsi gli eletti nella lode della gloria di Dio.




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Cimitero di Hollywood, Richmond, Virginia. Non è situato ad Hollywood, ma non per questo non merita di essere famoso. Qui riposano due presidenti degli Stati Uniti (James Monroe e John Tyler), così come Jefferson Davis, l'unico presidente della Confederazione. C'è anche una famosa leggenda di un vampiro che si dice si aggiri nel mausoleo di un tale di nome W.W.Pool. Ma che vogliate visitarlo per la sua storia, o per delle leggende sinistre, è uno dei cimiteri più belli degli States e vale la pena vederlo. Foto: Atomazul | Shutterstock

Le tradizioni in Italia

Ci sono tradizioni da rispettare in maniera ferrea nel giorno dei defunti.

In Valle d’Aosta, in in cui vengono preparate delle pietanze in più da lasciare sui davanzali per i morti, che in caso contrario alzano un vento che fa circondare la casa di un gran rumore, chiamato “tzarivari”.

In Piemonte, si era soliti lasciare per la cena un posto in più a tavola riservato ai defunti tornati a visitare la casa. In Val d’Ossola, dopo la cena, tutte le famiglie si recavano al cimitero, lasciando ai morti la possibilità di ristorarsi in pace nelle case vuote. Il rientro dei vivi veniva annunciato dal suono delle campane affinché i defunti potessero ritirarsi prima del loro arrivo.

In Lombardia, a Bormio (Sondrio), la notte del 2 novembre è d’uso mettere sul davanzale, per le anime dei morti, una zucca scavata e piena di vino mentre in casa si imbandiva la tavola per la cena. Nella zona di Vigevano e in Lomellina vi è invece l’usanza di lasciare in cucina un secchio d’acqua fresca, una zucca piena di vino e nel camino il fuoco acceso, con le sedie lasciate attorno al focolare. Sulle tavole milanesi non è inusuale trovare quello che viene chiamato “il pan dei morti”, preparato sostanzialmente con biscotti tritati, amaretti, mandorle, cannella e noce moscata. Vengono fuori una specie di “biscottoni” che ricordano in parte gli amaretti natalizi.

In Trentino le campane suonano per richiamare le anime. Dentro casa viene lasciata una tavola apparecchiata e il focolare acceso per i defunti. Lo stesso capita in Piemonte e in Val d’Aosta.

In Friuli, è diffusa la credenza nelle processioni notturne dei morti verso certi santuari così come nella loro scomparsa alle prime luci dell’alba, troviamo la tradizione di intagliare le zucche in forma di teschio, così come non dissimile dalle tradizioni di altri luoghi è l’abitudine dei contadini friulani di lasciare per i defunti la sera di Ognissanti un lume acceso, un secchio d’acqua e un po’ di pane sulla tavola

In Emilia Romagna invece il cibo da lasciare ai defunti viene scambiato di casa in casa, e se ne lascia anche ai poveri che vengono a bussare alle porte delle varie abitazioni (“la carità di murt”, la carità dei morti).

In Liguria , vengono preparati i bacilli (fave secche) e i balletti (castagne bollite). Tanti anni fa, la notte del 1 novembre, i bambini si recavano di casa in casa, come ad Halloween , per ricevere il “ben dei morti “, ovvero fave, castagne e fichi secchi. Dopo aver detto le preghiere, i nonni raccontavano loro storie e leggende paurose.

In Toscana, nel senese, con origine da Montepulciano, i biscotti detti “Ossa di morto” sono dolci rotondi, di consistenza friabile, impastati con le mandorle tritate.

In Umbria si preparano gli stinchetti dei morti, dolci a forma di fave.

In Abruzzo, oltre al tavolo da pranzo apparecchiato, si lasciano tanti lumini accesi alla finestra quante sono le anime care. Ma era anche tradizione scavare e intagliare le zucche e inserire una candela all’interno e usarle come lanterne, proprio come ad Halloween (Focus Junior, 2 novembre).

In Molise ed andiamo a Carovilli (Isernia), dove la sera di Ognissanti ha luogo la festa della “Mort cazzuta” in occasione della quale viene organizzato ‘R’cummit’ (il convito), una cena particolare il cui piatto principale sono le “Sagne e jierv”, cioè delle lasagnette preparate con farina e acqua, condite con della verza a cui la prima gelata dell’anno abbia conferito particolare tenerezza, e insaporite con pancetta di maiale. Al termine della cena, condivisa con parenti e amici, un piatto della pietanza viene messo sul davanzale di una finestra, affinché i parenti defunti possano cibarsene durante quella notte in cui tornano a visitare la casa. Accanto al piatto viene posta una zucca svuotata e intagliata con all’interno una candela accesa, la cui espressione può essere sorridente, piangente, spaventosa o beffarda rispecchiando la visione personale che l’intagliatore ha della morte (famedisud.it).

A Roma la tradizione voleva che, il giorno dei morti, si tenesse compagnia ad un defunto consumando un pasto vicino alla sua tomba.

A Napoli si prepara invece un torrone speciale chiamato comunemente in terra partenopea “o morticiello”, glassato di cioccolato che può essere gianduia o aromatizzato al caffé a seconda dei gusti.

In Puglia con il “grano dei morti” e i “Sasanelli”, biscotti tipici di Gravina, la commemorazione si fonde con la gastronomia tipica.

In molte località della Calabria, ad esempio, oltre a lasciare la tavola apparecchiata per i cari defunti nella notte tra il 1 e il 2 novembre, si usava lasciare anche un mazzo di carte nel caso di familiari di sesso maschile. Mentre nel Vibonese e nel Catanzarese non era raro trovare persino delle lanterne ricavate dalle zucche intagliate (“coccalu d’u mortu”) proprio come nella festa di Halloween dei Paesi anglosassoni. Nella zona di Cosenza, invece, la celebrazione era più solenne e prevedeva la partecipazione ad una processione durante la quale veniva recitato il rosario, e poi alla Santa Messa, al ritorno dalla quale si concludeva la commemorazione con cibo e bevande per tutti. Sul fronte dolciario, i biscotti tipici del 2 novembre in Calabria si chiamano “Dita degli apostoli” (turismo.it).

Anche in Sicilia i dolci del 2 novembre sono un appuntamento assolutamente tipico, a Palermo vengono preparati i “Frutti di Martorana”, a Catania degli speciali biscotti chiamati I “Vincenzi” e a Messina le “Piparelle”, che vanno a loro volta inzuppate nei liquori preparati in casa. Poi ci sono i dolci di forma umana che, nella versione più antica, riproducono i personaggi del Teatro dei Pupi, sebbene non manchino altri personaggi del mondo infantile: si chiamano “pupaccene” o “pupi ri zuccaru” alludendo alla materia prima con cui sono modellati.

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