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La differenza tra prova e tentazione

MAN,STRUGGLING,PRAYER

Christopher Lemercier | CC0

Canção Nova - pubblicato il 31/10/18

E come superarle...

di Danilo Gesualdo

Si finisce sempre per fare una gran confusione tra le difficoltà che si stanno affrontando, chiedendosi se si tratti di prove o tentazioni. Dietro di queste, c’è in fondo il dubbio relativo al fatto che ciò che si vive sia qualcosa che viene da Dio o dal maligno. La verità è che quando parliamo di prova e tentazione dobbiamo capire che esistono differenze tra le due e conseguenze diverse quanto al frutto generato in noi.

Perché i frutti possono essere diversi?

Perché le “fonti” da cui derivano sono diverse. La Parola di Dio e il Magistero della Chiesa ci aiutano a comprendere cos’è ciascuna di quelle realtà e come viverle. Nella Lettera di San Giacomo troviamo una chiara distinzione e spiegazione di quello che è ciascuna e delle sue conseguenze:

“Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla” (Giacomo 1, 2-4). “Beato l’uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano” (Giacomo 1, 12).

Giacomo stesso ci parla della tentazione:

“Nessuno, quando è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male. Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand’è consumato, produce la morte” (Giacomo 1, 13-15).

Gesù ci ha insegnato nella preghiera del Padre Nostro una realtà sulla tentazione quando ha detto: “e non farci cadere in tentazione”.


POPE FRANCIS

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In questa richiesta di Gesù c’è un rifiuto della tentazione, un avvertimento del fatto che c’è un pericolo, e subito dopo viene un’altra supplica, in cui c’è un legame con la richiesta precedente di “non far cadere in tentazione”: “ma liberaci dal male”. In base a tutto questo, possiamo dire che ci sono grande differenze tra tentazione e prova, per la loro origine e i frutti che producono.

La tentazione ha sempre come origine il demonio, la nostra carne o il mondo. Ha l’obiettivo di portarci a peccare, e facendoci peccare produce in noi la rottura del nostro rapporto con Dio, il nostro allontanarci da Lui, generando in noi la morte.

La Parola di Dio è però chiara quanto al cammino che la tentazione fa dentro di noi. Perché questo diventi davvero un peccato, la persona, quando prova desiderio per il peccato, oltre a sentire deve acconsentire, ovvero lasciare che quella tentazione prenda il sopravvento, perché sorga l’atto del peccato e questo cresca, maturi e generi i frutti di morte.

Se è così, sentirsi tentati non è peccato, qualunque sia il livello di tentazione. Il peccato è quando si permette che quella tentazione cresca senza lottare contro di essa. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2847) insegna che se non si acconsente alla tentazione ma la si combatte può anche esserci utile, assicurandoci dei meriti davanti a Dio.

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