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Cristiana Capotondi: mi affascina che la Vergine Maria diventi figlia del suo figlio

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L'attrice ospite del programma Ave Maria condotto da don Marco Pozza ha raccontato l'aspetto che più la colpisce della Vergine come madre di Gesù e come donna

Cristiana Capotondi è stata ospite ieri sera della terza puntata di Ave Maria, la trasmissione di TV2000 condotta da don Marco Pozza.

«La semplicità è la sofisticazione suprema»

Una bellezza eterea, elegante, uno stile raffinato e semplice, un viso acqua e sapone, si è conquistata negli anni la stima e l’affetto del pubblico che, dalla famosa pubblicità del Maxibon passando per le serie televisive e arrivando ai successi al cinema – come attrice e regista – non smette di applaudirla. Nella sua biografia su Instagram scrive: «La semplicità è la sofisticazione suprema»:

«L’ho trovata un giorno leggendo delle pagine di Leonardo Da Vinci e ho pensato di farla mia. È un’aspirazione. Amo gli approcci semplici, vorrei raggiungerla in ogni aspetto fondante della mia vita» (Vanity Fair).

Ho avuto il piacere di incontrarla ormai tanti anni fa quando ero solo una bambina e lei una studentessa di liceo classico. Il film che aveva appena finito di girare era “Un nero per casa” di Gigi Proietti. Cristiana, durante la cena del cast nel ristorante di mia zia, tra un boccone e l’altro tirava fuori da sotto il tavolo, sotto indicazione del padre premuroso, il vocabolario di greco per ripassare in vista del compito in classe. Un particolare che mi rimase impresso, insieme al sorriso limpido e alla gentilezza.  

Intervistata da don Marco Pozza ha parlato dell’aspetto che più la colpisce della Vergine Maria, della sua infanzia“Sono sempre stata molto femminile ma dall’altro lato anche molto attratta dalle amicizie maschili. (…) era quasi necessario per me confrontarmi con il mondo maschile”, e ha affrontato anche la questione delle molestie sulle donne uscendo dal ritornello del politically correct.

Vatican Media

Che cosa ti affascina della figura di Maria?

“Essere la mamma di Gesù è tanta roba”, afferma l’attrice sorridendo, e poi confida di essere affascinata soprattutto dall’idea che Maria è figlia di suo figlio.

“Intanto essere la mamma del Cristo, come si dice in Romagna, è tanta roba. Mi affascina di Maria soprattutto l’idea che diventa figlia del suo figlio. Deve essere stata molto dolorosa la vita di Maria come mamma. Se la pensiamo come donna che aveva compreso un quadro divino deve essere stata una vita straordinaria, piena, colma di felicità però dato che era queste due cose insieme credo che abbia avuto sia un momento sia l’altro. Cioè un momento di dolore nel distacco di Gesù bambino, non Gesù neonato, ma quando Gesù da bambino si è allontanato e poi nel vedere morire il proprio figlio. Credo e spero che in quella seconda parte abbia abbracciato l’idea che fosse un disegno divino” (TV2000)

Ogni donna che accede alla femminilità come Maria ci ha indicato è benedetta

Cristiana Capotondi ha parlato poi della femminilità che la Vergine incarna, sottolinenando come ogni donna può essere benedetta se si lascia ispirare da Maria:

“Penso che la figura di Maria sia un simbolo di un certo tipo di femminilità anche in relazione con il mondo maschile se ritorniamo al fiat voluntas tua, quindi tu sei benedetta fra le donne è chiunque acceda alla femminilità così come Maria ci ha indicato è benedetta fra le donne ma non lo è lei in quanto storicamente ha portato il Cristo ma è il modo in cui ti determini donna oggi che determina il fatto che tu sia benedetta, non benedetta fra le donne” (Ibidem).

In un’altra intervista per Benessere aveva parlato del suo rapporto con la bellezza e con il corpo, “Lavoro con la mia faccia, ma non sono ossessiva. Sono convinta che sia più importante stare bene psicologicamente che esteriormente”.

Molestie sulle donne

La Capotondi sulle molestie sulle donne ha affermato chiaramente che non c’è vittoria di fronte al dolore di due vite distrutte come quella della donna vittima di violenza e dell’uomo che ha perso la sua dignità.

“Se una donna viene molestata non vince la donna su un uomo se poi questa donna riesce ad ottenere giustizia. C’è un dolore e c’è anche una vita addolorata che è quella dell’uomo che deve avere a che fare per tutta la vita con sé stesso, che è stato in grado di fare una cosa così meschina, così violenta, così riprovevole. Sono comunque due vite che provano dolore, non c’è una vittoria. E il desiderio di non mettere l’uomo all’angolo per me è stato determinante nel dire quello che ho detto (‘dentro certe battaglie bisogna stare un filino indietro perché non sempre è necessario trovare un mostro o un capro espiatorio’ ndr) perché mi piace che i generi siano in dialogo costante continuo e che non si faccia di tutta l’erba un fascio” (TV2000).

Come non essere d’accordo con questa posizione che, pur condannando nettamente la violenza sulle donne, cerca di non esaurire l’argomento solo con l’aspetto di rivalsa, ma di approcciare la delicata questione in una prospettiva più ampia, comprensiva del dramma che coinvolge e segna indelebilmente anche l’uomo.

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