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L’aria inquinata uccide ogni anno 600.000 minori

Nathan Denette/The Canadian Press via AP
TORONTO, CANANDA - DECEMBER 14, 2016: A man is silhouetted by steam from an underground grate as he makes his way through the crisp cold morning in Toronto. Much of North America is in the grip of an intense cold snap. ***** From the breath of God, ice is made/And the expanse of waters is frozen. (Job 37:10) *****
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Lunedì 29 ottobre è stato pubblicato il nuovo rapporto dell’OMS «Air pollution and child health: Prescribing clean air»

«A livello globale, il 93% di tutti i bambini vive in ambienti con livelli di inquinamento dell’aria al di sopra delle linee guida dell’OMS.» Lo sottolinea il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nella prefazione al nuovo rapporto dell’organismo delle Nazioni Unite, intitolato Air pollution and child health: Prescribing clean air.

Il documento, diffuso lunedì 29 ottobre proprio alla vigilia della prima «Conferenza globale sull’inquinamento atmosferico e la salute», che si svolge dal 30 ottobre al 1° novembre a Ginevra, in Svizzera, «riassume le più recenti conoscenze scientifiche sui legami tra esposizione all’inquinamento atmosferico e effetti nocivi sulla salute dei bambini», spiega Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Definendo l’inquinamento atmosferico «una delle maggiori minacce ambientali per la salute», il direttore dell’OMS ricorda anche il danno economico provocato dall’aria inquinata. «Da solo impone costi enormi all’economia globale, ammontati a oltre 5 trilioni di dollari di perdite complessive di benessere nel 2013», così si legge nella prefazione.

Colpisce in particolare i bambini

Per l’OMS, «l’esposizione all’inquinamento atmosferico è un’emergenza sanitaria trascurata per i bambini di tutto il mondo». Anzi è un pericolo a cui è difficile o anche impossibile a sfuggire, poiché «nessuna area è, per l’esattezza, più sicura» dell’altra.

I bambini sono infatti esposti maggiormente all’inquinamento atmosferico, sia esterno che interno. Quello esterno, causato da fonti sia antropogeniche che naturali – ad esempio le eruzioni vulcaniche, che emettono sostanze come l’anidride solforosa (SO2), o la sabbia del Sahara trasportata dal vento, che è presente nel particolato fine PM10 – è stato all’origine della morte prematura di circa 4,2 milioni di persone nel 2016, di cui quasi 300.000 bambini (286.000 per la precisione) al di sotto dei cinque anni di vita, così ricorda il rapporto.

Nelle regioni dell’Africa e del Mediterraneo orientale dell’OMS, ben il 100% dei bambini con un’età inferiore ai cinque anni è esposto a livelli di polveri ultra-sottili PM2,5 superiori ai limiti raccomandati dall’organismo ONU. Nei Paesi detti LMICs (low and middle income countries, vale a dire a reddito medio-basso) della regione OMS del Sud-est asiatico, la percentuale è sempre elevatissima, il 99%. Nei Paesi LMICs della regione delle Americhe scende di oltre dieci punti percentuali, all’87%.

Inquinamento domestico

Ma l’inquinamento interno, detto anche «domestico», non è da meno. Causato dagli impianti per il riscaldamento o per la cottura dei cibi, questo inquinamento è ritenuto responsabile della morte prematura di 3,8 milioni di persone, di cui più di 400.000 bambini minori di cinque anni.

Secondo i dati dell’OMS, tre miliardi di abitanti del pianeta dipendono tuttora da combustibili inquinanti – dal legno e dalla carbonella allo sterco animale, agli scarti dei raccolti e al cherosene – per riscaldare la propria abitazione o preparare i pasti.

Durante il processo di combustione vengono generate «miscele complesse di sostanze inquinanti, che possono interagire chimicamente». Contengono sostanze come monossido di carbonio (CO), ossido e biossido di azoto (NO e NO2), piombo (Pb), arsenico (As), inoltre idrocarburi policiclici aromatici (PAH) e particolato (PM).

Inoltre, in alloggi con una scarsa ventilazione, le emissioni di particolato fine e di altre sostanze inquinanti liberate da stufe o sistemi di cottura inadeguati possono raggiungere 100 volte il livello massimo di esposizione raccomandato dalla stessa OMS, così ricorda il rapporto.

Il fenomeno non si limita ai Paesi a basso e medio reddito, ma colpisce – per altri motivi però – anche quelli ad alto reddito o HICs (high income countries). Da uno studio danese, menzionato da Peter Strøm-Tejsen, è emerso ad esempio che nelle case danesi la stanza meno ventilata e quindi con la peggiore qualità dell’aria tende ad essere proprio la cameretta dei bambini, e questo per il mancato apporto di aria fresca.

L’autore menziona anche dati dell’associazione Sleep America, secondo cui il 43% dei bambini minori di 10 anni ha un televisore nella stanza e l’11% un computer, che, come risaputo, contribuiscono entrambi al peggioramento dei livelli di inquinamento dell’aria che si respira dentro le mura domestiche.

Vulnerabilità dei bambini

Anche se l’esposizione alle sostanze inquinanti presenti nell’aria costituisce un rischio per tutti gli abitanti del globo, colpisce i bambini «in un modo unico», avverte il rapporto dell’OMS. Risultano infatti particolarmente vulnerabili quando sono ancora nel grembo materno e durante i primi anni di vita.

Respirano ad esempio più velocemente degli adulti, cioè assorbono quindi più aria e in questo modo anche più agenti inquinanti, ricorda l’OMS. Inoltre, per motivi ovvi, i bambini, in modo particolare i più piccoli, «vivono più vicino al suolo, dove alcuni sostanze inquinanti raggiungono picchi di concentrazione».

L’OMS calcola che nel 2016 circa 543.000 decessi di bambini in età 0-5 anni e altri 52.000 decessi di bambini e adolescenti della fascia 5-15 anni erano attribuibili agli effetti congiunti dell’inquinamento esterno e interno. Quindi in totale quasi 600.000, ossia il 9% di tutti i decessi – vale a dire quasi uno su dieci – attribuiti alle conseguenze dell’aria inquinata sia dentro che fuori casa.

Inoltre, l’inquinamento sia fuori casa che tra le mura domestiche provoca più del 50% delle infezioni acute delle vie respiratorie inferiori (ALRI, da acute lower respiratory tract infection) nei bambini con un’età inferiore ai cinque anni di vita nei Paesi a basso e medio reddito o LMICs, spiega l’OMS.

Mentre a livello globale, così continua il rapporto, soltanto la prematurità uccide più bambini minori di cinque anni rispetto alle infezioni respiratorie acute, nella regione OMS dell’Africa questo tipo di infezioni è la prima causa di morte tra i bambini della fascia di età 0-5 anni.

Nel suo rapporto, l’OMS ricorda inoltre che l’esposizione al particolato fine viene associata con un basso peso alla nascita (vale a dire con un peso inferiore a 2,5 chilogrammi), mentre l’esposizione pre- e postnatale all’inquinamento atmosferico può influire negativamente sullo sviluppo neurologico e contribuire all’insorgenza di «disturbi dello spettro autistico» o ASD (da Autism Spectrum Disorders).

Bambini esposti all’aria inquinata sono anche più soggetti alla comparsa o anche al peggioramento dell’asma, ad essere colpiti da un’infezione acuta dell’orecchio medio (o otite media acuta) e a sviluppare tumori pediatrici, come la leucemia infantile e il retinoblastoma.

Occorre agire

Come sottolinea l’OMS in un comunicato stampa, la conferenza ginevrina offrirà ai partecipanti, tra cui leader mondiali, ministri della salute, dell’ambiente, sindaci, capi di organizzazioni intergovernative e scienziati l’opportunità di discutere politiche per affrontare «questa grave minaccia per la salute, la quale abbrevia la vita di circa 7 milioni di persone ogni anno».

Tra le varie azioni suggerite dall’OMS anche interventi semplici come la costruzione di scuole e parchi giochi lontani da fonti maggiori di inquinamento, come strade trafficate, fabbriche e centrali elettriche.

«I bambini sono il futuro della società. Ma sono anche i suoi membri più vulnerabili», ha ricordato Tedros Adhanom Ghebreyesus nella prefazione. «Per milioni di bambini esposti ogni giorno all’aria inquinata, c’è poco tempo da perdere e così tanto da guadagnare», ha concluso l’ex ministro della Salute di Addis Abeba.

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