Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

San Giuda Taddeo ha raccontato la lotta tra San Michele arcangelo e il demonio

JUDAS MICHEAL
Public Domain
Condividi

Il 28 ottobre la Chiesa ha ricordato l'apostolo che ha "testimoniato" lo scontro tra il Principe degli Angeli e Lucifero per strappargli il cadavere di Mosè

Il 28 ottobre la Chiesa festeggia San Giuda Taddeo che fu uno dei dodici apostoli da non confondere con l’omonimo detto Iscariota, il traditore. Il suo soprannome al contrario viene dal siriaco e significa “dal petto largo” ossia “magnanimo”. Nacque a Betlemme, coetaneo di Gesù, al quale somigliava moltissimo perché era suo consanguineo, amava mostrarsi in giro con una tavoletta appesa al collo in cui era rappresentato il Messia. Pare fosse Suo cugino carnale perché era figlio di Alfeo, fratello di San Giuseppe e di Maria di Cleofa, una delle Tre Marie presenti sotto la croce di Cristo, cugina della Vergine Maria. Nel Vangelo di Matteo (13,55) e di Marco (6,3) viene riportata un’identica frase in cui Giuda viene addirittura presentato come fratello di Gesù ma probabilmente il termine non deve intendersi in senso letterale quanto piuttosto metaforico.

Secondo Eusebio di Cesarea, poi Taddeo potrebbe essere identificato con lo sposo delle nozze di Cana. L’unico episodio evangelico in cui troviamo con certezza la figura di Taddeo è nell’Ultima Cena raccontata da Giovanni (14,22). In quell’occasione l’apostolo non riesce a trattenere una domanda e chiede: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?”. Taddeo per il troppo entusiasmo che nutre verso Gesù non riesce a concepire il motivo per cui un tale privilegio sia concesso solo a pochi. Gesù gli risponde con delle semplici parole che vengono ricordate come la lezione dell’amore mistico: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo onorerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Dopo l’Ascensione di Cristo, Giuda si mise in viaggio per portare la parola del Signore nel mondo. Evangelizzò la Mesopotamia e la Libia ed in uno di questi viaggio scrisse una breve lettera che è conservata nel Nuovo Testamento tra le Lettere Apostoliche o Universali perché non hanno un destinatario specifico. Scritta in uno stile vivace e poetico getta i suoi strali contro i fomentatori di discordia. Fu scritta probabilmente in un momento di profondo sconforto per le eresie dei Nicolaiti, dei Simoniani e dei Cerentiani che già serpeggiavano in seno alla nascente Chiesa di Cristo. Giuda punta il dito contro gli errori di questi empi ed ingrati figli fomentatori di discordie, di disordini morali e materiali e degni solo delle più profonde tenebre eterne. Nel Nuovo Testamento, l’arcangelo Michele è citato nella Lettera di Giuda (8-10) (che viene normalmente datata verso gli anni 80-90 d.C.):

“Ugualmente anche questi negatori contaminano la carne, disprezzano la sovranità, ingiuriano (gli angeli) della gloria. E invece lo stesso arcangelo Michele, quando disputava col diavolo il cadavere di Mosé, non osò pronunciare un giudizio oltraggioso, ma disse: Ti punisca il Signore. Costoro invece oltraggiano ciò che non conoscono”.

In questo passo, Michele si scontra col diavolo per strappargli il corpo di Mosé, appena deceduto: questo brano della Lettera di Giuda è l’eco di un’antica tradizione giudaica riferita da un’opera apocrifa (e quindi non appartenente alla Bibbia canonica), intitolata “Assunzione di Mosé”, a cui alludono vari Padri come per esempio Clemente Alessandrino e Origene, ma che è andata perduta. Nella Lettera di Giuda si afferma quindi che il giusto, anche nella morte, è protetto dal Signore attraverso il suo Angelo, che strappa il fedele a Satana, principe infernale. Persino in questa disputa per impadronirsi del corpo di Mosé, l’arcangelo Michele non osò proferire contro Satana un giudizio oltraggioso, preferendo lasciare a Dio il compito di giudicare.

Michele rispettava talmente la dignità angelica originaria anche del demonio che, di fronte a lui trattenne un insulto, lasciando il giudizio a Dio. i maestri dell’errore, invece, fanno l’esatto contrario: presumono di sé, giudicano la Parola di Dio, preferiscono i loro sogni alla tradizione. Michele invece non ebbe la stoltezza neppure di giudicare Satana, costoro invece arrogantemente si sostituiscono a Dio, anteponendo i giudizi personali a quelli della Tradizione apostolica. Michele invece è l’esatto contrario dell’arroganza.

Una cosa è certa, Giuda Taddeo aveva una grandissima venerazione per l’Arcangelo Principe delle schiere celesti. Fin dal XII secolo i fedeli invocano Taddeo come patrono dei casi disperati e degli affari senza rimedio. San Giuda Taddeo nella sua epistola si riferisce a una disputa che ebbe l’arcangelo San Michele con il diavolo quando questo cercò di capire il corpo di Mosè e portarlo per essere adorato come dio al posto del vero Dio per gli ebrei molto propensi all’idolatria.

L’arcangelo San Michele, invece di insultare Satana, lo avvertì dicendo: “Il Signore ti rimproveri! (Il Signore ti reprima!)”. Vuol dire, “Che Dio ti castighi e ti allontani!”. E questo comportamento umile di San Michele Arcangelo fu lo stesso che utilizzò all’inizio con la proclamazione: “Chi è come Dio?”, terminando la prova degli angeli e decidendo la netta separazione fra i santi angeli e i demoni. San Michele non si sosteneva alla sua propria forza, ma alla forza di Dio. L’orgoglio di Lucifero fu vinto con l’umiltà. Lucifero fu gettato nell’abisso dell’allontanamento da Dio. San Michele arcangelo, però, nella sua fede incrollabile, confessò la sua volontà di servire in amore: “chi è come Dio?“.

Questa domanda comportò la decisione e il compromesso in tutti i tempi e oggi, più che mai, è diretta a tutti gli uomini. Questa domanda provocherà l’unica risposta valida: Dio e solo Dio! dobbiamo vivere conformi a questa verità che San Michele e San Giuda Taddeo ci insegnano: “Basta solo Dio”, come leggiamo nella sua epistola. San Michele Arcangelo, secondo la tradizione ebraica è il combattente di Dio, il vincitore di Lucifero, patrono dei combattenti e moribondi; egli assiste i moribondi negli ultimi e più gravi attacchi infernali e li accompagna all’inizio dell’eterna Buona Avventura dove parteciperanno con i santi angeli. E il suo nome significa: “Chi (è) come Dio?”.

I devoti di San Giuda Taddeo devono poi avere grande devozione pure per gli angeli ed in modo particolare per San Michele, il principe degli eserciti celesti. “Poveri coloro – esclama San Giuda Taddeo – che maledicono tutto ciò che non comprendono e non rispettando il nome di Dio, dei santi angeli, dei santi, bestemmiano, disonorano il tempio sacro, insultano il santo Padre, il Papa, i sacerdoti e le cose sacre. Sono paragonati agli animali irrazionali. Poveri loro! Percorrono il cammino di Caino che fu maledetto perché invidioso e fratricida.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.