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Il 3% degli italiani soffre di depressione ma solo la metà si rivolge al medico

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Silvia Lucchetti - pubblicato il 29/10/18

Una recente ricerca evidenzia il rapporto tra depressione e malattie cardiovascolari

Ho letto qualche giorno fa un’intervista del cantante e youtuberFabio Rovazzi nella quale raccontava di vivere spesso lunghi momenti di depressione restando chiuso in casa senza parlare con nessuno:

“(…) Ho lunghi periodi di vuoto e depressione, in cui mi chiudo in casa e gioco a Call of Duty e non rispondo al telefono, con addosso l’estremo dramma di chi ho intorno, che pensa alla mia carriera breve, ormai finita per sempre” (TPI)

La depressione è una malattia “democratica”

La depressione, definita anche male oscuro – sia per la visione “nera” del presente e del futuro che la caratterizza che per il buio da sempre avvertito sulle sue cause – è una malattia “democratica” perché colpisce non solo i comuni mortali, ma anche numerosi personaggi dello spettacolo e dello sport che all’apparenza sono sempre felici ed immuni da qualsiasi malinconia o turbamento. J.K. Rowling, Halle Berry, Gwyneth Paltrow, Selena Gomez, Jim Carrey, Ela Weber, Gianluigi Buffon, Gianluca Pessotto, per citarne alcuni.


SERENA WILLIAMS LENA HEADEY

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I disturbi dell’umore

Tristezza ed euforia sono i due poli estremi dell’affettività, che potremmo con un po’ di fantasia immaginare come la tavolozza degli acquerelli con cui ciascuno di noi dà colore al disegno a matita della realtà esistente dentro ed intorno sé. Queste due tonalità, e le loro tante sfumature, sempre presenti in ogni persona seppure in diverso rapporto reciproco, svolgono la fondamentale funzione di adattamento all’ambiente, modulando le nostre iniziative e risposte comportamentali al variare delle situazioni di vita in cui siamo coinvolti. Quando però l’ampiezza e la durata delle oscillazioni dell’affettività verso l’uno o l’altro estremo vanno oltre quanto richiesto e necessario ai fini adattativi, si vengono a configurare condizioni di malattia che in ambito psichiatrico vengono definite disturbi dell’umore.

In Italia circa il 3 % della popolazione soffre di depressione maggiore

La più grave forma di depressione, la cosiddetta depressione maggiore, secondo un recente studio dell’OMS svolto in 21 Paesi del mondo (Corriere), riceve un trattamento adeguato soltanto nel 23% delle persone che ne soffrono nelle nazioni ad alto reddito, percentuale che si abbatte al 2% in quelle a basso tenore di vita. Per quanto riguarda l’Italia questa ricerca ha stimato che circa il 3% della popolazione soffra di depressione maggiore, ma solo la metà percepisce questa condizione come una malattia da curare. Fra i soggetti che hanno chiesto di essere aiutati solo il 43% riceve trattamenti adeguati, per cui in totale solo un malato su cinque o sei viene ad essere curato correttamente (Ibidem).

DONNA, LACRIME, VISO
Shutterstock

Guarigione nel 70% dei casi

Tutto ciò a fronte dell’evidenza scientifica che le terapie attuali, quando ben condotte, permettono la guarigione di questa patologia nel 70% dei casi. Diffondere questi dati sui risultati del trattamento della depressione maggiore, insieme ad una buona informazione sulla natura di questa malattia, permette di ridurre la vergogna e l’isolamento dei pazienti e dei loro familiari, stimolando la richiesta di accesso alle cure (Corriere).




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Il legame tra depressione, infarto, ictus, tumore

Inoltre la medicina moderna ha ormai chiaro il rapporto bidirezionale tra alcune malattie fisiche in particolare e la depressione, oltre che del ruolo fondamentale del riconoscimento e della cura precoce di quest’ultima allo scopo di migliorare la prognosi della stessa malattia “somatica”. Infarto, ictus, diabete, malattie neurologiche ed oncologiche sono in grado di far aumentare il tasso di prevalenza (la percentuale dei pazienti colpiti da una data malattia in un determinato momento) della depressione fino al 40% (Corriere).  Un trattamento adeguato della depressione post-infarto riduce significativamente il rischio di reinfarto ed aritmie ventricolari gravi, così come la depressione – sia con meccanismi biologici diretti, che indiretti (eccessi dietetici, uso di tabacco e sedentarietà) – aumenta il rischio di ischemia cardiaca. Quando ad un tumore segue la depressione, ciò oltre a peggiorare drammaticamente la qualità della vita ed aumentare il rischio di suicidio, comporta una riduzione dei tempi di sopravvivenza sia a causa della diminuzione delle difese immunitarie che per la minore aderenza del paziente alle cure ed ai controlli da effettuare. Il pericoloso mix fra alcune malattie fisiche e depressione rischia di penalizzare ancora più fortemente le donne che sono notoriamente maggiormente a rischio per questa malattia. Tra i pazienti “cardiologici” la presenza di depressione è doppia nelle donne, e la comorbidità (la compresenza di due o più patologie) tra quest’ultima e le malattie cardiovascolari sarà la prima causa di disabilità al mondo già nel 2020 (Corriere).

Numerosi studi attestano come coltivare la fede, partecipare alla messa e pregare preservino e migliorino la salute, anche quella mentale. Recentemente abbiamo pubblicato la bella testimonianza di Silvana De Mari, medico e autrice fantasy, che ha affermato:

Non ho mai avuto incidenti stradali devastanti, malattie gravi. Sono vissuta immersa per decenni in una moderata disperazione senza motivi apparenti. Ho seguito linee autodistruttive e non sono stata capace nemmeno di stare vicino ai miei genitori in fase terminale ed essere di aiuto. Ho sistematicamente litigato con le ultime persone con cui avrei dovuto litigare. Ho preso per anni il prozac e sono vissuta per decenni con gli analgesici in borsa perché, a giorni alterni, avevo mal di testa e – una settimana su due – mal di schiena. A sessantacunque anni sto meglio di come non sia mai stata prima e il mio consumo di analgesici, antidepressivi, ansiolitici si è azzerato.
Il fatto di aver ritrovato la fede ha fatto la differenza.


PEOPLE AT CHURCH

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