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Iperdotati: le difficoltà nella vita di coppia

COUPLE FIGHT

Phovoir I Shutterstock

Mathilde De Robien | Mon Oct 29 2018

Le difficoltà che le persone iperdotate incontrano nella loro vita affettiva sono insospettabili. Alcune caratteristiche comuni a un gran numero di persone dall’alto potenziale generano effettivamente comportamenti che non facilitano la vita amorosa. Piste per identificarli e porvi rimedio.

Ipersensibilità, intenso bisogno di sicurezza, impazienza, insoddisfazione cronica, funzionamento cerebrale complesso, introversione. Questi tratti, tipici delle persone iperdotate, possono essere freni oppure ostacoli nella vita amorosa. Si capisce che non tutte le persone ad alto potenziale presentano necessariamente in blocco queste caratteristiche, ma per la maggior parte sono comuni a un gran numero di persone fra loro. Aleteia ha interpellato a tal proposito Clothilde Colin – fondatrice dello studio Ysilde Conseil, specializzato nell’accompagnamento individuale dei bambini precoci e degli adulti ad alto potenziale – conferenziera e membro dell’associazione Mensa International.

Una sensibilità esacerbata

Mi ha detto: «Ti offro il mio cuore su un vassoio», e io invece di gioire per questa meravigliosa dichiarazione d’amore… ecco, mi ha dato la nausea, vedevo un cuore sanguinolento e palpitante davanti a me!

Clothilde Colin racconta spesso questo aneddoto durante le sue conferenze. Illustra un comportamento distante da quello che ci si aspetta in una simile occasione. Le persone superdotate percepiscono il mondo con una tale intensità che le conseguenza sono talvolta estreme. L’ipersensibilità consiste nell’avvertire le emozioni in maniera intensa, amplificata e senza filtro. Qui, la stretta associazione tra la parola e l’immagine è tale da causare un malessere fisico.

Altro esempio che può risultare fonte di handicap in una vita di coppia: l’ipersensibilità al tatto. Alcuni iperdotati non amano che li si tocchi, sopportano a stento lo sfregamento dei vestiti sulla pelle o uno shampoo dal parrucchiere. Da parte di un eventuale coniuge questo suppone dunque una pazienza e una dolcezza estreme.

Una tendenza all’auto-sabotaggio

L’amore suppone che ci si assuma dei rischi: rischio di essere rifiutati, umiliati, feriti… Ora, la persona superdotata ha un immenso bisogno di sentirsi al sicuro in questo mondo che lo assale da ogni dove, e di conseguenza detesta assumersi dei rischi. Tessere una relazione amorosa significa mettere in pericolo il proprio equilibrio, significa essere minacciati, in caso di fallimento, da un naufragio emozionale dal quale sa che faticherebbe a riprendersi. «Ecco perché tende a restare nella sua zona tranquilla, perché nella vita affettiva il suo equilibrio e la sua sicurezza sono minacciati», spiega Clothilde Colin.

Alejandro J. de Parga/Shutterstock

Cercasi partner gentile e non troppo suscettibile

Frequentare una persona superdotata o viverci insieme non è uno scherzo. Bisogna avere il “cuore” ben attrezzato. Infatti bisogna seguire le traiettorie inattuali che il pensiero del partner prende, e comprendere rapidamente – perché il superdotato non è molto paziente e detesta annoiarsi. Ha bisogno di risposte, di stimoli, di trovare nelle discussioni materia di riflessione.

Attenzione anche alla scelta delle parole. Utilizzare una parola per un’altra, essere imprecisi, innervosisce il soggetto ad alto potenziale. Egli possiede un modo di conversazione che di primo acchito può essere sconcertante, e che non rende molto naturali gli appuntamenti galanti. Fa domande senza giri di parole, “scannerizza” l’interlocutore, lo costringe a trincerarsi. Clothilde Colin precisa che lo fanno allo scopo di conoscere veramente l’altro, di vedere se è affidabile e se può fidarsene – obbligati a ciò dal bisogno di sicurezza.

In simili condizioni, risulta talvolta difficile trovare la perla rara, pronta ad affrontare degli interrogatori e ad entrare in giochi verbali a non finire.

Un eterno insoddisfatto

La ricerca della perfezione, la voglia di assoluto, fanno sì che la vita di coppia possa essere non sempre appagante per una persona superdotata. La vita di coppia è fatta di compromessi, mentre il superdotato ama terribilmente avere ragione. La vita di coppia è fatta di mutuo sostegno, mentre il superdotato ama la competizione. La vita di coppia è fatta di imperfezioni, mentre il superdotato vuole tendere alla perfezione. Altrettanti tratti di carattere che giungono talvolta a ostacolare la sua vita affettiva o il suo desiderio di formare una coppia.

Piste per restare sé stessi in seno alla coppia

E allora? Le persone superdotate non saranno fatte per la vita a due? Oppure sono obbligate a sottodimensionarsi permanentemente per piacere e fondersi nella massa? Come restare sé stessi, per quanto bizzarri, pur formando una coppia? Clothilde Colin suggerisce anzitutto di imparare a lasciar perdere. Sul fatto di voler avere ragione a ogni costo. Sulla iperanalisi dell’altro e del mondo. Sulla propria ansia cronica. Sulle folgorazioni, sulle intuizioni sovente giuste ma che possono anche essere sbagliate. Imparare a tacere, a rinunciare, a non entrare nel dibattito sono altrettanti mezzi per conservare le proprie energie e delle buone relazioni col partner. Il ricorso alla comunicazione non violenta permette anche di diminuire l’aggressività che sovente è una risposta al proprio bisogno di protezione.

Il miglior mezzo, secondo Clothilde Colin, per vivere bene il proprio essere dotati, è conoscersi bene. Saper individuare le fasi di energia e le fasi di spossatezza. Sorvegliare il proprio stato emozionale, quello di fatica, quello fisico, per mantenere un equilibrio e restare nella misura. Sapere che cosa rigenera – di solito sono la solitudine, il silenzio e il risposo – e abbeverarvisi. In ultimo, considerare la propria ipersensibilità come una risorsa e non come un difetto: questo permette di accettarla meglio. Essa è una forza nella misura in cui permette di comprendere meglio il mondo e gli esseri che lo circondano, e di essere a partire da ciò capaci di una grande empatia nei confronti del prossimo.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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