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La mappa della Chiesa che già da tempo evangelizza le persone omosessuali

EZEQUIEL BECERRA / AFP
LGBTI activists demonstrate in front of the Supreme Court of Justice in San Jose, on August 04, 2018 to demand the legalisation of same-sex marriage.
Protesters demand Costa Rica to enforce its commitment to international treaties, based on the response given by the Inter-American Court of Human Rights (ICHR) on last January 9 saying the country must guarantee marriage between same-sex couples. / AFP PHOTO / EZEQUIEL BECERRA
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Dall'Instrumentum Laboris alle parole di Chaput: forzature su entrambi i fronti, superate dai fatti. Già numerose le iniziative in Italia: ecco dove si trovano

«Il Sinodo dei giovani è stato una buona vendemmia, e promette del buon vino». Ma per farlo fermentare bisogna lavorare «insieme, giovani e anziani, nell’ascolto e nel discernimento, per giungere a scelte pastorali rispondenti alla realtà», dice Papa Francesco (Aleteia, 28 ottobre).

Una di queste realtà, su cui la Chiesa già da tempo sta lavorando (e anche bene) ha incartato il dibattito del Sinodo. Stiamo parlando dell’evangelizzazione delle persone omosessuali.

Il punto 150 del documento finale, che si riferisce a questo argomento, ha visto votare 178 Padri a favore, 65 contrari e 5 che hanno preferito non votare. Ecco cosa dice:

«Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé».

Se su questo punto non si è arrivati ad una sintesi tra i Padri Sinodali, è anche per forzature che si sono manifestate a monte dell’assemblea e che hanno surriscaldato il clima.

L’Instrumentum laboris

Nel leggere il punto 197 dell’Instrumentum laboris”, il documento scritto dai giovani per alimentare le riflessioni dell’assemblea dei vescovi, l’impressione è che la Chiesa sia ancora molto lontana dal mondo omosessuale:

L’umiltà della fede aiuta la comunità dei credenti a lasciarsi istruire anche da persone di posizioni o culture diverse, nella logica di un beneficio reciproco in cui si dona e si riceve (…) Alcuni giovani LGBT, attraverso vari contributi giunti alla Segreteria del Sinodo, desiderano “beneficiare di una maggiore vicinanza” e sperimentare una maggiore cura da parte della Chiesa, mentre alcune CE si interrogano su che cosa proporre “ai giovani che invece di formare coppie eterosessuali decidono di costituire coppie omosessuali e, soprattutto, desiderano essere vicini alla Chiesa”.

Il documento pre-sinodale

Anche nel recente documento pre sinodale era arrivata dai giovani una nuova e decisa sollecitazione sugli argomenti LGBT e gender:

Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù.

La posizione di Chaput

Durante il Sinodo, era poi emersa una posizione opposta: quella manifestata dall’arcivescovo di Philadelphia, monsignor Charles Chaput, annoverato tra i vescovi americani uno dei più rigorosi in fatto di morale, che ha criticato l’uso dell’acronimo LGBT all’interno di documenti pontifici. E non solo: Chaput si è anche detto non favorevole a distinguere i cattolici come LGBT o transgender, o eterosessuali o bisessuali.

Il Catholic Herald (4 ottobre) ha riportato integralmente il suo intervento. Eccone uno stralcio significativo:

«Come se le nostre tendenze sessuali definissero chi siamo, come se queste designazioni descrivessero comunità distinte di diversa ma uguale integrità  all’interno della vera comunità ecclesiale, il corpo di Gesù Cristo. Questo non è mai stato vero nella vita della Chiesa, e non è vero ora. Ne consegue che LGBT e linguaggi simili non dovrebbero essere usati nei documenti della Chiesa, perchè il suo uso suggerisce che questi sono gruppi reali e autonomi, e la Chiesa semplicemente non classifica le persone in questo modo».

Anche le parole di Chaput, come quelle dei documenti pre-sinodali, ma per motivi diversi, lasciano intendere che la Chiesa sia distante dalla realtà omosessuale.

Le divisioni

Di fronte a queste due posizioni antitetiche, il risultato ottenuto dal documento finale del Sinodo è il frutto di un compromesso tra i documenti pre-sinodali e le posizioni di chi sostiene il pensiero di Chaput.

Da un lato non è stato mai utilizzato l’acronimo LGBT, per indicare omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali, né si è parlato di gender, come sollecitato dall’Instrumentum Laboris e dal documento pre-Sinodale.

Dall’altro, sempre sulla spinta dei due documenti che hanno preceduto il Sinodo, è stato affrontato il tema della evangelizzazione delle persone omosessuali come un “settore” a sé stante, e sono stati incentivati «cammini» specifici per l’ «accompagnamento nella fede di persone omosessuali».

Un dibattito…vecchio e superato

Questo dibattito dibattito pre-sinodale e sinodale… è ampiamente superato dai fatti! La realtà, infatti, è diversa sia dall’Instrumentum Laboris che da quanto affermato da Chaput. Il mondo omosessuale credente o che ha voglia di avvicinarsi alla Chiesa è già molto esteso e partecipe, grazie ad un’importante rete di iniziative diocesane, di sacerdoti e associazioni che lavorano in quella direzione.

L’esperienza di Courage

L’Apostolato Courage, associazione fondata dal cardinale Terence J. Cooke nel 1980 a New York, per la cura pastorale delle persone omosessuali, è quello più famoso. Oggi è presente in numerosi Paesi, Italia compresa (Aleteia, 9 novembre 2016). Courage aiuta non solo le persone, ma anche le loro famiglie a vivere in modo sereno e libero il proprio rapporto con la fede.

La mappa dei gruppi in Italia

A questo punto è interessante rilanciare una mappa pubblicata dall’insertoNoi famiglia & vita” di Avvenire (novembre 2016) che evidenziava le numerose esperienze di pastorale omosessuale in Italia.

Le prime esperienze di condivisione e accompagnamento delle persone omosessuali in Italia risalgono agli anni ’80 per iniziativa di persone Lgbt che decisero di chiedere aiuto anche ad alcuni sacerdoti di frontiera a Torino e a Milano. Il gruppo milanese delGuado, per esempio, ha ormai 38 anni di vita. Risalgono agli anni ’80 anche il gruppo di Bologna “in Cammino”, e quello di Vicenza.

Tra la fine degli anni ’80, e l’inizio degli anni ’90 nascono realtà maggiormente visibili e interattive con il contesto ecclesiale: “Nuova Proposta” di Roma (1986) che, pur non avendo mai avuto accoglienza in una parrocchia (si incontra infatti nei locali della comunità Valdese), almeno ai suoi inizi ebbe una feconda interazione con i vescovi ausiliari Riva e Apicella; i “Fratelli dell’Elpís” (1990) di Catania, con la convinta disponibilità di padre Gliozzo, sono inseriti stabilmente nella parrocchia del Crocifisso della Buona Morte. E poi il gruppo “Narciso e Boccadorodi Rimini. E a Padova, in parrocchia, il “gruppo Emmanuele.

Altri gruppi a Milano, Roma, Parma e Cremona, ospitati in ambienti ecclesiali, mantengono una forte riservatezza. Dall’anno 2000, iniziano Pinerolo, Brescia con il “Mosaico”, Bergamo, e Firenze con il gruppo “Kairós” molto attivo e presente nel contesto sociale ed ecclesiale, soprattutto nella parrocchia della Madonna della Tosse.

Nel 2003 è la volta di “Ponti Sospesi” a Napoli, non radicato in una parrocchia ma presente in vari contesti ecclesiali non solo cattolici; a Palermo dal 2008, “Ali d’Aquila“, accolto nella chiesa San Francesco Saverio da padre Scordato. A Genova il gruppo “Bethel“, ora assistito da un diacono; a Trieste “Progetto Ruah”, realtà giovane e in crescita; a Cuneo, grazie ad una mamma che si è rivolta al suo vescovo; in una parrocchia a Bisceglie il gruppo “Nicodemo“; a Vigevano l’ “Albero di Zaccheo” che, grazie all’accoglienza del vescovo, si incontra in una struttura della diocesi ed è accompagnato da un sacerdote.

«La diocesi di Torino ha da diversi anni promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omossessuali credenti che si incontrano con un sacerdote e riflettono insieme, a partire dalla Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità», come spiega il vescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia (Agensir, 5 maggio 2018).

Infine, un gruppo che si sta diffondendo in tutta Italia, molto attivo anche sui social, è il Progetto Gionata, che promuove diversi incontri e seminari in sinergia con le diocesi.

La Chiesa che funziona al di là di forzature e polemiche

Questa mappa (che probabilmente non è neppure totalmente esaustiva e non tiene conto delle esperienze che stanno per nascere) dimostra che la Chiesa dell’accoglienza, aperta e vicina a tutti, funziona da tempo, anche con buoni risultati. 

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