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Sinodo, votato a maggioranza il documento finale

SYNOD2018
Antoine Mekary | ALETEIA
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Tra i 167 punti, almeno tre quelli in cui si sono registrate importanti divisioni in termini di voti. E si riferiscono a omosessualità e sinodalità. Papa Francesco duro: il diavolo attacca la Chiesa, respingiamolo con il Rosario

191 voti a favore e 43 contrari. E’ questo l’esito della votazione sul documento finale del Sinodo dedicato ai giovani, che si conclude domenica 28 ottobre.

Come previsto non c’è stata unanimità sul documento votato sabato 27 ottobre dall’assemblea formata dai 267 Padri Sinodali (al momento del voto ne erano presenti 249).

“Il Sinodo non è un parlamento”

Al termine dei lavori Papa Francesco ha tenuto un intervento molto duro in cui ha richiamato il «grande accusatore», il diavolo, che continua a dividere, seminare zizzania, alimentare scandali nella Chiesa.

«Il Sinodo non è un parlamento – ha detto Bergoglio – è uno spazio protetto perché lo Spirito Santo possa lavorare su di noi, per questo le informazioni diffuse sono solo generali e non dicono le posizioni particolari di ciascuno» (Avvenire, 27 ottobre).

“Noi i primi destinatari”

Il Papa ha proseguito: «Il risultato non è un documento: siamo pieni di documenti». «Questo qui – ha aggiunto – non so se fuori farà qualcosa, ma so che deve lavorare in noi, lo abbiamo studiato, approvato, adesso lo Spirito dà a noi il documento perché ne siamo noi i primi destinatari (…)».

POPE MASS
Alberto PIZZOLI / AFP

Il “grande accusatore” e la “madre”

Molto deciso e duro il “mea culpa” sugli scandali che da tempo stanno macchiando la Chiesa, definita, «”casta meretrix”, santa ma con i figli peccatori».  Ma la Chiesa non può e non deve essere «sporcata» dal diavolo. 

A questo punto Bergoglio ha lanciato un appello, rivolto prima di tutto ai Padri Sinodali: «E’ il momento di difendere la madre (la Chiesa ndr) e la si difende dal grande accusatore con la preghiera: per questo ho chiesto che in questo momento difficile si preghi il rosario, perchè l’accusatore tramite noi attacca la madre» (Faro di Roma.it, 27 ottobre).

Il voto sui singoli paragrafi

La durezza (e amarezza) del Papa è giustificata anche dai diversi punti del documento finale del Sinodo che hanno visto una fetta di circa un quarto dei Padri Sinodali orientarsi in modo diverso dalla maggioranza.

Su ognuno dei 167 punti del documento erano necessari almeno 166 voti, ovvero la maggioranza “qualificata” di due terzi del totale (249). Tutti i punti hanno raggiunto il quorum, ma in almeno tre casi si sono registrate discordanze numericamente significative.

La “questione” omosessualità

Al punto 39, si parla di morale della Chiesa e si fa cenno all’omosessualità. Il voto ha fatto registrare 195 favorevoli e 43 contrari.

«(…) I giovani, anche quelli che conoscono e vivono tale insegnamento (morale), esprimono il desiderio di ricevere dalla Chiesa una parola chiara, umana ed empatica. Frequentemente infatti la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità».

“Orientamento sessuale”

Il punto 150, in cui si è accennato all’accompagnamento delle persone con tendenza omosessuale ha ricevuto 178 voti a favore e 65 contrari:

«Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé».

Va anche detto che nel Documento finale del Sinodo non è stato mai utilizzato l’acronimo LGBT, per indicare omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali (come avvenuto invece nell’Instrumentum Laboris, dove i giovani avevano richiesto esplicitamente che il Sinodo si esprimesse in modo chiaro e deciso su questo tema).

La forma sinodale della Chiesa

Altro punto “critico”, il 121, su “La forma sinodale della Chiesa”: i favorevoli sono stati 191, i contrari 51.

«L’esperienza vissuta ha reso i partecipanti al Sinodo consapevoli dell’importanza di una forma sinodale della Chiesa per l’annuncio e la trasmissione della fede. La partecipazione dei giovani ha contribuito a “risvegliare” la sinodalità, che è una «dimensione costitutiva della Chiesa. […] Come dice san Giovanni Crisostomo, “Chiesa e Sinodo sono sinonimi” – perché la Chiesa non è altro che il “camminare insieme” del Gregge di Dio sui sentieri della storia incontro a Cristo Signore» (FRANCESCO, Discorso per la Commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015)(…).

Nel corso degli scambi e attraverso le testimonianze, il Sinodo ha fatto emergere alcuni tratti fondamentali di uno stile sinodale, verso il quale siamo chiamati a convertirci».

Gli abusi sessuali

Come richiesto dai giovani nell’Instrumentum Laboris, è stato affrontato in modo molto chiaro il tema degli abusi sessuali. Il punto 29 spiega: «Il Sinodo ribadisce il fermo impegno per l’adozione di rigorose misure di prevenzione che ne impediscano il ripetersi, a partire dalla selezione e dalla formazione di coloro a cui saranno affidati compiti di responsabilità ed educativi».

Al punto 30 si parla del «clericalismo», (spesso citato da Papa Francesco, come causa degli abusi sessuali), che «nasce da una visione elitaria ed escludente della vocazione, che interpreta il ministero ricevuto come un potere da esercitare piuttosto che come un servizio gratuito e generoso da offrire».

Su questi due punti si sono registrati una trentina di voti contrari; oltre 200 i favorevoli.

Al punto 31, infine, il Sinodo «riconosce che affrontare la questione degli abusi in tutti i suoi aspetti, anche con il prezioso aiuto dei giovani, può essere davvero un’opportunità per una riforma di portata epocale».

I documenti integrali

Questo è il testo del Documento Finale: si può cliccare qui per leggerlo integralmente. Il testo è stato pubblicato da Il Sismografo (27 ottobre).

Cliccando qui invece si può leggere l’esito delle votazioni, punto per punto (a pubblicarle sempre Il Sismografo, 25 ottobre).

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