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Si può misurare la felicità?

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Joshua Resnick / Shutterstock
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Cosa cerca l’essere umano quando dice che vuole essere felice?

Negli ultimi anni sono stati pubblicati vari studi sulla felicità delle persone, inclusa una lista di Paesi più “felici” di altri.

La Columbia University realizza da anni un rapporto sulla felicità mondiale che contempla un totale di 157 Paesi, il World Happiness Report. Ogni anno molti Paesi cambiano posizione nella graduatoria, ed è noto che la povertà, la disoccupazione e la crisi economica sono fattori che alcuni autori considerano determinanti, anche se in altri Paesi non sembrano essere rilevanti.

Nel 2011 è stato pubblicato sul Journal of Economic Behavior & Organization un articolo intitolato Dark contrasts, sul paradosso per il quale i Paesi “più felici” sono quelli con i più alti indici di suicidio. Un’interpretazione di questo dato è il fatto che nei Paesi in cui ci sono alti livelli di “qualità di vita”, chi non può accedere allo stile di vita dei propri contemporanei soffre per una grande frustrazione. Mi sembra un’interpretazione un po’ ingenua, intrappolata in una visione ridotta della felicità e della frustrazione esistenziale.

Dall’altro lato, appaiono indicatori su ciò che è necessario per essere felici:

  • avere sicurezza economica,
  • disporre di tempo libero,
  • mangiare in modo sano,
  • avere molti amici,
  • avere la libertà di prendere le proprie decisioni,
  • speranza di vita più elevata,
  • buona salute,
  • vita spirituale…

Nessuno dubita che si tratti di cose positive e auspicabili, ma sono cause o conseguenze di una vita felice?

Si fa così appello alle neuroscienze – che sembrano una nuova metafísica materialista –, e appaiono accademici che spiegano perché siamo più o meno felici in base a vari indicatori e alla propria percezione della felicità.

Ma ci sono domande che non compaiono che forse relativizzano quei numeri:

  • Cos’è felicità?
  • Si riduce al benessere psichico e materiale?
  • La felicità è uno stato d’animo che cambia come il clima?
  • Perché ci sono persone molto povere con un elevato livello di insicurezza che però si dicono felici?
  • Perché alcune persone che hanno tutte le cose desiderabili per essere felici sono invece profondamente infelici?
  • Se si mangia in modo sano, si ha sicurezza economica e si hanno molti amici, si ha di conseguenza una vita felice?
  • Ci sono ricette pratiche per la felicità?
  • Non è forse un forte contrasto che nel corso della storia dell’umanità persone con grandi carenze e capaci di grandi sacrifici siano state molto felici?
  • Non sarà che riduciamo la felicità al benessere psicologico e materiale?
  • Il problema del senso della vita non è forse la base del dramma di chi si sente infelice?
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