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E ci sentiamo così piccoli, ma non siamo soli, in mezzo alle tempeste

FULMINI; RAGAZZA; SPIAGGA
Shutterstock
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Le nostre certezze crollano di fronte alla tragicità dell’esistenza, ma è proprio quando il fulmine colpisce che una luce nuova entra prepotente a chiedere: chi sei davvero?

Spesso scrivere mi viene automatico, d’istinto. Questa volta ho lasciato che qualcosa maturasse dentro di me prima di gettarlo su un foglio bianco. Mi sono posta le domande che il teatro e l’arte ci fanno silenziosamente, e solo se si è molto attenti si possono percepire, come tutte le cose importanti in questa vita.

Tragico cioè potente

Perché dobbiamo guardare qualcosa dal di fuori per poterlo identificare come reale? Perché osservare uno spettacolo o un’opera? Ora, visto che sento il teatro maggiormente nelle mie corde rispetto all’arte, farò riferimento al palcoscenico del teatro della nostra vita.

“Lo spettatore della tragedia greca veniva e conosceva qualcosa di più sulla natura della vita, perché veniva contagiato dall’interno, investito da una contemplazione – cioè da una conoscenza – che già esisteva prima di lui, che saliva dall’orchestra e suscitava la sua contemplazione, si confondeva con essa.” 

Cito dall’introduzione del libro La Nascita della Tragedia di Nietzsche, a cui farò riferimento nella citazione successiva. Il significato di “tragedia” non è facile da definire. Di primo acchito si potrebbe pensare che “quando la storia finisce male si tratta di una tragedia”, ma come in tutti gli usi impropri degli aggettivi “male” e “bene” c’è molto altro dietro e non possiamo cavarcela facilmente con questa definizione.

La tragedia è quando qualcosa di sconvolgente, profondo, distruttivo e vivificante avviene. Innanzitutto accade qualcosa. Ma non qualcosa come lo staccarsi di una foglia da un albero, ma qualcosa di più simile ad un fulmine che si scaglia sulla terra, alle onde indomabili dell’oceano, all’abbattersi della grandine sul tetto, allo scorrere dell’acqua di una cascata. Qualcosa di potente, di grande. Come si fa a dire se una tempesta sia bella o brutta? Si può davvero definire ciò che sia bello o brutto? Esiste qualcosa che sia totalmente bello o totalmente brutto? Questa è la tragedia: l’indefinibile accadere di qualcosa di potentemente sconvolgente e potenzialmente bello o brutto.

VANGELO, NIETZSCHE, TRAGEDIA

Siamo un dramma, non siamo soli

Allora ho pensato alla nostra minuscola vita di esseri umani all’interno di una galassia infinita. La tragedia della vita ci sorvola, ci atterra, ci sfinisce, ci sorprende, ci incuriosisce, ci avvilisce, ci pone delle domande. Spesso per non sentire il tragico dentro la nostra vita ci nascondiamo, ovattati dalle chiacchiere di un mondo artificiale dove regnano solo il nostro ego e i nostri bisogni. Quando restiamo chiusi in noi, è allora che dentro di noi lo scompiglio e la confusione diventano sovrani. Quando ci apriamo all’esterno riconosciamo dentro di noi alcuni elementi: le nostre paure, i nostri desideri, le domande e i dubbi. Ecco perché abbiamo bisogno di guardare fuori“vedere se stessi trasformati davanti a sé e agire poi come se si fosse davvero entrati in un altro corpo, in un altro carattere. Questo processo sta all’inizio dello sviluppo del dramma”.

Non possiamo proprio stare da soli. Abbiamo bisogno che qualcosa ci stimoli, che qualcuno ci faccia visita, che qualunque cosa ci si palesi di fronte per far luce dentro di noi. E questo ci interroga come esseri umani, perché se è vero che gli altri ci fanno da specchio, che un quadro può stimolarci, che uno spettacolo può interrogarci, è altrettanto vero che ognuno di noi è responsabile per il proprio “altro” che, se la vogliamo dire in termini evangelici, è il nostro prossimopiùprossimo. In quest’ottica la vita di tutti diventa fondamentale. Nelle opere teatrali non c’è bianco o nero. Buono o cattivo. Bravo o scapestrato. Tutto può trasformarsi, un eroe può diventare un vile, o viceversa. Ci sembra così bello da osservare perché nella nostra vita e nella realtà non riusciamo ad essere così clementi. Non riusciamo a pensare che possiamo darci un’altra possibilità, che l’altro può migliorare, perché tutto per noi è bianco o nero. Bello o brutto.

Se ritorniamo però all’immagine del fulmine o della tempesta, il nostro programmino secondo cui tutto è bianco o nero crolla. Crolla di fronte alla tragicità dell’esistenza. Di fronte allo scompiglio che provoca nel nostro cuore un fatto, un evento, una persona, un sentimento. Nulla è da scartare. Il nostro prossimopiùprossimo potrebbe essere brutto, bello, stupido, fanfarone, vigliacco, ma vorrà dire che paleserà quel determinato aspetto che è celato dentro di noi.

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