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Il mio Francesco è nato morto, ma dopo di lui ho avuto altri 4 figli

© DR

Universitari per la Vita - pubblicato il 24/10/18

Il racconto di una donna realizzata soprattutto nel suo essere madre, senza rinnegare né disprezzare le soddisfazioni professionali. Attraverso molte prove e molte gioie, una vita alla luce della fede e della devozione a Maria

Salve a tutti. Cosa dire, le mie esperienze, sia per quanto riguarda la mia professione che con i miei figli, sono davvero tante e ricche di gioie e preoccupazioni. La soddisfazione maggiore l’ho ricevuta nel dono di poter essere madre e accudire personalmente i miei bambini. Di fatti mi sono licenziata da un posto lavorativo di grande soddisfazione personale, da non paragonare a quella che ho provato nell’essere mamma. Le difficoltà non sono mancate, i momenti di umana paura nemmeno. I fatti sono tanti da raccontare, potrei scriverci un libro. Però in tutto questo tempo la fede mi ha sostenuta, in mezzo alle tempeste. Ora che i figli sono grandi, non mancano preoccupazioni, nostalgie, però non ho rimpianti. Ho la gioia di avere già sei meravigliosi nipotini. Continuo la mia professione di infermiera, mettendo al primo posto la carità verso chi soffre e nei confronti dei parenti.
Vorrei raccontarvi di un particolare, molto significativo ed importante della mia vita di mamma. Per me ha sempre avuto una grande rilevanza il problema del rispetto della vita sin dal primo giorno di gestazione. Ricordo di aver firmato contro l’aborto appena uscita dalla scuola di infermiera ed aver subito prese in giro e frasi umilianti da parte di medici e colleghi. Tutto ciò non ha mai cambiato la mia ferma idea e il mio lavorare a favore dei sofferenti al fine di alleviare il loro dolore e sostenerli nonostante la sua intensità. Ma proseguendo, a 29 anni ero in attesa del mio quarto figlio, quando al 5° mese di gravidanza mi viene diagnosticata una mola embrionale che solitamente si manifesta nelle prime settimane, raramente durante la gravidanza avanzata: la placenta non nutriva più il bimbo.




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Naturalmente mi hanno consigliato un aborto guidato, in quanto il bimbo non poteva sopravvivere e per me ci sarebbero state grosse e forse irrimediabili conseguenze, insomma non garantivano che potessi sopravvivere. In accordo con mio marito abbiamo deciso di portare avanti la gravidanza finché il cuoricino del piccolo non avesse smesso di battere spontaneamente. Il mio ginecologo mi rispettò e mi stette vicino mentre molto ostile si dimostrò la donna che eseguiva le ecografie. Alla fine il cuore del piccolo smise di battere e per me iniziarono grossi, grossi problemi. I medici furono chiari con mio marito, non dando tante possibilità di sopravvivenza. Fui aiutata tanto, non fui abbandonata nemmeno un istante in terapia intensiva. Nei momenti di lucidità chiedevo di farmi ritornare a casa dai miei tre piccoli. Non nascondo di aver continuamente pregato recitando un infinità di Ave Maria.


MAMMA, PARTORIRE, NEONATO

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Finché non arrivò il momento del parto, una vera mobilitazione, sacche di sangue già pronte, infine nasce morto il mio Francesco, nello stupore generale di tutto il personale medico, nemmeno una goccia di sangue. Subii un tracciamento (raschiamento, probabilmente! Ndr) a mente serena, non potendomi addormentare a causa della pressione sanguigna molto alta. Quel giorno era il 7 ottobre ricorrenza della Madonna del Rosario che io non smisi un secondo di pregare e che mi sostenne in tutte quelle ore. Dopo Francesco sono nati altri quattro meravigliosi bimbi contro il parere di tutti i medici, tranne del mio ginecologo che forse aveva capito con chi aveva a che fare. Ecco direi che questo resta un memoriale per me sempre presente.
(Lettera firmata)

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