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Horacio Verbitsky torna ad accusare Bergoglio: era un “peronista di destra”

POPE FRANCIS
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Il giornalista argentino non fa più riferimenti diretti ai legami tra il futuro Papa e la dittatura (ma La7, per ora, lo censura lo stesso). Ecco perché il “grande accusatore” si è ammorbidito

«Bergoglio non è stato complice della dittatura», «le circostanze del Paese erano tali per cui la maggioranza della popolazione era vittima della dittatura», ha detto con fermezza il Premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, in un’intervista concessa ad AgenSir (15 novembre 2013).

Marcello Casal Jr. / Agência Brasil/ Wikimedia Commons

Il nuovo Papa è sotto i riflettori «perché si dice che non fece il necessario per tirar fuori di prigione i due sacerdoti. So personalmente che molti vescovi chiedevano alla Giunta Militare la liberazione di prigionieri e sacerdoti e non veniva concessa», ha ricordato ancora Peres Esquivel. I due gesuiti furono liberati dopo 5 mesi di torture. Yorio morì nel 2000 in Uruguay per cause naturali, mentre Jalics si rifugiò nella meditazione e nella preghiera per superare l’esperienza subita; una condizione su cui ha anche scritto un libro.

La verità di Padre Jalics

Padre Jalics, sul sito Jesuiten.org (qui la traduzione del Corriere della Sera, 2013) ha chiarito la vicenda senza tuttavia confermare la versione di Verbisky: «Dopo la nostra liberazione ho lasciato l’Argentina. Solo anni dopo abbiamo avuto la possibilità di parlare di quegli avvenimenti con padre Bergoglio, che nel frattempo era stato nominato arcivescovo di Buenos Aires. Dopo quel colloquio abbiamo celebrato insieme una Messa pubblica e ci siamo abbracciati solennemente. Sono riconciliato con quegli eventi e per me quella vicenda è conclusa».

Jalics ha spiegato nel comunicato che il suo ruolo e quello di Padre Yorio, etichettati come spie e sostenitori della guerriglia anti-Videla, era stato frainteso anche da alcuni settori della Chiesa argentina. Tutto nasceva per la loro amicizia, nella baraccopoli in cui si trovavano, con un loro collaboratore poi ufficialmente passato nelle file della guerriglia.

“Pagina 12”

Se già Jalics attenua notevolmente le accuse di Verbisky, lo stesso giornalista investigativo, nel novembre 2014, è stato al centro di un “giallo”. I suoi scritti anti-Bergoglio, sul quotidiano Pagina 12, sono stati rimossi dal web. Lui si è giustificato dicendo che era un problema legato ai diritti d’autore; in realtà si sono susseguite, una dopo l’altra, testimonianze di smentite rispetto alle sue ricostruzioni.

Due settimane prima della sparizione degli articoli, una autorevole smentita della teoria “Bergoglio colluso con Videla” era giunta dalla leader delle “Nonne di Plaza de Mayo“, Estela Carlotto, in visita al Pontefice assieme al nipote ritrovato Guido-Ignacio. «Come cristiana credo che se si sbaglia di deve riconoscerlo e chiedere scusa. In questo caso non domando perdono: sono stata male informata da settori che ritenevo seri; poi altri hanno rivelato la verità e ho potuto cambiare idea», ha detto la Carlotto.

Il “sistema di soccorso”

In precedenza anche i libri inchiesta del giornalista Nello Scavo avevano scardinato le tesi di Verbitsky, dimostrando che l’attuale Papa, mettendo a rischio la propria vita, ha sottratto ai “voli della morte” (con cui si deportavano gli oppositori) decine e decine di persone nel mirino dei generali. Fino a creare un vero e proprio “sistema di soccorso” congegnato in modo che il ruolo del suo ideatore restasse ignoto, spesso, agli stessi salvati. Per ragioni di sicurezza, certo. Ma anche di quella riservatezza tanto cara a Bergoglio (Avvenire, 20 novembre 2014).

Il “Sosia”

Peraltro Padre Jorge Mario sapeva di essere finito nella lista nera delle personalità da spiare notte e giorno. E con lui anche un giovane che finirà a lavorare in Vaticano. Bergoglio s’era accorto che il ragazzo gli somigliava parecchio.

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