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La tua vita non vale ciò che possiedi! Tutto finisce, solo l’amore resta

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 22/10/18

Dobbiamo tenerci in guardia da quell’egoismo e quel possesso che potrà forse riempirci la pancia ma non riempire il cuore

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».

E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio». (Lc 12,13-21)

“In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità»”. È così che inizia la pagina del Vangelo di oggi, e così iniziano tante discussioni nelle nostre famiglie. Si è tutti fratelli e sorelle finché non si arriva al dunque delle “cose”. Ho visto persone distruggersi personalmente alla ricerca affannosa di trovare giustizia o rivalsa per questioni legate proprio all’eredità. Si arriva al punto di non considerare più il fratello come fratello e la sorella come sorella. Si arriva a dissacrare la memoria dei genitori. Si arriva a vivere da infelici semplicemente perché ci si riconosce vittime di ingiustizie distributive mal distribuite. Ci dicevamo sempre che non avremmo mai fatto cose simili e poi ci si ritrova come tutti gli altri dietro a meccanismi mediocri e meschini travestiti da questioni di giustizia e di principio. Per attutire il colpo diciamo che la colpa solitamente è “della parte estranea”, cioè del marito o della moglie di nostra sorella o di nostro fratello. Ma di fatto il vero problema risiede nel nostro personale rapporto con le cose. Gesù si tira subito fuori da queste questioni e dice semplicemente di tenerci in guardia da quell’egoismo e quel possesso che potrà forse riempirci la pancia ma non riempire il cuore. Delle volte è meglio tenersi un fratello e perdere un terreno che guadagnare un terreno e perdersi un fratello. Per questo Gesù racconta una parabola significativa dove un uomo per tutta la vita accumula. Il Vangelo non ci dice che lo fa rubando, ma lavorando. È un accumulo onesto il suo. Ma la vita vale ciò che si ha? Infatti quest’uomo dopo aver accumulato fino al punto da dover ingrandire i suoi magazzini, pensa di poter godere per sempre di ciò che ha fatto. Pensa che il suo destino sia nelle cose, dimenticando che tutto finisce, e l’unica cosa che rimane è l’amore che si è fatto. “Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio”. (Lc 12,13-21)

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