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Due Ranger al festival Vincenziano

Rocco Manuel Spiezio/Aleteia
Sheree Wilson at Finding Vince 400 Film Fest
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Due delle star della famosa serie televisiva sono presenti al "Finding Vince 400": Clarence Gilyard e Sheree Wilson

Presente e attivissimo con i vincenziani c’è Clarence Gilyard, star televisiva conosciuta in Italia soprattutto per i suoi ruoli in Matlock e in Walker Texas Ranger, al fianco di Chuck Norris. Clarence oltre alla sua attività artistica insegna teatro all’Università di Las Vegas. Durante una pausa nelle proiezioni del Festival “Finding Vince 400” Aleteia lo ha raggiunto e intervistato e chiesto “how did you find Vince“, cioè “Come tu hai trovato [San] Vincenzo [de’ Paoli]?” e lui con sorriso ci ha risposto: «durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia» «ho avuto la benedizione di poter parlare alla Gioventù Vincenziana due giorni prima dell’inizio della GMG, in una testimonianza e fu proprio dopo la nomina di Padre Tomasz come superiore generale, e lui invitò me e il mio padre spirituale per parlare ai ragazzi e di un nuovo film su San Vincenzo de’ Paoli». Poi ci confida come «San Vincenzo è vivo nella mia vita e nella mia spiritualità».

Rocco Manuel Spiezio/ Aleteia
Clarence Gilyard at Finding Vince 400 Festival

Durante la proiezione dei film – il tema del festival è il rapporto tra povertà e carità – Clarence ha potuto mettere a confronto queste opere con le sue esperienze in tutto il mondo, e spiega così il suo rapporto col cinema «il grande schermo, l’impatto sugli spettatori, solo così tu puoi far capire a tante persone cose come queste. I corti che ho visto in questi giorni tutti dovrebbero vederli, a cominciare dai miei figli». Utilizzare le immagini, potenti, del cinema, di corti come quelli presentati in questi giorni, sono il modo migliore per far capire alle persone certe tematiche ed è per questo che ha deciso che farà vedere queste opere ai suoi studenti a Las Vegas, durante i suoi corsi. «L’investigazione della natura umana esiste nei grandi testi della letteratura mondiale, ma non basta seguire il copione e fare i primi piani, devi saper porre delle domande sui rapporti tra le persone. Anche un blockbuster può toccare il cuore degli spettatori» compassione, empatia sono necessari per un buon attore, altrimenti restiamo sulla superficie della comunicazione «il mio credo come attore è “se non sei vulnerabile, sei inutile”».

Assieme a Clarence, come giurata, c’è la sua amica e collega Sheree Wilson, che ci racconta come la sua passione per la recitazione nasce quando lei è piccola, accompagnata dalla madre in parrocchia dove la prima recita è stata la Natività di Gesù, a Natale. Mentre lei era mezza paralizzata dalla paura e dalla tensione, sua madre le ha dato la forza per andare avanti senza paura: «e io mi sono divertita da matti» dice ridendo. Cresciuta in una famiglia cristiana che l’ha seguita e accompagnata nei suoi studi. La sua fede l’ha accompagnata nella sua carriera, spingendola a non accettare ruoli in cui non si sentiva a suo agio evitando copioni che prevedessero mancanza di rispetto per Dio o la religione, nudi o pornografia, cercando di essere coerente con il suo credo. «Ho lavorato con Clarence per circa nove anni in Walker Texas Ranger, –  racconta Sheree – in questa opera ricca di morale e valori positivi, in cui i bravi ragazzi vincono e i cattivi hanno sempre quel che si meritano, e per me è stata una grande opportunità». L’attrice prosegue nel suo racconto «Clarence, che era molto coinvolto con la Chiesa Cattolica e con il Festival vincenziano, mi ha chiamata come giudice, e io sono stata grata e sorpresa di poter osservare da vicino una così ampia collettività di registi e attori accomunati dallo stesso obbiettivo: servire i poveri, ognuno con la propria spiritualità, infatti non è un festival cristiano, ma riguarda tutta l’umanità. Dobbiamo essere disponibili gli uni per gli altri».  «Ho sempre amato il mio lavoro – dice – perché mi permette di camminare per molte miglia nelle scarpe di qualcun altro» alludendo ai molti ruoli che un attore può interpretare nella sua carriera, e ai molti punti di vista che deve assumere «amo le persone e amo ascoltarle e questo fa parte del mio lavoro, immedesimarmi nelle loro vite» «arte e spiritualità e carità si sposano perfettamente, perché il vero storytelling, la vera capacità di raccontare una storia con qualsiasi mezzo è quello di mettere in comunicazione le persone, toccare le corde del loro cuore con l’amore, la paura, la gioia».

 

 

 

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