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Chesterton: il cuore di una madre non conosce part-time

MAMMA, FIGLIA, TRUCCO

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Annalisa Teggi - pubblicato il 19/10/18

L’unica nave che io ricordi dotata di tale equipaggio era quella delle Bab Ballad comandata dal Luogotenente Bellay (raccolta di versi satirici di W. S. Gilbert – NdT).  E anche in quel caso si noterà che le giovani signore che salparono con lui avessero un ideale domestico più che professionale; d’altra parte neppure il comandante era un tipo professionale e, ve lo ricorderete, esonerava i suoi marinai dalla maggior parte dei doveri e si divertiva a sparare con la sua grande pistola.

Questa casa non è un negozio

Immagino che la condizione ben più subordinata delle donne impiegate nei negozi e nelle fabbriche sia parecchio più faticosa. Ho preso in considerazione un esempio appena abbozzato e molto elementare, ma non sono il primo oratore che ha trovato calzante discutere dello Stato usando la brillante e originale similitudine della nave.

Ma il principio si applica altrettanto bene al negozio. Si applica con straordinaria esattezza al negozio moderno che è diventato grande quasi quanto una nave. Un negozio o una fabbrica devono fondarsi sulla presenza di un gran numero di servi, mentre una delle rare istituzioni che non ha nessun bisogno di questa enorme massa di servi è la casa. Continuo a pensare, quindi, che per la signora interessata alle navi il momento simbolicamente supremo del viaggio sia quando la sua nave ritorna a casa. E penso anche che ci siano certe navi simboliche che avrebbero fatto molto meglio a tornare a casa e restarci.


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So tutto riguardo i necessari cambiamenti e compromessi prodotti dalle condizioni accidentali di oggi. Non sono fuori dal mondo. Ma la discussione in corso non parla di modificare l’ideale, sostiene di volerlo abolire. Suggerisce di voler applicare un nuovo metodo di giudizio sull’essere madre, che non ha più come metro di giudizio il valore di un lavoro intero (nel senso di un lavoro compiuto e soddisfacente), ma lo riduce alla valutazione di ciò che si definisce lavoro part-time, cioè applica alla famiglia il criterio del calcolo meccanico che è tipico del mondo dell’impiego.

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Un tempo esistevano divinità domestiche e santi del focolare e fate della casa. Non sono sicuro che esistano divinità, santi o fate delle fabbriche; potrei sbagliarmi perché non sono esperto del mondo commerciale, ma non ne ho ancora sentito parlare. E penso che il motivo risieda nella distinzione che ho fatto all’inizio. L’immaginazione, l’istinto religioso e il senso dell’umorismo umano hanno campo libero quando le persone abitano uno spazio che, per quanto piccolo, è pieno e completo come un cosmo.

Lo spazio dove nascono i bambini, dove muoiono gli uomini, dove il dramma della vita mortale va in scena, non è un ufficio, un negozio o un’agenzia. È qualcosa di dimensioni più piccole ma dallo scopo più grande. E seppure nessuno sia così stupido da credere che sia l’unico posto dove una donna possa lavorare, la casa è un luogo che possiede quel carattere di unità e universalità che non si trova in nessuna frammentaria esperienza di quel panorama in cui vige la divisione del lavoro.

(Titolo originale: Where Should The Mother be? , in Illustrated London News 18 Dicembre 1926)

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