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Beata Maria Felicia: “Che la mia vita faccia naufragio nel mare infinito del tuo amore!”

CHIQUITUNGA
PD
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Beata Maria Felicia di Gesù Sacramentato detta Chiquitunga, è stata proclamata Beata il 23 giugno del 2018 e proposta come modello per i giovani da Papa Francesco. Una piccola carmelitana istruita, lieta, entusiasta della propria vocazione.

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María Felicia Guggiari nacque a Villarrica de l’Espíritu Santo (Paraguay) il 12 gennaio 1925, da Ramón e Arminda Echeverría, primogenita di sette figli, in una famiglia di tradizione “liberale”, con punte anticlericali. Fu battezzata nella cattedrale della città il 28 febbraio 1928. In famiglia era chiamata “Chiquitunga“, nome con il quale sarebbe diventata famosa, datole dal padre a motivo della sua fragilità fisica.

Frequentò la scuola salesiana “Maria Ausiliatrice”, apprendendo i primi elementi della fede e traducendoli presto nella carità verso i più poveri: un giorno, tornando da scuola, regalò un maglione, dono del papà, a una bambina infreddolita. Per la Prima Comunione fece «il proposito di essere ogni volta migliore, più buona». Visitava ogni giorno Gesù nel Tabernacolo in parrocchia o nella cappella della scuola, da sola o portando con sé altri bambini e Amaru, la sorella minore.

Aveva sedici anni quando in Paraguay venne ristabilita l’Azione Cattolica, a cui aderì con entusiasmo, iniziando quello che chiamò «il mio cammino di perfezione». Un’esistenza intessuta di preghiera personale, di ascesi gioiosa e di dedizione incondizionata verso i bambini, i giovani, gli anziani e gli ammalati, nonostante l’opposizione della famiglia. Due anni dopo emise la “consacrazione all’apostolato“, cui unì il proposito di verginità.

L’Eucaristia quotidiana era la sua forza. Vi partecipava al mattino, a digiuno, secondo l’uso del tempo. Per non destare preoccupazioni, adottò uno stratagemma: si alzava prima di tutti, macchiava la tazza della colazione e cospargeva di briciole il suo posto a tavola. Si presentava bella nella sua semplicità, i lunghi capelli scuri raccolti in due trecce, e il viso senza trucco. Il suo indumento preferito era un grembiule bianco, per ricordare di avere un’anima pura e per non allontanare da lei i suoi amati poveri, con un abbigliamento consono alla sua classe sociale. Unico ornamento, un rametto di gelsomini del Paraguay, dai fiori piccoli e dal profumo intenso.

Durante la guerra civile del 1947, il padre e il fratello Federico vennero deportati a Posadas, in Argentina. Insorsero difficoltà economiche, la casa fu ipotecata e, come nipote di José Patricio Guggiari, ex presidente della Repubblica, la ragazza ebbe problemi burocratici per proseguire gli studi. In questi frangenti non smarrì la speranza, invitando tutti al perdono e alla riconciliazione. Il padre, tornato dall’esilio nel 1950, si trasferì con la famiglia nella capitale Asunción. Chiquitunga aveva venticinque anni, ma si ambientò presto e aderì all’Azione Cattolica della nuova parrocchia. Ripresi gli studi per essere di sostegno in famiglia, ottenuto il diploma nel 1952, fu maestra nella scuola parrocchiale del Perpetuo Soccorso, e in quella dei Padri Redentoristi. Chiamata ad assumere responsabilità diocesane nell’Azione Cattolica, continuò il volontariato presso i bambini piccoli, che prediligeva, e i prigionieri politici di qualsiasi fazione, sempre sorridente e disponibile in famiglia. La sua fede oltre che presso il Tabernacolo si fortificava nella preghiera notturna e nella recita del Rosario meditato di quindici misteri.

Il disegno di Dio

Durante un’assemblea dell’Azione Cattolica diocesana, conobbe Ángel Sauá Llanes, Presidente della sezione Studenti, laureando in Medicina e figlio di un immigrato musulmano della Siria. Tra loro nacque una bella amicizia e insieme iniziarono a visitare gli ammalati della periferia. Presto Chiquitunga scoprì di provare un sentimento speciale per Ángel. Intensificò allora la preghiera, chiedendo al Signore luce sulla propria vocazione: matrimonio o vita consacrata? La risposta venne in maniera sorprendente e chiara.

Un giorno del maggio 1951, Sauá le confidò un segreto: voleva diventare sacerdote. Lei, dopo averlo ascoltato attentamente, promise di mantenere il segreto e di aiutarlo a realizzare quel sogno: «Starò al tuo fianco giorno e notte, pregando e offrendo la mia vita perché tu possa essere, come Dio vuole, un sacerdote santo». Per non provocare il padre di lui, progettarono un piano: dopo la laurea, Sauá sarebbe andato in Spagna per una specializzazione e lì avrebbe realizzato la propria vocazione.

Il 10 aprile 1952 Sauá partì per accompagnare suo padre in Siria, poi volò a Madrid. Chiquitunga, mentre si sentiva incerta sul proprio futuro, per incoraggiarlo, gli scrisse molte lettere, di cui ce ne sono rimaste 48. Per lei ci volle un nuovo, inatteso incontro per capire dove Dio la voleva.

Il 20 agosto, passando per l’Ospedale Spagnolo di Asunción, incontrò madre Teresa Margherita del Sacro Cuore, priora del primo Carmelo paraguayano, che era lì ricoverata. Le parlò a lungo ricevendo da lei consigli e incoraggiamenti. Scrisse di lei nel suo Diario: «Ho trovato una madre».

Il 16 novembre Sauá le comunicò che sarebbe entrato in Seminario, e lei lo rese partecipe della luce donatale da Dio sulla propria scelta di vita. Allora rivelò ai parenti le loro scelte. Tutti furono sconvolti: i genitori la rimproveravano di aver infranto i rapporti con la famiglia del giovane, mentre il padre di lui, furibondo, abbandonò il tetto coniugale. Tornò dalla moglie e dai figli solo il 6 gennaio 1954: per tutti fu un miracolo, ottenuto dalle preghiere dei due giovani.

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