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Quando la malattia di una bambina è fonte di numerose grazie

MARYSIA

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Giovanni Marcotullio - Aleteia Polonia - Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 18/10/18

Noi abbiamo paura della sofferenza. È qualcosa che non scegliamo. Gesù stesso aveva paura della sofferenza e della morte, e ha chiesto al Padre se potesse allontanarne da lui il calice. È naturale, è umano. Noi vogliamo delle vite felici, gioiose, in buona salute, senza preoccupazioni. È il nostro istinto di sopravvivenza. Eppure la sofferenza esiste, dappertutto attorno a noi. Che sia più o meno grande, corta o lunga, fisica o emotiva. Ci sono le malattie, la morte, i fallimenti, i traumi. La sofferenza esiste, non ci si può fare nulla.

Noi abbiamo la libertà di scegliere come starvi di fronte. Come l’accettiamo, come ci approcciamo ad essa. Possiamo essere tristi, devastati. Possiamo invilupparci nelle nostre lamentazioni, nel volerne agli altri, a Dio, al sistema, alla realtà in quanto tale, talvolta anche a delle persone in particolare. Ma possiamo anche accettare la situazione, cercare un modo per trovare la bontà e il progresso. Gesù ha invitato quelli che lo amano a seguirlo portando la loro croce. Accettandola, supportandola e andando avanti. Facendo il bene. Malgrado le sue sofferenze e la morte, Gesù ha salvato il mondo. Ecco il cammino verso la santità e la Salvezza.

Nostra figlia soffre, e al contempo cambia il cuore di altri. Ispira in loro la bontà, li motiva ad agire, ad aiutare e a pregare. Forse la sofferenza dei bambini permette agli adulti di toccare il proprio cuore: richiama loro le priorità, li rende più attenti e più benevoli verso gli altri? Forse essa ci obbliga a interrompere la nostra corsa diuturna rivolgendo i nostri pensieri a Dio, Signore della vita e della morte? E ancora, forse ci insegna ad apprezzare ciò che abbiamo: le nostre relazioni, i nostri talenti, la nostra salute, i nostri beni materiali? La sofferenza dei bambini ci dà l’energia per aiutare gli altri.

La malattia, la sofferenza inflitta a quelli che ci sono cari… sono prove tra le più difficili, soprattutto quando toccano i nostri bambini. Quelli che le attraversano conoscono momenti di dubbio, di incomprensione, anche il sentimento di essere abbandonati da Dio. Come questa frase terribile di una madre al capezzale del bambino di due anni, come Maria colpito da un cancro: «Dio è assente dai reparti di oncologia pediatrica». E io stessa riconosco l’intensità della battaglia. Sapete, le lezioni e le conclusioni che traiamo da una tale prova dipendono da noi…

Nelle mani di Dio

Oggi Maria si batte. Ha passato quattro mesi in ospedale. I medici ammettono che il suo stato sia fragile, specialmente a causa delle molte infezioni e delle complicazioni susseguitesi all’operazione. Marysia ha appena finito la sua seconda chemioterapia. I suoi genitori comunque conservano la speranza, mentre cercano specialisti di altri Paesi che possano curare la loro bambina. Gli internauti, del resto, sono già riusciti a raccogliere l’equivalente di 100mila euro per un’ospedalizzazione all’estero.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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