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Miguel Bosé si separa. Due figli restano con lui e due con l’ex compagno

MIGUEL BOSE

LivePict.com I CC BY-SA 3.0

Silvia Lucchetti - pubblicato il 17/10/18

I figli, nati tramite maternità surrogata, vivono un altro dramma oltre quello della separazione dalla madre: crescere lontani dai fratelli

La storia tra Miguel Bosé e lo scultore valenciano Nacho Palau è finita, raccontano i media spagnoli. La notizia è stata lanciata da El Mundo con il titolo: «Miguel Bosé e Nacho Palau si spartiscono i figli» (Io donna) e ha generato immediatamente grandi dissensi. E spartire non è utilizzato a caso perché la coppia ha deciso di separare i quattro figli avuti tramite utero in affitto: i gemelli Diego e Tadeo di 7 anni sono andati a vivere in Messico con il cantante mentre i gemelli Ivo e Telmo di 5, sembra formalmente adottati dallo scultore (Ibidem), sono rimasti con lui a Valencia.

Ma i figli si possono dividere come si fa con le case? le macchine? i libri?

Leggo sul vocabolario on line della Treccani alla voce “spartire”: spartire il bottino, il guadagno, spartire il patrimonio tra i figli… non i figli stessi!

«La decisione è stata difficile, ma non si poteva fare altro che dividere i bambini. Oggi i fratellini sentono molto la mancanza gli uni degli altri, ma i loro papà suppliscono a questa carenza con lunghe sessioni via Skype» (Ibidem).

Ma nessuna tecnologia può sostituire la vita insieme, i giochi, le corse, i cartoni, i litigi.
Chissà quanto dolore proveranno questi bambini! Dopo aver subito forzatamente la separazione dalla loro madre (vuoto impossibile da colmare) un altro trauma: crescere lontani dai fratelli.
Per un genitore è inimmaginabile rinunciare al rapporto con uno dei figli e soprattutto dividere un fratello dall’altro. Questa decisione sembra essere dettata dall’egoismo, la stessa che ha fatto scegliere al cantante la maternità surrogata.


CRISTIANO RONALDO, FIGLIE

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https://www.instagram.com/p/BS7BTpljHyh/?taken-by=miguelbose

La prima maternità surrogata: Diego e Tadeo

Nel 2011, Miguel Bosé aveva annunciato al mondo su Facebook la nascita di Diego e Tadeo tramite una maternità surrogata portata avanti negli Stati Uniti:

«Siamo già a casa e in buona salute, sono l’uomo più felice sulla terra»(Io donna)

La seconda: Ivo e Telmo

E due anni dopo aveva dichiarato alla rivista spagnola Shangay:

«Sono un padre single. Non ho due figli come credevate, ma ne ho quattro. Sette mesi dopo la nascita di Diego e Teo, sono nati Ivo e Telmo, finora non la sapeva nessuno»(Ibidem)

È stato il mio amico Ricky Martin a suggerirmi una madre “in affitto”

«I bambini crescono tutti insieme nella villa di Madrid, lontano da occhi indiscreti. Quando ho sentito il desiderio di diventare padre, avevo già superato i 50 anni e quindi l’adozione mi era già preclusa in tutto il mondo. È stato il mio amico Ricky Martin, padrino di Tadeo, a suggerirmi una madre “in affitto”» (Io donna)



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Re Salomone e le due donne che sostenevano di essere entrambe madri dello stesso figlio

Questa triste vicenda richiama alla nostra mente l’episodio del giudizio di Salomone, vale la pena rileggere il brano:

Un giorno andarono dal re due prostitute e si presentarono innanzi a lui. Una delle due disse: “Ascoltami, signore! Io e questa donna abitiamo nella stessa casa; io ho partorito mentre essa sola era in casa. Tre giorni dopo il mio parto, anche questa donna ha partorito; noi stiamo insieme e non c’è nessun estraneo in casa fuori di noi due. Il figlio di questa donna è morto durante la notte, perché essa gli si era coricata sopra. Essa si è alzata nel cuore della notte, ha preso il mio figlio dal mio fianco – la tua schiava dormiva – e se lo è messo in seno e sul mio seno ha messo il figlio morto. Al mattino mi sono alzata per allattare mio figlio, ma ecco, era morto. L’ho osservato bene; ecco, non era il figlio che avevo partorito io”. L’altra donna disse: “Non è vero! Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto”. E quella, al contrario, diceva: “Non è vero! Quello morto è tuo figlio, il mio è quello vivo”. Discutevano così alla presenza del re. Egli disse: “Costei dice: Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto e quella dice: Non è vero! Tuo figlio è quello morto e il mio è quello vivo”. Allora il re ordinò: “Prendetemi una spada!”. Portarono una spada alla presenza del re. Quindi il re aggiunse: “Tagliate in due il figlio vivo e datene una metà all’una e una metà all’altra”. La madre del bimbo vivo si rivolse al re, poiché le sue viscere si erano commosse per il suo figlio, e disse: “Signore, date a lei il bambino vivo; non uccidetelo affatto!”. L’altra disse: “Non sia né mio né tuo; dividetelo in due!”. Presa la parola, il re disse: “Date alla prima il bambino vivo; non uccidetelo. Quella è sua madre”. Tutti gli Israeliti seppero della sentenza pronunziata dal re e concepirono rispetto per il re, perché avevano constatato che la saggezza di Dio era in lui per render giustizia. (1re 3, 16-28)

A proposito della spartizione di Miguel Bosé e dell’ex compagno scrive su Facebook il giornalista e presidente del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi:

Per i più confidenti con le Sacre Scritture tornerà alla mente l’episodio di re Salomone e delle due donne che reclamano lo stesso figlio e il re le mette alla prova trovando un saggio modo per “spartirlo”: a fil di spada. Una metà a una donna, una metà all’altra. Lì esce fuori la vera madre, che dice di consegnarlo all’altra ma di non ucciderlo. Sono episodi che raccontano come sia davvero incomprensibile, umanamente impensabile, l’idea per un genitore di doversi privare del rapporto con i propri figli. E raccontano anche come dall’utero in affitto non possa derivare vera genitorialità, i figli acquistati con una transazione di tipo commerciale dopo aver pagato la donna che li partorisce sono ipso facto ridotti a cose. Le cose, sì, si possono spartire. Il tv al plasma a te, l’aspirapolvere senza fili a me. I figli no. (…) la vera madre dell’episodio di Salomone rinuncia al figlio pur di non vederlo “spartito” .

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Se i figli diventano cose di cui disporre, se possono essere privati della loro mamma è normale che sia lecito anche divederli dai fratelli, purtroppo.




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