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Alberto Michelotti e Carlo Grisolia: amici per la pelle con la fama di santità!

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Si conoscono nel movimento giovanile dei Focolari. Da allora nasce una forte amicizia nel segno dell'amore di Cristo. Dialogano con lui attraverso lettere e bigliettini. Poi due fatalità e la morte, per entrambi, ancora ventenni, nel 1980

Alberto Michelotti e Carlo Grisolia sono due giovani amici che incontrano Cristo e restano a lui obbedienti e fedeli. La fedeltà a questa grande amicizia è ricambiata con la vita eterna, nell’aldilà, che incontrano al termine della loro giovane esistenza terrena: muoiono nello stesso anno, il 1980. Alberto aveva 22 anni ed è stato vittima di una tragedia in montagna. Carlo aveva 20 anni ed è stato dilaniato da un cancro.

Una storia di amicizia che è via di santità, ancora più emblematica in questi giorni dedicati al Sinodo dei Giovani. A raccontarla è Francesco Maria Nocelli in “Giovani campioni – 20 storie di Santi a lieto fine” (edizioni Ares).

“C’è qualcuno che entra sempre più nelle mie giornate”

Alberto, genovese, classe 1958. Da ragazzo frequenta Azione Cattolica e parrocchia, fino all’esperienza nei Focolarini. Nelle sue lettere scrive: «Lentamente la mia vita sta cambiando: c’è “Qualcuno” che entra sempre più nella mia giornata, è Gesù. Certi giorni corro per tutta la città, in qualche chiesa c’è l’ultima messa della giornata: lì posso incontrarmi con “Lui” nell’Eucaristia; per riuscirci esco prima dall’università, salto da un autobus all’altro; a un tratto penso: “Alberto, un mese fa queste cose non le avresti fatte per nessuno, nemmeno per la tua ragazza”».

Il discorso con Gesù

In un’altra lettera le sue parole sono straordinarie: «Certamente è arrivata la stanchezza, la solitudine. Anche l’entusiasmo è andato via. Ma sento che tutto è in funzione di un discorso personale tra me e Gesù. Come se non esistesse altro. Lui e me. Mi fa sbattere, mi fa girare, mi fa andare avanti; non so, tante piccole grandi cose dove ho l’impressione di essere nelle mani di uno che ti lavora a suo piacere. E il gioco da parte mia sta nell’amore alla Croce».

Santa messa e Comunione

Alberto, brillante studente, dopo le scuole superiori si iscrive all’Università scegliendo la facoltà di Ingegneria. Di lui stupiscono la capacità attrattiva, la personalità, la sete di verità.

Pur avendo mille impegni, riesce a districarsi tra lezioni ed esami, appuntamenti dei Gen (espressione giovanile del Movimento dei Focolari), vita universitaria, opere di carità, incontri con gli amici… Irrinunciabile, però, è il suo appuntamento quotidiano con la santa Messa e la Comunione.

L’aneddoto del parroco

Racconterà il suo parroco: «Una sera, erano le 22, sento suonare al citofono: era Alberto, che mi dice: “Don, sono Alberto, potresti scendere a darmi la Comunione?”. “Sì Alberto, un attimo e scendo”. Sono sceso, gli ho dato la Comunione e siamo rimasti un po’ insieme. Gli ho chiesto: “Come mai non sei venuto alla Messa delle 19.30?”. Lui mi ha raccontato che aveva incontrato un giovane tossicodipendente e si era fermato ad ascoltarlo, poi lo aveva invitato in un bar, gli aveva offerto qualcosa da mangiare e gli aveva dato dei soldi, quindi era venuto a fare la Comunione. Mi ha detto: “Guarda Don, senza Gesù, se io non faccio la Comunione tutti i giorni, io non ce la faccio: Gesù è davvero la mia forza”».

Due caratteri opposti

Tra i tanti amici di Alberto spicca Carlo Grisolia, di due anni più piccolo. Si conoscono nei GEN, e pian piano approfondiscono un rapporto che è crescita umana e spirituale.

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