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Donne escluse dal voto al Sinodo. «C’è malessere», avverte un Padre

SYNOD18
Antoine Mekary | ALETEIA | I.Media
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Il documento finale sarà votato il 27 ottobre. Ma non tutti i presenti potranno votarlo. Ecco perché

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Il documento finale del Sinodo dei vescovi sui giovani, che verrà sottoposto all’attenzione dei padri sinodali sabato 27 ottobre, «verrà votato numero per numero, con la maggioranza dei due terzi dei voti per ogni votazione».

Lo ha spiegato il prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini, durante il briefing in Sala stampa vaticana. «Si sta valutando se far accompagnare il documento finale da un messaggio ai giovani», ha aggiunto a proposito di una delle proposte circolate in aula. Intanto,

«La pubblicazione del documento finale sarà decisa dal Santo Padre, qualora decidesse di pubblicarlo», ha precisato Ruffini in risposta alle domande dei giornalisti.

“Qualcosa non va”

Il fatto che le religiose donne presenti al Sinodo dei vescovi sui giovani non abbiamo diritto di voto, al contrario di quanto accade per i religiosi uomini, vuol dire che «c’è un certo malessere su questo tema: è un segno che qualcosa non va».

Lo ha detto padre Arturo Sosa Abascal, preposito Generale della Compagnia di Gesù, rispondendo alle domande dei giornalisti. «Questo Sinodo è un Sinodo dei vescovi», ha ricordato il gesuita, «bisogna capire questo nella struttura della Chiesa». Nei sinodi locali, invece, «partecipa tutto il popolo di Dio in condizioni più o meno paritarie. Una delle riforme volute da Papa Francesco è quella di approfondire la collegialità della Chiesa, e di chiedersi in quale direzione si potranno produrre cambiamenti» (Toscana Oggi, 15 ottobre).

La petizione on line

Intanto alcune organizzazioni hanno lanciato una petizione on line per consentire alle donne che stanno partecipando al Sinodo di votare. Al momento sono state raccolte oltre 4.500 firme.

«Due fratelli religiosi ma nessuna suora religiosa, membri dell’attuale Sinodo sui giovani, possono votare. Esortiamo vescovi, cardinali, la leadership del Sinodo dei vescovi, e il Papa a fare in modo che le donne, superiori religiose, lavorino e votino, allo stesso modo, insieme ai loro fratelli in Cristo alle riunioni del Sinodo dei vescovi»: così comincia la lettera che sta raccogliendo in queste ore firme.

A promuovere l’iniziativa sono alcune organizzazioni internazionali: Catholic Women Speak, Donne per la Chiesa, FutureChurch, New Ways Ministry, Quixote Center, Rapport, Voices of Faith, We Are Church International, Women’s Ordination Conference, Women’s Ordination Worldwide (Ansa, 15 ottobre).

Il monito di Marx

Sulla presenza femminile nella Chiesa si era concentrato al Sinodo, nei giorni scorsi, il cardinale Reinhard Marx, presidente dei vescovi tedeschi secondo cui «bisogna superare l’impressione che quando si tratta di potere, la Chiesa in definitiva sia una comunità di maschi».

È giunto il momento di cambiare rotta. E a suggello di questo proposito Marx ha citato il caso della Germania dove dal 2013 i vescovi hanno deciso di «aumentare significativamente la proporzione di donne nei ruoli di responsabilità che nella Chiesa sono accessibili a tutti i laici», di approfondire sul piano pastorale e teologico «la partecipazione femminile» e infine di «promuovere una pastorale attenta alla differenza di genere nella teologia e nella pratica». «Le donne in posizioni di responsabilità – osserva Marx – hanno un ruolo decisivo nello spezzare i circoli clericali chiusi» (Avvenire, 14 ottobre).

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