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Vuoi giudicare il tuo prossimo? Prima trovagli una scusa

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Più che nel “dare”, la carità consiste nel “comprendere”

Pianto e stridore di denti by DentoTeologo Giovanni Biolo

Oggi finiamo di parlare di un tema molto caro a tanta gente (caro nel senso econom… beh ormai la battuta la sapete) sui denti del giudizio.

L’altra volta (“Che grazia i denti del giudizio”) abbiamo parlato del perché esistono i denti del giudizio, ora parliamo del perché toglierli. Un tempo le persone perdevano i molari molto giovani e questo creava lo spazio affinché i denti del giudizio uscissero senza creare problemi. Al giorno d’oggi, invece, c’è molta più prevenzione e spesso i denti del giudizio non hanno abbastanza spazio per uscire bene in arcata.

Oltre a non avere lo spazio necessario, il dente del giudizio può generare una serie di problematiche. Se il dente non esce del tutto (dente del giudizio semincluso) può subire degli ascessi; oppure se il dente è inclinato può spingere sul dente vicino, cariandolo.

Spesso, quindi, togliere i denti del giudizio è necessario per non danneggiare i denti vicini.

E nel cristiano? Qual è quella cosa che bisogna togliere per non danneggiare le persone vicine? Il giudicare, l’argomento dento-teologico di oggi!

Il “giudicare” non è un argomento semplice da trattare. Da una parte è semplice fare la voce grossa dicendo “giudicare è sbagliato, non fatelo! Il Vangelo dice chiaramente non giudicare e non sarai giudicato!”.

Dall’altra però viene subito di risposta “senti da che pulpito viene la predica!”; so infatti di essere il primo a giudicare…

Ma come ogni DentoTeologo che si rispetti (anche se per ora ne esiste solo uno) non mi tiro indietro e proverò a raccontarvi una storia… una “dento-parabola”.

C’erano due bambini che ridevano e scherzavano in modo abbastanza rumoroso all’interno di un vagone della metro. Il padre, seduto lì vicino, non diceva niente; anzi sembrava non accorgersene nemmeno. I bambini giocavano ad acchiapparella (in Veneto si dice ciàpa-scapa) correndo da una parte all’altra del vagone e gli altri passeggeri cominciavano a spazientirsi. “Che bambini maleducati! Ma ancora più maleducato è il padre che vede e non dice niente!” cominciavano a dire le persone. Il gioco continuava e lo sgomento giudizioso pure. Fino a che un signore non ce la fece più, andò dal padre silenzioso e gli disse: “Senta, i suoi figli stanno disturbando tutti, sono dei maleducati! Li sgridi e dica loro di stare seduti in silenzio!”. Il padre alzó lo sguardo assorto e rispose a voce mesta: “Ha ragione, sono mortificato. La madre dei miei figli sta morendo e stiamo andando in ospedale a darle l’ultimo saluto. Loro non lo sanno ancora e volevo lasciar loro gli ultimi attimi di spensieratezza”. Il signore che aveva posto la domanda rimase di sasso e rispose: “Li lasci pure giocare”.

Il moLare della storia? Più che nel “dare”, la carità consiste nel “comprendere”. Perciò cerca una scusante per il tuo prossimo, la troverai quasi sempre.

Un saluto dal vostro DentoTeologo di fiducia, Giovanni Biolo

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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