Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

San Giovanni Paolo II, padre del Concilio Vaticano II

© KNA-Bild / CIRIC
Novembre 1980: Jean Paul II salue le card. Joseph RATZINGER, archevêque de Munich, à l'issu de son voyage en Allemagne. November 1980: John Paul II and card. Joseph RATZINGER, archbishop of Munich, at the end of his trip in Germany.
Condividi

Il ruolo che il giovane vescovo Karol Wojtyła giocò al Concilio Vaticano II e quanto egli se ne aspettava sono cose che lumeggiano il suo pontificato. La sua preoccupazione essenziale era l’apertura della Chiesa alla dimensione storica dell’incarnazione, attorno ad alcune questioni dottrinali decisive: la persona umana, l’ecumenismo, la missione dei laici, la relazione col mondo.

La partecipazione di Karol Wojtyła al Concilio Vaticano II come “Padre”, vale a dire come vescovo, l’ha preparato al suo ministero di pastore della Chiesa universale. Essa merita di essere meglio conosciuta, a cominciare dalla sua risposta all’inchiesta preparatoria rivolta a partire dal 1959 ai vescovi di tutto il mondo. In essa si domandava a ciascuno di dire liberamente che cosa avrebbe voluto veder trattato da un concilio.

Il tempo della Chiesa

Nella breve risposta di mons. Karol Wojtyła, giovane vescovo di 39 anni, la frase introduttiva colpisce per il suo stile lapidario: «I tempi ai quali la vita della Chiesa è giunta, suggeriscono di elaborare alcune importanti questioni dottrinarie». Il vescovo di Cracovia enumerò allora delle questioni concernenti la fede e la Chiesa, come una conseguenza dei tempi attuali. Da allora, lo abbiamo sentito invitare ogni Chiesa a prendere coscienza dei suoi duemila anni di esistenza, del cammino che Essa percorre con, in mezzo e per il mondo. Non è semplicemente una questione di “adattamento”. Il fondamento è profondo: è quello dell’intimo legame che unisce la Chiesa alla decisione salvifica di Dio, di entrare nella storia mediante l’incarnazione.

Senza dubbio si riconoscerà qui una duplice influenza filosofica e storica. Il seminarista, il giovane prete e poi il professore a Lublino, è stato segnato dalle filosofie della storia. E soprattutto sappiamo quanto nel solco del cardinal Stefan Wysynski il popolo di Polonia abbia saputo rileggere nella fede la sua propria storia al lume della storia della salvezza. Che cosa non si è detto sull’estrazione polacca di Giovanni Paolo II? Il suo passaggio dalla sede di Cracovia a quella di Roma, lungi dall’essere una chiusura, fu un dono di apertura per tutta la Chiesa a questa dimensione storica.

Questo aspetto della fede è il fondamento che san Giovanni Paolo II diede egli stesso alla sua devozione mariana, espressa dal motto “totus tuus”:

Avverto l’importanza delle parole della preghiera dell’Angelus: «L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria ed ella concepì per opera dello Spirito Santo… E il Verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi». Esse esprimono il cuore dell’avvenimento più considerevole che si sia prodotto nella storia dell’umanità. Questo spiega l’origine del Totus Tuus.

San Giovanni Paolo II affermò questo senso della storia nel suo grande desiderio di vedere la Chiesa e l’umanità celebrare l’ingresso nel terzo millennio. Fu la grande opera del suo pontificato:

L’incarnazione del Figlio di Dio permette di vedersi realizzare la sintesi definitiva che lo spirito umano, a partire da sé stesso, non avrebbe potuto neppure immaginare: l’Eterno entra nel tempo, il Tutto si nasconde nel frammento.

I temi principali

Molti temi dominano il documento preconciliare del vescovo Karol Wojtyła: la persona umana, l’ecumenismo, la Chiesa e i suoi membri – laici, preti, religiosi… – altrettanti temi che avrebbero segnato il suo pontificato.

La proposta di Karol Wojtyła, di approfondire la traccia personalista, non è un rigetto degli elementi di metafisica, di antropologia e di etica aristotelico-tomistica, dei quali più tardi avrebbe confessato di dovere tutto ad essi, fino all’incontro col pensiero di Max Scheler, che criticava Kant, e con la fenomenologia.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.