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La madre di Montini lo fece per la pianeta del figlio: lei trasformò l’abito nuziale in veste battesimale per i suoi bimbi

ROBE BAPTEME

© Bérengère H

Giovanni Marcotullio - Mathilde De Robien - pubblicato il 15/10/18

Giuditta Alghisi confezionò una ricchissima ed elegante pianeta al figlio Giovanni Battista, futuro Paolo VI, per la sua prima Messa. Bérengère, sposata e madre di 5 figli, ha trasformato il suo abito da sposa in veste battesimale per i suoi figli. Un’idea originale e piena di senso per un capo d’abbigliamento carico di storia famigliare.

In questi giorni che ci hanno portati alla canonizzazione di Paolo VI non ci sarà mancata occasione di vedere in qualche servizio la pianeta della prima messa del novello sacerdote Giovanni Battista Montini: donata nel 2015 da Papa Francesco al Santuario della Madonna delle Grazie in Concesio, dove il 30 maggio 1920 il futuro pontefice la utilizzò per la prima volta, è li conservata ed esposta in una teca.

Il sacerdozio che discende dal matrimonio

Ciò che fa la particolarità di questo paramento liturgico – oltre all’evidente eleganza dei ricami in oro, è il candore del raso di seta, la cui confezione viene dall’abito da sposa di Giuditta Alghisi, madre di don Giovanni Battista. Dal punto di vista teologico colpisce come il senso della fede fosse tanto acuto, nella famiglia Montini, da lasciar vedere pacificamente come non solo fosse un bel gesto quello di adoperare la stoffa dell’abito nuziale della madre per la pianeta del figlio, ma pure come i misteri dell’Ordine e del Matrimonio restino perennemente in una irripetibile dialettica, o per meglio dire in una irriducibile dialogica.

Qualcosa del genere, del resto, dovette intuire la signora Bérèngère, che in anni più recenti ha confezionato una veste battesimale per i suoi cinque figli. Architetto per formazione, fotografa nel tempo libero, donna d’armi e recentemente responsabile di comunicazione, Bérengère non ha un’anima conservatrice e non vede grande interesse a sovraccaricare i propri scatoloni con l’abito nuziale. Allora le è venuta voglia di trasformarla in un vestito che avesse del senso. L’idea di farne o un abito da sera la disgustava, tenuto conto del simbolo di purezza che implica l’abito nuziale: così nel 2004, alla nascita del suo primogenito, decise di farne… una veste battesimale.

Per tutta la lunghezza della gonna in piqué di cotone bianco ritagliò una cappa. Ridusse il girovita con dei plissé in modo da ricavare un collo, su questo ha applicato un collo Claudine e un piede di collo con l’aiuto dei bordini recuperati dall’abito iniziale. Ha lasciato dei fori per le braccia e il gioco è fatto. Dal punto di vista pratico, la veste è perfettamente adatta ai battesimi perché s’infila facilmente, a differenza dei capi in pizzo delle nostre antenate, che richiedevano una certa agilità e alcuni minuti.

Un abito carico di senso

Prima di tutto, per Bérengère, la simbolica di questo vestito risiede nel fatto che esso «porta la vita sacramentale di tutta la famiglia». È per segnare questo nesso tra il loro matrimonio e i battesimi che sull’orlo della veste ha ricamato successivamente, e con filo colorato, le date di battesimo e i nomi dei loro cinque bambini. Un modo per conservare traccia di questi sacramenti unici. Un modo per dare un altro senso all’abito bianco senza snaturare la sua identità d’origine.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
battesimopaolo vipapa paolo visacerdozio
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