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Vi raccontiamo gli incontri con il diavolo di 5 preti esorcisti

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Da Don Alfonso Commod a Don Leone Iorio: manifestazioni sataniche avvenute in tutta Italia. Malefici e Massoneria come cause di venuta dei demoni

3) Padre Candido Amantini

Padre Candido Amantini è lo storico esorcista della Scala Santa a Roma. Molto stimato e ammirato nella Capitale, ogni giorno fronteggiava folle di persone che si recavano da lui per chiedere una liberazione.

CANDIDO AMANTINI
confraternityofthepassioninternational.org

Ricorda il suo figlio spirituale, Don Giorgio Alessandri, che Padre Candido sapeva subito individuare, streghe, fattucchiere, stregoni. Non dava loro il tempo di entrare nella sacristia che diceva subito: “Fuori!”. Mi ricordo che un giorno venne una signora che portava una busta e siccome non c’era l’altro sacerdote, padre Romualdo, che dava benedizioni ordinarie, si rivolse a padre Candido: “Padre, mi deve benedire questa busta di rosari”. “Ah – disse padre Candido – di rosari? L’apra, signora”. “Ma, padre, basta che lei faccia così, che dobbiamo vedere i rosari?”. “L’apra, su!”. Aperta, la busta, c’erano delle zampe di coniglio.

«Un’altra volta – ricorda Don Giorgio – c’era un religioso, fra Bonaventura, è morto da tanti anni, un fratello laico che stava alla porta della Scala Santa. Portarono una bottiglia di vino, io stavo là, e mi dissero: “Questo è per padre Candido”. Io dissi: “Non glielo devo dare io, glielo dia lei”, perché pensavo: “Con tutti questi matti, non vorrei che ci fosse il veleno, dopo se la prendono con me”. Arrivò padre Candido e disse: “Butta la bottiglia”. Il frate prese la bottiglia e la buttò dalla finestra della Scala Santa. Dopo qualche istante, sbigottito, vidi risalire la bottiglia. Venni a sapere che conteneva una bevanda maleficiate».

4) Don Giuseppe Tomaselli

Don Giuseppe Tomaselli, noto esorcista siciliano, classe 1902, praticò il suo primo esorcismo quando aveva solo trentadue anni, sei di sacerdozio e fama di sacerdote pio e coraggioso, tanto da ricevere l’incarico da parte del vescovo di affrontare il demonio. Annotò nel suo diario: «L’insieme dei fenomeni diabolici, i colloqui col demonio mi fecero riflettere molto».

L’attività di esorcista, svolta su incarico di diversi vescovi, continuerà per molti anni e influirà notevolmente sul suo cammino di ascesi spirituale, sul suo carattere e quindi sulla sua attività apostolica. Si credeva bersaglio particolare del demonio. Nella lotta rispondeva con le armi spirituali: preghiera e mortificazione. Ma rispondeva anche con le denunzie orali e con gli scritti.

Paolo VI e il diavolo

Sono parecchi i suoi scritti contro il diavolo. In uno intitolato Intervista con Melid (demonio impuro), nell’introduzione scrive: «Il Sommo Pontefice Paolo VI in uno degli illuminati discorsi, il 15 novembre 1972, accennò al demonio e al male che esso produce nel mondo. Contro il detto del Papa ci fu una levata di scudi specialmente da parte degli ignoranti e degli irreligiosi: “Ma la Chiesa parla ancora del demonio? Ancora si crede a certe dicerie dei secoli scorsi? Il demonio come persona non esiste; è la semplice personificazione ideale del male in genere”».

Persuase che don Tomaselli avesse un conto aperto col demonio, molte persone ricorrevano a lui per essere liberate dal malocchio e dalle fatture. Lui accoglieva pazientemente queste persone e le ascoltava. Constatava che si trattava per lo più di superstizioni e si sforzava di tranquillizzarle, ma, dinanzi a certe manifestazioni, si persuadeva che c’era lo zampino del demonio e allora ricorreva ai suoi mezzi preferiti: l’esposizione della dottrina della Chiesa in materia e la preghiera in comune. Le fatture che gli portavano per lo più le bruciava, alcune più caratteristiche le conservava.

A chi chiedeva: «Don Tomaselli, ma lei ci crede davvero a queste cose?», lui rispose: «Ci vuole discernimento, ma credo che Satana solo col permesso di Dio può fare questi sortilegi».

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