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Cosa possiamo fare noi, in concreto, per rimediare agli abusi ecclesiastici?

© Public Domain
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In sala stampa i giornalisti continuano a interpellare i Padri sinodali sugli abusi (e li intendono praticamente sempre e solo sessuali); oltralpe un'organizzazione scoutistica scrive un documento con delle richieste ai vescovi francesi e al Papa; tutti noi ci domandiamo quali vie possiamo percorrere per aiutare la Chiesa in questo delicato momento. Ecco alcune considerazioni.

Come già abbiamo avuto modo di dire, dalle 14 relazioni dei circoli minori non risulta che il sinodo si sia particolarmente interessato alla questione degli abusi sessuali nella Chiesa (e ancora meno si è interessato ad altre, quali i “cattolici lgbt”, che alla vigilia dell’assise sinodale venivano date per dominatrici incontrastate).

I giornali tuttavia non hanno inventato le dichiarazioni di sana pianta: degli abusi si è parlato, sì, ma soprattutto nei quotidiani briefing con la stampa, quando il prefetto Paolo Ruffini e i Padri sinodali che di volta in volta lo accompagnano incontrano i giornalisti nell’aula a ciò deputata in Vaticano. Le domande dei giornalisti allora spaziano (sarebbe ingiusto dire che si riducano a quelle sugli scandali), e spaziando qua e là è quasi impossibile che gli scandali sugli abusi non tornino in ballo. Del resto si può ricordare a tal proposito che era stato il (discusso) arcivescovo di Philadelphia a suggerire di sospendere il Sinodo sui giovani perché «i Vescovi non avrebbero in questo momento assolutamente alcuna credibilità per affrontare questo argomento». Una dichiarazione insipidamente mondana che ci avrebbe fatto perdere le sapide osservazioni sull’incongruità della nomenclatura e della categoria di “lgbt” in un’assise sinodale (finora il più notevole intervento dello stesso Chaput al Sinodo): la verità è che la credibilità dei Vescovi non discende essenzialmente dal loro essere esemplari, bensì dalla fedeltà di Cristo alle proprie promesse. Giustamente i Vescovi non debbono abusare di tale Grazia, altrettanto giustamente essi per primi non debbono dubitarne.

E che dire delle dichiarazioni rilasciate il 5 ottobre dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e presidente della Conferenza episcopale tedesca?

Più volte, i vescovi in Germania e in tutto il mondo hanno espresso il loro orrore e la loro vergogna per la costante rivelazione di nuovi casi di abusi sessuali e violenze fisiche. Anch’io sono senza parole per gli abominevoli crimini che i sacerdoti in particolare, ma anche altri impiegati, hanno commesso per proteggere l’istituzione della Chiesa cattolica. Vorrei essere chiaro: le parole di sgomento non bastano. Dobbiamo agire.

Vero e condivisibile, e tuttavia – malgrado si esprima l’intenzione di «concentrarsi sulle caratteristiche strutturali specifiche della Chiesa cattolica che possono facilitare l’abuso sessuale e rendere più difficile la prevenzione» – lo stesso insistere sul solo abuso sessuale laddove Papa Francesco ha non casualmente indicato la formidabile terna degli abusi sessuali, di coscienza e di potere può allontanare dalla percezione dell’insieme proprio mentre si dichiara di volerci vedere chiaro.

Un mio amico e collega che si occupa di cose sicule mi ha illustrato con dovizia di dettagli quanto «pure l’antimafia possa a certe condizioni diventare una mafia». È lo stesso, fatalmente, anche per l’anticlericalismo: non solo non bastano le intenzioni e le dichiarazioni… le stesse azioni rischiano dapprima di cadere nel vuoto e poi di risorgere come un’anti-struttura, un anti-sistema che perciò stesso compendierà tutti i difetti del sistema che contrasta… e ne aggiungerà altri.

La Chiesa si è dotata da sempre di momenti sinodali proprio perché anche per dei vescovi esperti e prudenti può essere difficile discernere la via migliore, in un dato momento, per aiutare – diuturno compito dei pastori – la conversione dei cristiani: difficile ai limiti dell’impossibile, se restano isolati, ma possibile al limite della facilità se si riuniscono nello Spirito del Risorto.

Restano sempre in agguato le tentazioni clericali, anche se annidate sotto cumuli di spergiuri anti-clericali, perfino tra i laici. Ho letto (e tradotto qui di seguito) il testo di un appello scritto da Marie Mullet-Abrassart e Olivier Mathieu, la prima presidente degli Scout e delle Guide di Francia, il secondo delegato generale della medesima associazione. Come si vedrà, il testo si compone di tre parti: una introduzione, una dichiarazione e una petizione (articolata in tre brevi punti). Anticipo soltanto che il tutto vibra di un bell’entusiasmo, il che comporta anche che tremi di una certa instabilità e inesperienza. Un testo naïf, per certi aspetti, che esprime al contempo alcune potenzialità e alcuni limiti delle nostre Chiese in Europa.


Cile, Stati Uniti, Germania: gli scandali legati alla Chiesa si succedono e la Francia non è risparmiata. Bisogna che solleviamo tutte le nostre domande e che, con un intervento esterno e indipendente, portiamo urgentemente alla luce tutto il male che è stato commesso. Gli Scout e le Guide di Francia sono pronti a contribuire a questo compito.

Al di là della gravità dei fatti, ci feriscono anche gli insopportabili silenzi e connivenze che vengono da una Chiesa che dovrebbe avere cura dei più deboli. Oggi non è più tempo del pentimento, non è più solo il tempo indispensabile della preghiera. Papa Francesco ha inviato un’inedita circolare all’insieme dei cattolici del mondo, un appello del quale facciamo ancora fatica a percepire la portata, come a suo tempo non si era dato il giusto valore alla carica del Papa contro le “quindici malattie della Curia”, quattro anni fa. Vogliamo prendere in pienezza il posto che ci compete in questa conversione alla quale il suo appello ci invita – appello rinnovato dalla Conferenza Episcopale Francese in settembre. Se non ci impegniamo «nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui abbiamo tanto bisogno», allora tutti gli sforzi per lottare contro la pedocriminalità saranno vani. Non saremo noi a sradicare il Male, però possiamo cambiare la cultura che lo favorisce.

«Vogliamo tornare ad essere resistenza contro il ripiego identitario»

Lungi dall’opporre chierici e laici, il clericalismo minaccia ogni cattolico. Scriveva Bernanos:

In fondo la massa dei cattolici che vediamo a messa ogni domenica non desidera sapere altro, dalla religione, se non quanto può confermarli nella buona opinione che hanno di loro stessi.

Noi siamo la suddetta “massa” oppure seguiamo Cristo?

Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete accolto; ero nudo e mi avete vestito; ero malato e mi avete visitato, in carcere e siete venuti a trovarmi.

Ognuno ha di che discernere, su questa questione; ma collettivamente noi vogliamo cambiare la Chiesa per rendere più visibile la sua bellezza. Noi vogliamo tornare ad essere resistenza contro il ripiego identitario, contro ogni forma di arroganza. Noi conosciamo l’immenso tesoro della fede ricevuta dalla Chiesa, che noi vogliamo trasmettere dopo di noi con la testimonianza di quei numerosi e anonimi cristiani che dànno una parte della loro vita.

Lo scoutismo è un cammino che continua a nutrire lo slancio missionario di cui abbiamo bisogno. Ma le centinaia di cappellani, di accompagnatori e accompagnatrici spirituali in seno agli Scout e alle Guide di Francia, consacrati o no, soffrono oggi il sospetto. Eppure noi sappiamo fino a che punto il loro impegno sia indispensabile e apportatore di una inestimabile ricchezza. Siamo in prima linea per constatare i danni della crisi attuale sulla gioventù. Troppi giovani, scoraggiati dalla concentrazione da una parte su tematiche di morale e dall’altra sugli affari, se ne vanno in silenzio. La gioventù si aspetta dai cristiani risposte e atti poste su altri livelli, la cui posta riguarda grandi sfide per l’uomo e per il pianeta.

La Chiesa può cambiare, anzi comincia a farlo: in fondo e nella forma, il Sinodo dei giovani aperto da poco lo dimostra. Ci aspettiamo che la Chiesa oggi dia ai giovani, ai laici, alle donne, il posto che spetta loro. Malgrado tutta la loro buona volontà, troppi responsabili sono ancora prigionieri di una cultura piramidale. Le procedure sinodali dei nostri fratelli e sorelle protestanti e ortodossi possono essere fonte d’ispirazione.

Davanti all’urgenza e alla gravità della situazione, ma anche davanti alla Speranza che dobbiamo portare – di una Chiesa atemporale ancorata nel proprio tempo – noi domandiamo ai nostri vescovi:

  • di accettare e di accelerare la necessaria conversione radicale di una Chiesa che deve dare alle donne, ai giovani e ai laici il posto che spetta loro, ovunque e a tutti i livelli, compresi quelli del governo della Chiesa di Francia;
  • di organizzare un primo incontro tra movimenti e l’Assemblea plenaria dei vescovi prima del summit sugli abusi sessuali convocato dal papa per febbraio;
  • di organizzare un sinodo nell’autunno 2018 che permetta il dibattito su questi argomenti, e la cui attuazione avvenga in co-responsabilità tra chierici e laici, donne e uomini, in una dimensione intergenerazionale.

Per tutto questo e per molto altro ancora, essi sanno di poter contare sull’impegno infaticabile degli Scout e delle Guide di Francia affianco a loro.


Fortunatamente questi due giovani sono riusciti a condensare nei tre punti della petizione dei vividi segnali di inesperienza e perfino di ignoranza: così prendono un nome le piccole stonature che di quando in quando affioravano a increspare un testo tutto teso dalle buone intenzioni (le quali, come è noto, pavimentano la via dell’inferno).

Anzitutto mostrano di non sapere che non esiste alcuna “Chiesa di Francia”, ma semmai una Chiesa universale sussistente in molte Chiese particolari in Francia: la questione non è di lana caprina, tenerla a mente è utile proprio per evitare quegli eccessi del tipo “non siamo una filiale di Roma” che non a caso prendono il nome di “gallicanesimo”. La conversione della Chiesa è sì necessaria ed è radicale, ma la Chiesa deve convertirsi anzitutto e soprattutto al suo Signore, non a presunte e non meglio giustificate “necessità”: bisognerebbe capire meglio quale sia il concetto di “dare a donne, giovani e laici il posto che spetta loro”, ma a quanto si legge sembra di assistere a una sorta di convocazione degli “stati generali della Chiesa”. Il che semplicemente non esiste: difficile poi dimenticare che dalla riunione nella sala della Pallacorda all’avvio del Terrore passarono appena quattro anni e pochi mesi. Una lezione cruenta della storia francese che meriterebbe studenti più attenti.

Più comica è la richiesta di “organizzare” un sinodo per l’autunno del 2019: evidentemente gli estensori sono così pronti ad assurgere a ruoli di governo nella Chiesa da ignorare che Papa Francesco ha convocato un sinodo “per l’autunno del 2019” quasi un anno fa – e il tema sarà l’Amazzonia.

Paradossalmente, la richiesta più sensata è la seconda, quella che appare la meno fattibile: degli incontri periodici e strutturati fra l’assemblea plenaria dell’episcopato di un Paese e una rappresentanza qualificata del laicato – scongiurando in radice la sciagurata ipotesi di concepirle come due camere di un governo – sarebbe certamente uno strumento utilissimo per il nostro tempo, ma non mancherebbero le difficoltà. Ad esempio:

  1. chi decide quali movimenti vengono convocati? Ve ne sono di piccolissimi… si stabilisce una soglia?
  2. come si sceglie la rappresentanza dei cattolici “di parrocchia”, che magari praticano anche più assiduamente di quelli coinvolti in un movimento ma sono immersi in un estraniante anonimato? Li convoca il parroco? Il Vescovo? Dunque diventano variabili dipendenti del clero… e a che scopo portarli in una simile assemblea?

A mio avviso una vera assemblea dei laici avrebbe, ad esempio, un grande ruolo da giocare all’interno dei media: televisioni e giornali “cattolici” gestiti responsabilmente dai laici sarebbero senza dubbio più autentici e più incisivi di quanto attualmente risultino, ma mettere mano a un simile progetto significherebbe porre condizioni quasi irresistibili per feroci lotte di potere. Molto denaro, molto prestigio, molta influenza… disporre di centinaia di posti di lavoro significa avere forti leve per consolidare clientele, nonché di una longa manus capace di formare (e piegare) capillarmente l’opinione pubblica. E certo, il fatto che attualmente queste cose non siano in mano ai laici non significa che siano al sicuro: oltre a correre i medesimi rischi dei laici (se non peggiori), i vescovi usurpano anche, per così dire, realtà eminentemente temporali, la cui animazione evangelica spetta «propriamente, anche se non esclusivamente», ai laici (Gaudium et spes 43).

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