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San Giovanni XXIII ebbe l’idea del Vaticano II dal suo Angelo custode

JOHN XXIII
Fr Lawrence Lew, O.P.(CC BY-NC-ND 2.0)
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Il Papa buono nutriva una fede spontanea nella presenza affettuosa e fattiva del suo Angelo custode

Papa Giovanni XXIII (Angelo Roncalli – 1959-1963), il cui nome di battesimo era dedicato agli Spiriti beati, era assai devoto all’Angelo custode. Mons. Loris Capovilla, suo segretario particolare, ha riferito un episodio assai significativo. Giovanni XXIII aveva iniziato alla domenica a recitare dal balcone del palazzo apostolico la preghiera dell’Angelus, seguita dall’invocazione all’Angelo custode e dall’Eterno riposo ai defunti. Il segretario ricorda che un prelato fece rilevare al papa che forse si poteva non fare l’invocazione all’Angelo, in quanto l’affidamento di ogni essere umano ad uno spirito celeste non era un dogma definito dalla dottrina cattolica. A questa osservazione, papa Giovanni, con una punta di umorismo, commentò: “Bravo questo teologo. Per fare un piacere a lui io dovrei fare un dispetto al mio Angelo custode”.

A diciotto anni, il futuro papa, nel suo diario di seminarista, aveva scritto: “Un Angelo del cielo nientemeno, mi sta sempre accanto ed insieme è rapito in una continua estasi amorosa con il suo Dio. Che delizia al solo pensarci! Io dunque sono sempre sotto gli occhi di un Angelo che mi guarda, che prega per me, che veglia accanto al mio letto mentre dormo…”. Mons. Roncalli, quando era nunzio in Francia, in una lettera alla nipote suora confidò il suo amore agli Spiriti celesti: “Che consolazione sentircelo ben vicino questo celeste guardiano, questa guida dei nostri passi, questo testimone anche delle più intime azioni. Io recito ‘l’Angele Dei’ almeno cinque volte al giorno e sovente converso spiritualmente con lui, sempre però con calma e in pace. Quando debbo visitare qualche personaggio importante per trattare gli affari della Santa Sede, lo impegno a mettersi d’accordo con l’Angelo custode di questa persona altolocata, perché influisca sulle sue disposizioni. È una piccola devozione che mi insegnò più di una volta il Santo Padre Pio XI”.

In cinque anni di pontificato il “Papa buono” commentò, non meno di 40 volte, i compiti degli Angeli
custodi, raccomandandone sempre la devozione. Papa Giovanni è passato alla storia perché ha indetto il Concilio Ecumenico Vaticano II; ebbene, in una confidenza fatta ad un vescovo canadese, il papa attribuì l’idea del Concilio ad un’ispirazione che Dio gli aveva dato nella preghiera, tramite il suo Angelo custode. Il beato Giovanni XXIII il 9 settembre 1962 nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri alle Terme ribadiva che la nostra fede ci insegna che non siamo soli. Il pontefice ricordava che “come l’anima è creata da Dio per ogni nuovo essere umano, specialmente quando la grazia dei Sacramenti la inviluppa della sua ineffabile luce, un Angelo che fa parte delle Sante Falangi degli Spiriti celesti è chiamato per restare ai suoi fianchi durante tutto il suo pellegrinaggio terreno. E’ bello evocare questa realtà in presenza della Madonna degli Angeli, in questa basilica dedicata a Santa Maria degli Angeli, e non è indifferente che la prima nota delle nostre giornate, delle nostre azioni sia il saluto a Nostra Signora: ‘Angelus Domini nuntiavit Mariæ'”.

Il papa poi andando indietro nel tempo ricordava che “Quando fui chiamato a Roma, nell’ottobre 1958, e dovetti accettare il sovrano pontificato, ricevetti una lettera da uno dei miei amici vescovo, nella quale era richiamato il ricordo di una rivelazione fatta ad una anima santa secondo la quale, al momento della elezione di un papa, dodici Angeli sono designati dal Signore per assisterlo nel compimento del suo alto mandato. Non si tratta qui, beninteso, di una verità di fede, ma è certo che questa enunciazione è la manifestazione di una dottrina che si armonizza con tutto il resto. Comunque sia, attenendoci semplicemente all’Angelo che ognuno di noi possiede, noi siamo saggiamente attaccati a colui che è garanzia e fiducia, e che porta incalcolabile tesoro. Nel corso di una conversazione che ebbi con l’insigne pontefice Pio XI, lo intesi esporre un bellissimo segreto, che conferma che la protezione dell’Angelo custode dona sempre la gioia, che arrangia tutte le difficoltà, che riduce gli ostacoli. Quando mi accade – mi confidava Pio XI – di dover parlare con qualcuno che io so refrattario al ragionamento ed in cui è necessario fare appello ad una certa forma di persuasione, io raccomando allora al mio Angelo custode di mettere al corrente di tutto l’Angelo custode della persona che devo incontrare. Di modo che, una volta realizzata l’intesa tra i due Spiriti superiori, il colloquio si svolge nelle migliori condizioni e si trova facilità. Regina Angelorum; Regina degli Angeli: quale incanto, quale anticipo del cielo, anche nell’esercizio della nostra devozione a Maria, la Madre celeste, incessantemente accompagnata da legioni di Angeli”.

Il 2 ottobre del 1960, festa liturgica dei Santi Angeli Custodi, Papa Giovanni ricordò che nell’udienza generale di giovedì scorso 29 settembre, festa di San Michele Arcangelo, aveva tracciato le grandi opere del Principe della Milizia celeste e degli altri Arcangeli che la Sacra Scrittura ci fa conoscere: Gabriele e Raffaele. Si proponeva ora di riaffermare quanto è importante in ogni vita cristiana comprendere, stimare ed amare la presenza dell’Angelo custode.

Sulla fede di tutto quello che insegna il Catechismo romano, il pontefice sottolineava quanto fosse ammirabile la disposizione della divina Provvidenza che ha confidato agli Angeli l’ufficio di vigilare a che il genere umano ed ogni essere umano non sia vittima di gravi pericoli. Come in effetti, in questa esistenza terrena, i genitori, quando i loro bambini devono intraprendere un viaggio irto di ostacoli e di tranelli, si preoccupano di chiamare vicino ad essi qualcuno che possa prendersi cura di essi e di aiutarli nell’avversità, così il Padre dei Cieli, per ognuno di noi, durante il nostro viaggio verso la patria celeste, ha incaricato i Santi Angeli di aiutarci e di proteggerci con sollecitudine affinché possiamo evitare le trappole, sormontare le passioni, e, sotto la loro guida, non abbandonare mai la via retta e sicura che conduce al Paradiso.

Come pure nel Nuovo Testamento, noi troviamo la pagina luminosa ed emozionante in cui è raccontato l’invio dell’Angelo da parte del Signore presso il Principe degli Apostoli chiuso in una prigione a Gerusalemme ed i prodigi coi quali è stata compiuta la sua liberazione. Il papa ribadiva che i successori di San Pietro hanno sempre avuto apertamente una assistenza speciale del Signore. Ma è anche una verità certa che tutti ed ognuno, siamo confidati alla sollecitudine di un Angelo. Da ciò la viva e profonda devozione che tutti noi dobbiamo avere verso il nostro Angelo custode e che deve farci ridire con fiducia e frequentemente la dolce preghiera che egli aveva appreso nei giorni della sua infanzia. Giovanni XXIII dichiarava quindi: “Possiamo aggiungere che, accedendo al supremo potere, noi dobbiamo, secondo consuetudine, cambiare i nostri nomi di Angelo Giuseppe in quello di Giovanni, che non era stato preso da nessun altro papa da cinque secoli. Nonostante ciò noi abbiamo custodito il primo nome, quello di Angelo. Che la devozione ai Santi Angeli ci accompagni dunque sempre! Durante il nostro pellegrinaggio terreno, quanto rischi non dobbiamo affrontare sia da parte degli elementi della natura in rivoluzione sia dalla collera degli uomini penetrati nel male! Ebbene, il nostro Angelo custode è sempre presente. Non lo dimentichiamo mai, invochiamolo sempre”.

Il 9 agosto 1961 papa Giovanni XIII che si trovava nella residenza estiva di Castel Gandolfo ricordava che questi incontri con i pellegrini, che si succedono a Roma e qui nella residenza estiva del “Castello”, tra il papa ed i suoi innumerevoli figli spirituali, costituiscono un motivo di gioia e di emozione profonda. Ed essi lo sono ugualmente a mezzogiorno, le domeniche e i giorni di festa, quando suona l’Angelus. Essi continuano l’evocazione del dialogo tra il Messaggero celeste e la dolce Madre di Gesù e Madre nostra, che riassume il più alto mistero della vita e della storia – dialogo seguito dalla dolcissima invocazione: Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis -, che fa nascere nel cuore una tenerezza, una esaltazione che sono già come un anticipo del Paradiso.

Giovanni XXIII affermò:

“In realtà, noi siamo ben fatti di terra, noi figli dell’uomo, ma aspiriamo tutti al cielo. La nostra vita è un pellegrinaggio che ci trasporta da un punto all’altro del globo terrestre. Il termine del nostro viaggio risplende nel cielo ed è il paradiso per il quale noi siamo stati creati; ed i nostri anni, gli anni di ognuno di noi, si succedono rapidamente sulle diverse strade che solcano il mondo abitato. Vivere, è muoversi, è incontrarsi … Disgraziatamente questo incontro non è sempre sereno e gioioso; spesso è un urto terribile e funesto.

Non è dunque vero che mai si arriverà, come alla nostra epoca, ad una tale perfezione di mezzi efficaci e rapidi per proseguire questo viaggio sulle strade della terra, del mare e dei cieli? Ma è anche similmente frequente e doloroso dover constatare che il viaggio finisce in tragedia di morte e di lacrime. Noi abbiamo in effetti davanti a noi le impressionanti statistiche dei morti e dei feriti negli incidenti di strada, che raggiungono quasi numericamente i disastri delle guerre del tempo passato. I progressi della scienza e della tecnica pongono dunque l’umanità davanti ad un problema inatteso, che si aggiunge al grande e terribile problema delle inquietudini umane attuali, la cui soluzione appare incerta e minacciosa.

Ebbene, figli carissimi, permettetemi ora, per richiamare i doveri di coscienza riguardanti i pericoli della strada, di indicare, secondo la dottrina della Chiesa, una protezione celeste sicura e preziosissima, che rappresenta uno dei punti risplendenti dell’insegnamento cristiano: cioè l’intervento delle Falangi angeliche, create da Dio per il suo servizio ed inviate dalla Santissima Trinità per la protezione della Santa Chiesa, dei suoi figli, del mondo intero.

Questa protezione è nell’uso della buona vita cristiana una devozione che occupa, nello spirito di colui che sa ben penetrarla, un posto d’onore speciale ed è un motivo di dolcezza e di tenerezza. Permettete che la nostra voce, che si è levata per un avvertimento paterno e commosso in favore del rispetto della vita umana, di ogni vita, della sua e di quella degli altri, ritrovi qui, verso la fine della nostra semplice conversazione, le prime note del linguaggio angelico, che noi siamo felici di ripetere con l’accento più commosso, come quello dell’Angelus. L’evocazione degli Spiriti sublimi, che la sollecitudine vigilante del Padre celeste piazzò e piazza a lato di ognuno dei suoi figli, infonde gioia e coraggio. Gli Angeli del Signore scrutano in effetti il fondo del nostro cuore e vorrebbero renderlo degno dei divini favori.

E’ ad essi che fu egualmente confidato il compito di guidare i nostri passi. E come questo pensiero non potrebbe suscitare una giusta emozione davanti allo spettacolo quasi quotidiano del sangue che bagna le nostre strade e grida pietà al cielo per tante vite umane preziose, di giovani vite piene di promesse, tagliate inutilmente e sconsideratamente?

E’ per questo che il nostro sentimento di viva carità paterna ci ha suggerito di dare una risonanza speciale all’invocazione dei Santi Angeli Custodi. La loro presenza penetra ed avviluppa tutta la storia dei secoli: a fianco dei nostri progenitori e, poi, delle guide del popolo eletto, dei suoi re e dei suoi profeti, fino a Gesù stesso ed ai suoi Apostoli.

L’appello supplichevole all’intervento degli Angeli, incaricati di vigilare sulla nostra infanzia ed il nostro pellegrinaggio – ad ogni età ed in ogni circostanza della nostra vita e della nostra azione -, non crediate, cari figli, che riuscirà a toccare quello che è preso dal fascino ingannatore e inebriante della velocità, al punto di imporre finalmente il rispetto assoluto ed universale delle leggi che regolano il traffico? La dolce e fervente penetrazione della pietà verso gli Angeli intende essere propizia ai pensieri, alle volontà, alle forze stesse della tecnica, che una emulazione malintesa ed una ricerca di superiorità possono condurre alla rovina. E’ per questo che il nostro desiderio è che si aumenti la devozione verso l’Angelo custode. Ognuno ha il suo ed ognuno può conversare con gli Angeli ed i suoi simili”.

Giovanni XXIII ad un gruppo di giovani, il 10 settembre 1961, propose che occorreva che sia sempre richiamata ed incoraggiata la preghiera quotidiana, come in ogni circostanza della giornata, al proprio Angelo custode, in modo tale che ognuno possa non solamente essere protetto contro i pericoli dell’anima, ma anche essere difeso contro gli incidenti che, disgraziatamente, si susseguono così frequentemente sulle strade, in mare e nell’aria.

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