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Il “per sempre” sarà brutto come lo presentano?

COUPLE

Photo by Travis Grossen on Unsplash

María Álvarez de las Asturias - pubblicato il 11/10/18

A molti costa vedere il “per sempre” del matrimonio come qualcosa di positivo. Perché?

Quando si vuole bene a una persona, il fatto che quell’amore duri per sempre non sembra una cosa negativa, ma del tutto positiva. E non mi riferisco solo ai rapporti di coppia, ma a tutte le relazioni affettive: l’amore per i genitori, per figli, fratelli, nonni, amici… Non è difficile che il desiderio che questi amori durino per sempre trovi eco nel nostro cuore.

A molte persone, però, costa vedere quel “per sempre” nel matrimonio come qualcosa di positivo, e diventa un aspetto che spaventa o provoca direttamente rifiuto, forse perché il fatto che un amore sia “per sempre” implica che debba passare per “ogni giorno”, e questo suona più difficile. Ed è qui che si può presentare la “durezza del cuore” che ci impedisce di vedere il “per sempre” come una benedizione.

Questa durezza si può verificare per vari motivi:

  • L’egoismo, unito alla nostra falsa idea di felicità, che ci porta a calcolare se l’altro potrà renderci felici tutti i giorni della nostra vita. Non pensiamo al fatto che amare qualcuno in modo tanto radicale da condividerci la vita in un rapporto di donazione totale (cosa che significa il matrimonio) tirerà fuori e svilupperà nel corso del tempo tutta la nostra capacità di amare, rendendoci migliori. Ci mettamo a calcolare se l’altro sarà sufficientemente bravo da procurarci la felicità che desideriamo nella vita. E sbagliamo perché tendiamo a identificare la felicità con la soddisfazione emotiva e respingiamo l’idea che si possa essere felici nello sforzo, nella generosità, nella lotta contro l’egoismo, nella donazione di sé. Tutto questo, anziché suonarci come qualcosa di positivo che ci renderà migliori nella misura in cui ci farà assomigliare sempre di più a Dio (che è “Amore” o “Colui che ama”), ci spaventa e chiude il nostro cuore, che resiste a donarsi e ad assumersi il rischio inerente all’amore di soffrire per la persona amata.
  • La paura, che va unita alla mancanza di speranza. Ci siamo innamorati di una persona che volevamo amare “tutti i giorni della nostra vita”, ma non sappiamo che una cosa è il desiderio e un’altra è la realtà, e possiamo pensare “Non saremo capaci”, “È molto difficile”, “Non posso impegnarmi ad amarti tutti i giorni”, “E se poi non lo faccio?” In un certo senso, ci poniamo come misura di ciò che è possibile o impossibile: se a me sembra di non potere allora non si può, e se ho paura che questo rapporto non possa durare è facile che non duri. E così la paura, unita all’egocentrismo, ci indurisce il cuore e ci rende incapaci di aprirci alla speranza che l’amore possa tutto.

Tutto questo ci porta a fare le cose in base alle nostre possibilità, e così non vediamo più un matrimonio indissolubile come qualcosa di pericoloso, difficile, impossibile… una complicazione.

Nel Vangelo, Gesù ci ricorda che la durezza di cuore ci impedisce di accettare i progetti di Dio come una benedizione, e che è bene avere un cuore da bambino: un cuore che confida nel fatto che chi lo ama sarà sempre lì, che non ha paura di amare e di essere amato, che non calcola se chi lo ama è “abbastanza buono”, ma lo ama com’è.

Allo stesso modo nel matrimonio, se confidiamo che quell’amore valga la pena, scopriremo che il meglio è proprio il fatto che è per tutti i giorni della vita.

María Álvarez de las Asturias è fondatrice dell’Instituto Coincidir,specializzato nella consulenza personale e familiare.

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