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“Ho perso mio figlio e non ho più fede”

Catholic Link - pubblicato il 11/10/18

3. Non dimenticate mai vostro figlio

Abbiamo mille aneddoti al riguardo, ma in definitiva vorrei dirvi di non dimenticare il figlio che non c’è più e di ricordarlo come vorrebbe essere ricordato: con nostalgia, ma con gioia. Al di là del fatto che crediate o meno nel Cielo, pensate che in questo stesso momento in cui voi soffrite in modo così incommensurabile vostro figlio è felice, più di quanto chiunque potrebbe immaginare.

Aggrappatevi a questa idea: ora gode di una felicità che va al di là di qualsiasi spiegazione umana, è felice, immensamente felice, eternamente felice, e senza ombra di sofferenza. Prima comprenderete questa idea, meglio sarà.

Se non avete fede o la vostra fede è morta come conseguenza della partenza anticipata di vostro figlio, pensate a lui come a una persona che non soffrirà più. Noi dobbiamo ancora affrontare la decadenza e la morte, lui se n’è già andato e non soffre più, non ha più paure né dispiaceri. Già solo per questo, la sua vita fino al momento della sua partenza è stata cento volte meglio di quella della maggior parte dei mortali.

Sembra una consolazione sciocca, ma il desiderio di ogni genitore per suo figlio è che sia felice, e se definiamo la felicità come assenza di sofferenza è felice. E se abbiamo fede e ci basiamo su questa tanto meglio: nostro figlio è già più felice di quanto avremmo mai potuto renderlo felice noi in TUTTA la vita, più felice di quanto saremo mai anche noi.

4. Non preoccupatevi di chi se n’è andato, ma di chi resta

I ragazzi sono molto più saggi di noi nell’elaborare il lutto: quando è morto un mio cugino anni fa, i suoi fratelli, poco dopo la sepoltura, riuniti in cerchio, si sono chiesti come prima cosa: “A cosa giochiamo?”

È un atteggiamento sano, cercare di capire cosa si deve fare, non solo con voi stessi, ma anche con gli eventuali fratelli. Sono in un punto di inflessione nella vita, in cui avranno bisogno di tempo per riflettere e riformulare molte delle cose che hanno fatto e che faranno.

L’aspetto più duro del dolore è che il mondo continua a girare, e che il sole sorge sul nostro dolore e nulla sembra cambiare. Ma sono molte le cose che cambiano dopo la morte di un figlio. Forse si diventa iperprotettivi nei confronti di chi è rimasto, e questo non va bene. Forse si decide di avere altri figli, forse si decide di non pensarci per, il momento… Tutto viene comunque visto in un altro modo.

Quello che prima ci sembrava importante ora pare una sciocchezza, e cose che prima ritenevamo secondarie diventano decisive. Pensate a questo tempo di riflessione e maturazione del dolore come a un tempo di crescita, e pensate fondamentalmente a cosa vostro figlio vorrebbe che faceste.

Stabilite cosa sarà prioritario da questo momento e cosa sarà secondario. Usate questo momento per crescere, per conoscervi più intimamente come coppia, e soprattutto per sostenervi in modo incondizionato. Abbiate pazienza, cercatevi e trovatevi tra voi, curate i figli rimasti, ma senza schiacciarli o proteggerli eccessivamente, lasciando che riempiano la vostra vita con la loro gioia e le loro avventure.

Cercate sostegno e consolazione nella famiglia e negli amici. Quello che sto per dire può sembrare un po’ egoista, ma in questo momento conta una cosa sola: chi è rimasto. E allora dedicatevi a voi stessi e ai vostri figli.

Qui l’originale.

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educazionemorte
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