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Il Papa bacia tutti i giorni una reliquia con il sangue di monsignor Romero

Marvin Recinos / AFP
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Intervista esclusiva al cardinale Gregorio Rosa Chávez in attesa della canonizzazione di monsignor Romero e di Papa Paolo VI il 14 ottobre

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Può raccontarci qualche aneddoto su questo rapporto speciale tra monsignor Romero e Paolo VI?

Due cose: quando Romero gli fece visita nel 1974 come vescovo di una piccola diocesi, il Papa gli regalò un calice e gli donò un po’ di denaro per una diocesi povera. Quel calice era il simbolo della comunione tra i due. Così scrisse Romero nella lettera di ringraziamento che inviò a Paolo VI.

In secondo luogo, Paolo VI gli diede indicazioni su come intendere la liberazione a partire dalla Evangelii nuntiandi (esortazione apostolica dell’8 dicembre 1975). Per questo, nella sua predicazione non c’è mai stato nulla che fosse lontano dalla dottrina della Chiesa. Romero ha preso da Paolo VI e da monsignor Pironio (il teologo argentino Juan Carlos Scannone indica che le elaborazioni teologiche di Pironio furono uno dei quattro rami della teologia della liberazione, la Teologia della Liberazione in base alla Prassi Pastorale e senza alcuna contaminazione di Marxismo).

Dall’altro lato c’è la visita che Romero, già arcivescovo, fece a Paolo VI e come questi lo trattò e lo consolò. Romero ricevette un grande incoraggiamento, che lo sostenne sempre. È quindi un santo che non esisterebbe senza il sostegno di Paolo VI.

Perché crede che la situazione di monsignor Romero sia stata tanto incompresa e scomoda, al punto che la sua stessa beatificazione è stata bloccata in varie circostanze?

Romero è un santo scomodo perché quando si leggono i suoi testi ci si sente messi in discussione, e allora è meglio screditarlo, togliergli prestigio, calunniarlo. È scomodo per il modo in cui ha vissuto il suo impegno, è stato radicale. E Dio gli ha concesso una splendida grazia: è morto sull’altare, al momento dell’offertorio. Dio ha sigillato la sua vita con quel dono. L’offerta è stata di Romero. Per questo il Papa (Wojtyła) è andato sulla tomba di Romero, anche se lo avevano sconsigliato perché era molto pericoloso. “Come posso non andare se ha dato la vita sull’altare?”, disse Giovanni Paolo II. È stato il santo di quattro papi. Tutti hanno dato il loro apporto affinché il processo andasse avanti. Mentre Benedetto XVI stava andando ad Aparecida, in Brasile, gli è stato chiesto di Romero, e ha detto che è stato “un grande testimone della fede” che meritava di essere beatificato. E poi ha sbloccato la causa, ma qualche giorno dopo ha rinunciato e l’ordine non è stato eseguito. Tutti (i Papi) hanno fatto la loro parte perché Romero giungesse alla santità.

L’ultimo è stato Francesco, che è un grande ammiratore di Romero e sa che è l’icona della Chiesa che sogna: una Chiesa povera e per i poveri.

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