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Alcuni dei grazie che dovremmo dire ai tanti sacerdoti che ci portano Cristo!

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Il blog di Costanza Miriano - pubblicato il 10/10/18

Ancora dal blog di Costanza: queste sono vere buone notizie, sono le storie che val la pena raccontare perchè sono vere e vivificanti. Sacerdoti della Chiesa Cattolica che ci hanno salvato la vita

Continuano ad arrivare le storie dei #SacerdotiDi Cristo, 

Ecco il secondo capitolo (qua il primo)

Ho 38 anni, sono scout, e da poco ho iniziato il Cammino neocatecumenale, sempre nella mia parrocchia dei Frati Cappuccini di Macerata.

Sono letteralmente cresciuta in parrocchia (già a due anni il mio baby sitter era il portiere del convento; i miei genitori frequentavano il convento e la parrocchia da sempre), la comunità dei Frati è per me la seconda famiglia, poi le mie esperienze da scout e da capo scout mi hanno portato a conoscere decine e decine di sacerdoti meravigliosi.

Oltre ai miei amati Frati francescani passati in Parrocchia, tutti preziosi uomini che mi hanno accompagnato con cura ed affetto nella fede, ricordo un prete di Roma, don Massimiliano, che ad un campo scout mi ha confessato alle 3 di notte in una delle confessioni più belle della mia vita perché sono riuscita a tirar fuori un peccato di cui mi vergognavo e che mi pesava; ricordo don Ennio di Macerata e la sua vocazione per i giovani, per l’evangelizzazione degli ultimi, per avermi insegnato il senso di missionarietà ed avermi portato in una missione salesiana in Tanzania in mezzo a suore meravigliose che tutte le mattine si svegliano per educare e sfamare 400/500 bambini.

Ma in particolare negli ultimi due anni credo di aver veramente conosciuto la santità, nel momento più brutto della mia vita. Due anni fa, quindici giorni prima del matrimonio, ho scoperto che non mi sarei più sposata, non per mia volontà. Oggi posso dire che il Signore ha avuto talmente tanta pietà di me da risparmiarmi una sciagura, ma li per lì per me è stata la morte. Ero completamente nella bara, fisicamente e psicologicamente, anche con grande preoccupazione dei miei genitori, quando, ad un campo scout, ho incontrato Don G., presbitero del Cammino Neocatecumenale. Io piangevo soltanto, non riuscivo a parlare con nessuno, neanche con gli amici, della mia sofferenza e volevo urlare al Signore tutta la rabbia, l’impotenza, l’incredulità e l’odio che avevo per la vita. Questo sacerdote ha capito che la situazione era grave, che ero disperata e arrabbiata con la vita. Pian piano, con una pazienza che non è di questa terra, mi ha ascoltato, confortato e soprattutto mi ha parlato dell’Amore di Dio per me, mentre io non mi stavo amando affatto. L’unica parte del mio corpo che usciva fuori dalla bara erano gli orecchi, e l’ascolto della Parola di Dio tramite lui, mi ha condotto a Dio. L’ho visto sostenermi per due anni quando si sono susseguiti diversi episodi spiacevoli nella mia vita (terremoto, morte di mia nonna) accompagnandomi con una testimonianza di fede mai vista prima, parlandomi delle miserie della sua vita,  suggerendomi libri (per primo il libro di Chiara Corbella fino ad Amore e responsabilità di Giovanni Paolo II, passando per i tuoi libri), regalandomi rosari ed armi per il combattimento, senza mai assecondare il mio vittimismo e i miei peccati, ma rimanendo solido nella Verità e riprendendomi spesso, sempre con misericordia, ma con fermezza (ricordo confessione generale che mi ha aiutato a capire che stavo nel peccato ed ero totalmente cieca).




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Mi sono sentita voluta bene, compresa, ma soprattutto Amata dal Signore come non succedeva da millenni. È stato per me sostegno nel combattimento, punto di riferimento nel discernimento ed esempio di santità. Lui che vive in una parrocchia difficoltosa, è stato il Mosè mandato dal Signore perché io riuscissi a passare le acque del Mar Rosso ed uscire pian piano dalla morte.

Sono stati tanti i momenti in cui mi sono ribellata o mi sono arrabbiata con lui perché non condividevo ciò che mi diceva. Tutto mi è servito per imparare l’obbedienza, per riconoscere il mio infinito orgoglio, la mia superbia e la mia ingratitudine. Ed alla fine, Cristo attraverso questo sacerdote mi ha dato la spinta per ripartire sulle mie gambe e lasciandomi camminare col Signore, come uno straccio che una volta usato deve essere buttato via.

Oggi sono entrata nel Cammino, ho una comunità con cui camminare, ancora non so quale realmente sia la volontà di Dio nella mia vita. So di certo che il Signore mi ha salvato la vita, mi ha amato davvero come una figlia preziosa e l’incontro con Lui è stato quanto di più bello potesse accadermi nella vita. Più di ogni fallace progetto umano.

Grazie di tutto ciò che fai Costanza, e soprattutto del tuo essere donna, moglie e madre in Cristo.

Scusami per la lunghezza e grazie per avermi dato la possibilità di esprimere tutta la mia gratitudine a Dio per un incontro con un vero sacerdote Santo.

A presto. Un abbraccio.

Cristina

***

Innanzitutto grazie a voi per questa idea bellissima, e per il servizio che fate, a me e a tutta la Chiesa. Ho tantissimi sacerdoti da ringraziare per il bene che mi hanno fatto in questi anni, ma farò una selezione altrimenti batto Costanza!

Don Walter, burbero, rigido, ma profondamente fedele a Cristo e alla Chiesa.

Fra Massimo, che mi ha rigenerato alla fede.

Padre Matteo e Padre Stefano, che ancora oggi , nei pochi momenti in cui ci vediamo, hanno parole di vita.

Padre Valentino, che si è fatto inconsapevole strumento dello sguardo benedicente di Dio sulla nostra famiglia.

Don Luigi, che mi ha tirato fuori da un bel casino interiore.

E tanti altri, che ogni giorno si spendono senza riserve, senza riconoscimenti, nel silenzio più totale ma danno davvero la vita!

Grazie di cuore!

Elisa

***

Cara Costanza, leggo con piacere il tuo appello a raccontare la Chiesa ricordando l’importanza che per ciascuno hanno le figure di preti incontrati, che hanno accompagnato o accompagnano le vite di molti fedeli. Senza l’aiuto e la cura paterna di tanti di essi, oggi non leggerei il tuo blog e non potrei scrivere questa mail. E ciò non perché io abbia conosciuto dei super-eroi o dei superuomini, bensì perché, attraverso molti presbiteri che ho avuto il privilegio di incontrare, ho potuto sperimentare di non essere sola, di poter essere capita nei dubbi più reconditi e di essere accompagnata e sorretta nelle sofferenze più difficili da portare.

Erano tanti i preti che spesso visitavano la casa dei miei genitori. Sin da piccola osservavo incuriosita questi uomini vestiti di nero, composti e ordinati, dai diversi temperamenti e carismi, a cui veniva accordata così tanta fiducia. Dovevano pur essere persone importanti, perché la mamma e il papà si fidassero di loro – pensavo! Arrivarono gli anni del liceo, dove, per noi studenti dell’istituto paritario cattolico che frequentavo, il padre spirituale era un prete giovane e brillante, non privo di spirito critico e capace di incuriosire e attirare menti giovani e alla ricerca della verità, parlando in modo chiaro ma non semplicistico, provocando e ammonendo con ironia e franchezza.

In quegli anni iniziai, così, a confrontarmi con lui. Allora il mio cruccio e fonte di reale sofferenza era non riuscire a credere all’esistenza di Dio, nonostante tutto quanto sentito e visto (in famiglia, in parrocchia, nell’esperienza di fede che i miei genitori seguivano, a scuola). Iniziai a porre, così, miriadi di domande a questo “povero” prete, che, con mia grande sorpresa, a differenza di altre persone, non si stancava di ascoltarmi e di provocare la mia ragione tanto desiderosa di certezze ed evidenze. Mi invitata alla pazienza, all’umiltà, a una progressiva fiducia in quella millenaria storia della Chiesa, che portava in sé tante brillanti menti che erano riuscite ad affidarsi a Dio. Al contempo mi invitata ad ascoltare le mie domande e il mio “dubitare”, vigilando affinché tale dubitare non divenisse “cronico”, ma restasse “metodico”, per approfondire sempre più il mistero della fede. Ricevevo ogni volta risposte attente, chiare e ragionevoli, che realmente corrispondevano alla mia sete di verità e di amore, anche se non sempre erano indicazioni comode o facili da seguire. Anzitutto grazie a lui, in quegli anni, la Chiesa mi appariva come una realtà credibile.

Dopo la maturità continuai i miei studi in Conservatorio e frequentai la facoltà di Filosofia. Anche negli anni dell’Università, immersa nello studio su diversi fronti, così come in nuove vicende personali (amori, amicizie, episodi familiari, ecc.), questo prete è rimasto per me una figura di riferimento, che ha continuato ad annunciarmi Cristo e il suo amore e ad indicarmi la strada, la via stretta per poterlo seguire. Il cammino di fede che nel frattempo avevo iniziato mi aiutava – anche in questo caso attraverso figure di laici così come di presbiteri – a vivere concretamente quanto Don F. non mancava di ricordarmi. È capitato, qualche volta, che le occasioni di confronto fossero dialoghi un po’ duri e non pacifici, ma anche ciò fu di aiuto. Più spesso, però, Don F. era l’unica persona di cui sentivo di potermi fidare totalmente, senza vergognarmi di nulla, dal quale, sapevo, avrei ricevuto ascolto e parole chiare.

Quando conobbi colui che ora è mio marito, Andrea, fu proprio Don F. ad accompagnarci nei momenti di dubbio e di paura dinanzi alle nostre debolezze e differenze, sempre ricordandoci la Verità. Ricordo con grande emozione la confessione avvenuta il giorno prima del nostro matrimonio. Ero chiaramente molto tesa e agitata (tratto che mi caratterizza anche normalmente), ma, curiosamente, proprio attraverso le parole di questo sacerdote dal carattere talvolta spigoloso, sentii il grande amore di Dio, la Sua dolcezza, la tenerezza attraverso la quale Egli voleva sostenermi, donandomi certezza e coraggio. Il Dottorato in Filosofia che nel frattempo avevo iniziato ha portato me e Andrea a trasferirci in Germania, pochi mesi dopo il nostro matrimonio. Anche qui, ancora una volta, la Chiesa non ci ha lasciati soli, ma da vera madre ha avuto e sta avendo premura e cura per noi. Ciò lo viviamo sia nella comunità che frequentiamo presso la nostra parrocchia, sia attraverso i sacerdoti che accompagnano questa nostra, così come altre comunità. Il fatto quasi sorprendente è che, arrivati in Germania, senza cercarlo o poterlo prevedere, abbiamo subito incontrato un prete italiano, ora parroco nella diocesi in cui ci troviamo. Ci siamo sentiti benedetti. Una sera, partecipando all’eucaristia settimanale, questo sacerdote notò un velo di tristezza sui nostri volti. Al termine della celebrazione si avvicinò a noi e disse, con il suo ben riconoscibile accento romano: “Così non va bene, devo proprio venire a casa vostra”. Bè, i giorni precedenti Andrea ed io avevamo discusso molto, appesantiti da una certa solitudine, dall’essere lontani da casa, iniziando a faticare, senza più i soliti e fidati punti di riferimento che ci avevo accompagnato lungo gli anni. Quella sera la Chiesa, senza che lo chiedessimo, ma sapendo che in fondo al nostro cuore lo desideravamo fortemente, visitò la nostra casa. Cenammo insieme, Don M. benedì la nuova abitazione (con cura per “ogni angolo”, non tralasciando così nulla delle nostre vite), pregammo insieme e benedì noi, invitandoci a non temere, a dialogare con Dio, che veramente ci accoglie come siamo e ci indica la strada da seguire. Fu un momento speciale. Ci sentimmo davvero amati, amati da Dio grazie e attraverso la Sua Chiesa, che nella forma di una piccola comunità ci stava accompagnando con immensa premura. Ancora una volta, Cristo si è reso vicino a noi tramite i suoi sacerdoti, attraverso una persona che ha donato tutta la sua vita a Lui, che ha lasciato un titolo di studio, una carriera iniziata, un’idea di vita, una città, un Paese per seguirlo e che, restando uomo, può davvero essere figura di Cristo. Così l’annuncio è credibile, così si scopre che Dio davvero esiste: vedendo come opera, miracolosamente, con straordinaria e meticolosa, misteriosa previdenza, nella nostra piccola esistenza, al fondo di tutto desiderosa di amore. Con gratitudine e affetto Giulia

***

Cara Costanza, rispondo volentieri al tuo appello.

Io ho incontrato dei santi sacerdoti nella mia vita. Li riconosco tali perché si sono mostrati per quello che erano: uomini fragili che avevano incontrato il Padre. E visto che ho trascorso la maggior parte della mia vita nella fede a capire chi fosse questo Padre e che volesse da me, rinnegando ogni figura autorevole (genitori professori e catechisti) diciamo che hanno suscitato una certa attrattiva nella sottoscritta. Il primo è Fra’Luca Bianchi (che la scorsa domenica ha battezzato il mio secondo figlio). Lui ha iniziato una vera pastorale giovanile fatta di catechesi non urlate da un ambone ma sussurrate al cuore di ogni ragazzo (e ragazza!), ritiri spirituali, gmg, incontri personali e di gruppo. Ha avuto molta cura e molta pazienza con la Me adolescente estremamente maldestra e insicura nei sentimenti e pronta a ruggire di rabbia contro Dio.

Il frate che mi ha accompagnato nel fidanzamento e al matrimonio è stato Fra’ Roberto Pasolini, l’unico con cui io abbia discusso ma, riconoscendo le sue parole disinteressate e piene di verità, mi ha aiutato a riscoprire Dio Padre, a curare la mia malattia di Perfezione e di ” essere brava” e a portare sull’altare- nel giorno in cui ci siamo sposati- la mia debolezza di figlia.

L’ultimo sacerdote santo è Don Fabio Rosini.

Da anni corteggiavo la possibilità di andare ad ascoltare il ciclo di catechesi de Le dieci Parole di Vita. Dopo un periodo burrascoso nel matrimonio, abbiamo accolto un invito e siamo andati ad ascoltare. Eravamo disincantati io e mio marito, piombati nella routine, nelle giornate tutte uguali e faticose e avevamo perso il senso della nostra vocazione e il fine ultimo del nostro matrimonio: ” Arrivare, con l’aiuto e l’amore all’altro coniuge, al paradiso”.


Don Fabio Rosini, Dieci Parole

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Le catechesi ascoltate nella Chiesa delle Stimmate hanno curato molte ferite e molta rabbia. Sono state un balsamo sul mio cuore.

Ho ritrovato un Dio che mi aspettava e che ancora una volta aveva avuto misericordia di me. Che sono povera, ma Figlia.

Scusa la lungaggine.

Un caro abbraccio, Giulia

QUI IL LINK ALL’ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG DI COSTANZA MIRIANO

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