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In Giappone i giovani non fanno sesso, ma non sono casti

RAGAZZA, GIAPPONE, ROSSO
Shutterstock
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Club di autoerotismo e robot, niente appuntamenti o fidanzamenti. Eppure desiderano sposarsi prima o poi. Intanto la natalità precipita e quali proposte arrivano? Speed-date di Stato e poligamia

In un paese con più di 127 milioni di abitanti, pochissimi scelgono di andare a un appuntamento o anche solo di diventare intimi con un’altra persona (da News.com)

Il Giappone è un paese in ginocchio, la natalità precipita e ne è segno eclatante un dato concretissimo: i pannoloni per la terza età hanno superato le vendite di quelli per neonati. Cosa sta succedendo nella terra dei Samurai?

Senza corpo, non senza sesso

Un’inchiesta pubblicata a fine settembre su The Feed ci catapulta in un mondo reale che pure sembra uscito da un romanzo distopico: i giovani del Giappone hanno rinunciato alle relazioni affettive.

Il 60% delle ragazze tra i 18 e 34 anni sono single. Per i ragazzi la percentuale sale al 70%. Molti non fanno neppure sesso: secondo un’indagine del 2015 del Centro nazionale per la fertilità, il 44% delle nubili e il 42% dei celibi sono vergini. (da The Feed)

Non è l’inizio di una riscoperta del valore della castità, purtroppo, ma l’anticamera di una sessualità vissuta senza il corpo di un’altra persona. Le forme di intrattenimento erotico preferite sono diventate i club dove si pratica autoerotismo o si usano bambole e robot. L’esperienza più carnale si può trasformare in un momento di evasione solitaria dai raccapriccianti risvolti meccanici. E’ quasi impossibile immaginare che il passo ulteriore, dopo l’età dei rapporti usa e getta e della sessualità libera, sia questo desolante panorama fatto di monadi sessualmente incapaci di incontrare un altro corpo. Sfuggenti dall’incontro di uno sguardo, da ciò che implica aprirsi a non essere l’unica voce narrante della propria vita.

Mi pare addirittura un passo ulteriormente più disumano dell’utopia del sesso quando-vuoi-con-chi-vuoi, perché fa capolino l’ipotesi che anche per il piacere si può essere autosufficienti oppure disinteressati.

GIAPPONE; RAGAZZA; STRADA
Shutterstock

A questo dato sconcertante si affianca il lembo opposto della ferita: l’85% dei giovani desidera il matrimonio, prima o poi. E questo è l’aspetto doloroso, ma confortante. Finché resta una sembianza umana al fondo del cuore dell’uomo, qualcosa si può fare. Eppure non sembra che il Giappone cerchi di alimentare questa piccolissima fiammella ardente di relazione affettiva duratura, che debolmente balugina al fondo dei pensieri dei suoi giovani. I rimedi all’orizzonte sono peggio dei già gravi sintomi di alienazione …

Macchine da lavoro, speed-date di Stato

Come sintetizza bene il 26enne Taiyo Hashimoto: “Per dirla in modo semplice, più lavoriamo, meno tempo abbiamo per noi stessi” (da The Feed)

Uno dei nodi più stringenti che hanno compromesso il mondo nipponico delle relazioni è lo stress da lavoro, che ha molte declinazioni, tutte pericolosamente inclinate verso lo sfruttamento della persona.

Esiste una parola da far venire i brivid “karoshi”, morte da eccesso di lavoro: lo scorso anno 190 persone sono morte o hanno tentato il suicidio a causa di un sovraccarico di impegno sul posto di impiego. Tra loro la giovane 24enne Matsuri Takahashi, che era arrivata a lavorare 100 ore a settimana.

Lo stress da carriera non è meno snervante, il dipendente che voglia salire la scala gerarchica deve annullare la propria vita privata e lasciare che l’azienda disponga di lui e di ogni sua ora produttiva. Taiyo Hashimoto dovrebbe staccare alle 7 di sera, eppure si ritrova a prendere l’ultimo treno prima di mezzanotte per tornare a casa. E’ proprio lui a spiegare che a fronte di questa follia collettiva da produttività e stakanovismo, l’industria del sesso risponde con proposte veloci, soddisfacenti il giusto, senza implicazioni umane:

“Ti mettono sul piatto molte proposte e, quando si arriva all’intitmità, molte di esse richiedono il minimo impegno” (Ibid)

LAVORATORE, GIAPPONE, TRISTE
Shutterstock

Il mercato si adatta, il prodotto cambia su misura in base alla taglia degli schiavi. Si fa davvero fatica a non provare un moto di rabbia verso questo spremiagrumi umano, che da una parte impone un tasso di efficienza e dedizione lavorativa esorbitante e dall’altra strappa un tornaconto economico anche agli ultimi scampoli di piacere che una persona si riduce ad avere.

Manca un tassello. Quel desiderio di matrimonio che permane, da cosa è bloccato? Ancora una volta sono le prospettive lavorative a ottenebrare il panorama familiare. La crisi economica ha cambiato volto anche alle aziende del Giappone, il posto a tempo indeterminato è diventato una chimera. Dunque, oltre a un presente stritolato da ritmi tachicardici, si aggiunge un futuro dalle tinte nebbiose. La precarietà lavorativa della maggioranza dei giovani traduce la voglia di metter su casa in un sogno irraggiungibile, che si fa prima a cestinare piuttosto che costruire passo passo.

A questa catastrofe come risponde lo Stato? Le proposte sul tavolo lasciano presagire che la situazione non sia destinata a migliorare. E’ tipico di una vista allarmata agire in modo frettoloso. Dal punto di vista economico, il calo demografico in rapidissimo crollo genera panico per le prospettive del paese. Lo si cerca di arginare nel modo peggiore possibile: producendo nascite, non investendo sul matrimonio.

Due idee lasciano davvero perplessi: per incentivare l’incontro tra sessi c’è chi propone speed-date di Stato, occasioni di conoscenze con cronometro alla mano nei pub. Ancora una volta la fa da padrone la velocità e l’ottimizzazione dei tempi.

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