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“O la conversione all’Islam o la decapitazione”. Ma lui rimane cristiano e fugge dall’IS

AZIZ SYNOD

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 08/10/18

Il giovane cristiano Aziz racconta al Sinodo la sua fuga dall'Iraq e l'approdo in Francia. Con lui un "compagno di viaggio" sempre presente: Gesù

Pensate ad un ragazzo che viene cacciato via dalla sua terra insieme alla famiglia perché cristiano. Trascorre settimane in esilio, vagando alla ricerca di una nuova una vita. E in questo periodo trova una fede d’acciaio e un compagno di viaggio che non lo abbandona mai: Gesù

“Sembrava un film”

Il protagonista di questa storia vera è Aziz, iracheno, che per un attacco terroristico al villaggio in cui abitava da parte dell’Isis perde la sua quotidianità.

«Come tutti i diciottenni vivevo una vita normale. avevo una casa, una famiglia, andavo a scuola, facevo sport. Poi un giorno tutto e crollato – ha raccontato Aziz alla platea del Sinodo – Un gruppo dell’Isis è giunto nella mia città e dopo il ritiro delle forze armate, tutta la città si è abbandonata a loro. E così il 6 agosto 2014 abbiamo dovuto lasciare la nostra casa, perché siamo stati messi davanti alla scelta se diventare musulmani e pagare un riscatto o essere decapitati. Sembrava un film. Non capivo cosa stesse accadendo e quello che immaginavo nella mia testa».




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Accampamenti in strada

Tra il silenzio e l’emozione della sala gremita, il giovane iracheno è ritornato a quei momenti di dolore: «Non so da dove cominciare a descrivervi la folla dei profughi e l’angoscia della gente che aveva perso le sue sicurezze, le lacrime, gli sguardi dei soldati, la gente accampata per dormire in strada».

“Perché mi hai abbandonato?”

A quel punto lui e la sua famiglia scapparono via e iniziarono un viaggio fino alla città di Erbil, la più vicina al loro villaggio. Un viaggio di dodici ore, anzicchè la solita mezz’ora, perché Erbil era inavvicinabile. Poi si trasferirono in un’altra città. «Ho capito che se fossi rimasto radicato nella mia sofferenza, non sarebbe cambiato niente e non sarei riuscito andare avanti – ha detto Aziz – Ho pensato a Gesù in croce, quando attraversa quel momento difficile, e ho ricordato quel grido al Padre in cui chiedeva “Perché mi hai abbandonato?”. Mi sentivo impotente, come lui, abbandonato come lui, solo come lui. Allora mi sono affidato completamente a lui e ho deciso di vivere il momento presente per lui».




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Gli amici yazidi

In questo viaggio, “scortato” dal Signore, il giovane ha conosciuto alcuni compagni di viaggio membri della comunità yazida, a cui, ricorda, «i terroristi avevano ucciso gli uomini, violentato le donne. Chi era riuscito a scappare avevan bisogno di essere consolato e per questo c’era bisogno che ognuno mettesse da parte il suo dolore».

Trasferimento in Francia

Dopo due mesi di esilio, i genitori di Aziz decidono di lasciare per sempre la loro terra e trasferirsi in Francia: «Siamo arrivati il 26 ottobre 2014. Ci sentivamo persone straniere, ma ci hanno accolto e aiutato. Abbiamo sentito che Dio stesso stava lavorando attraverso quelle persone gentili».




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Il perdono

Oggi Aziz parla inglese, frequenta l’università e dice di essere riuscito aperdonare i membri dell’Isis. «Non sono qui per raccontarvi le cose brutte successe, ma per dirvi che sono stato salvato da Gesù Cristo – ha concluso – Sono convinto che come giovani possiamo fare la differenza che vogliamo vedere nel mondo» (Mondo e Missione, 7 ottobre).

Tags:
persecuzione cristianisinodo giovani
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