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Il diavolo spacca la Chiesa. Prima di Bergoglio lo aveva denunciato Paolo VI

POPE PAUL VI

BastienM I CC0

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 06/10/18

Ecco interventi pubblici e appunti personali in cui Montini tuona contro questo clima interno al clero... che si è trascinato fino ai nostri giorni

Non pensate che in epoche recenti Papa Francesco sia stato l’unico a pontefice a subire il fuoco incrociato dei suoi “colleghi” e lottare contro le divisioni interne alla Chiesa.

Veleni e polemiche hanno segnato anche il pontificato di Paolo VI, che in numerose occasioni si è accanito contro il “fumo di Satana”, alimentato dai suoi detrattori e seminatori di zizzania. Siamo negli anni del post-Concilio, un periodo di grande agitazione nel clero. In questi interventi e appunti personali, pubblicati in “Paolo VI” (edizioni Ares) di Anna Maria Sicari, si leggono parole molto pesanti pronunciate e scritte da Montini.

“Un segno di contestazione”

Sul finire del ’68 – l’anno più tormentato – precisamente il 7 dicembre, Paolo VI chiedeva ai seminaristi:

«Che cosa vedete nel Papa?». E rispondeva lui stesso: “Signum contradictionis”: un segno di contestazione. La Chiesa attraversa, oggi, un momento di inquietudine. Taluni si esercitano nell’autocritica, si direbbe perfino nell’auto-demolizione… E’ come un rivolgimento interiore acuto e complesso, che nessuno si sarebbe atteso dopo il Concilio. Si pensava a una fioritura, a un’espansione serena dei concetti maturati nella grande assise conciliare... La Chiesa viene colpita pure da chi ne fa parte…».




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“Figli” che vogliono demolirla

2 aprile 1969. Il Papa suona un nuovo campanello d’allarme:

«Soffre oggi la Chiesa? Figli, Figli carissimi! Sì, oggi la Chiesa è alla prova di grandi sofferenze. Ma come?! Dopo il Concilio? Sì, dopo il Concilio! Il Signore ci esperimenta… La Chiesa soffre soprattutto per l’insorgenza inquieta, critica, indocile e demolitrice di tanti suoi figli... i prediletti — sacerdoti, maestri, laici, dedicati al servizio e alla testimonianza di Cristo vivente nella Chiesa viva».

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Papa Paolo VI

“Non ci si fida più della Chiesa”

Ma «le critiche corrosive» e i «fermenti scismatici» dilagarono sempre più. Era il 29 giugno 1972, ricorreva il nono anniversario di Pontificato che il Papa celebrava davanti a trenta cardinali e all’intero corpo diplomatico e a una moltitudine di fedeli.

Nessuno si sarebbe aspettato ciò che Paolo VI stava per dire durante l’Omelia. Riferì l’Osservatore Romano:

«Il Santo Padre afferma di avere la sensazione che “da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”. C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida più della Chiesa; ci si fida del primo profeta profano che viene a parlarci da qualche giornale o da qualche moto sociale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita. E non avvertiamo di esserne invece già noi padroni e maestri».

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Abissi tra la Chiesa e la gente comune

Paolo VI è sempre più duro nei suoi interventi:

«(…) Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. Predichiamo l’ecumenismo e ci distacchiamo sempre di più dagli altri. Cerchiamo di scavare abissi invece di colmarli».

E ne dava una terribile spiegazione:

«Crediamo in qualcosa di preternaturale venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico, e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno della gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé».




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“Superflua?”

Il 12 aprile si chiedeva, provocatoriamente, il Papa, se la Chiesa non fosse ormai «superflua per l’uomo moderno». «Il suo corredo di civiltà non è ormai antiquato, superato, ingombrante per la civiltà del tempi nuovi?», era l’interrogativo del pontefice.

beato paolo vi – fr
© CTV

Negazione religiosa

24 maggio 1978 (nel suo ultimo incontro con i vescovi italiani), il messaggio è durissimo:

«Chi di voi non avverte l’avanzata della marea crescente della negazione religiosa? Prima l’indifferenza, poi la critica, poi l’avversione anticlericale e antireligiosa. Ora il pluralismo equivoco che corrode ogni impegno spirituale e anche morale. Dove è mai il popolo cristiano, non solo fedele all’osservanza di qualche precetto, ma nutrito, ma vivente, ma gaudioso di credere, di pregare, di professare a Cristo un amore forte e capace di portare con Lui la sua Croce?».




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Tormenti senza fine

La domanda che agitava in modo continuo Paolo Vi era sempre la stessa: «La Chiesa di oggi a che serve? E cosa fa?». Il 1978 è l’anno in cui il malessere del Papa raggiunge l’apice. Parla di una «Chiesa dei nostri giorni» che ha «perduto la ragion d’essere»; teme l’ «agonia» e la «fatale decomposizione».

“Gioia nella tribolazione”

Ma ciò che più sorprende – quando si leggono le carte e gli appunti personali di Paolo VI – è il fatto che, alla lucidità sofferta delle analisi e delle valutazioni, si accompagnano sempre confessioni di speranza e di vera gioia.

«Sovrabbondo di gioia in ogni mia tribolazione»: era questa l’espressione dell’apostolo Paolo che tornava spesso sulle sue labbra. E l’altra parola preferita era «certezza», quella propria del carisma di Pietro, ch’egli doveva rivivere per «confermare i fratelli nella fede».


PAUL VI JOHN PAUL II

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