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Sono cattolico, ma cosa c’entro con gli abusi?

MŁODY MĘŻCZYZNA
Mikail Duran/Unsplash | CC0
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Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui, dice San Paolo...

Per Gesù i piccoli sono i più preziosi. Sono oggetto della sua predilezione. Per questo mi incoraggia a non scandalizzare i piccoli:

Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” (Matteo 18, 6).

I piccoli, i deboli, i vulnerabili, gli abbandonati, quelli che soffrono la solitudine e il disprezzo… Sì, quelli che nessuno vuole e di cui nessuno si preoccupa. Gesù ha un’attrazione speciale per chi soffre.

E io non posso scandalizzarli, né far loro alcun danno. Quanto danno provocano gli abusi nella Chiesa! Quanto dolore in cuori innocenti!

Chi abusa, chi scandalizza, chi usa il debole… L’autorità mal esercitata. Quella ferita nel cuore della Chiesa. Quel grido degli innocenti che fa male all’anima.

Diceva Papa Francesco: “Chiediamo perdono per i peccati propri e altrui. La coscienza del peccato ci aiuta a riconoscere gli errori, i delitti e le ferite procurate nel passato e ci permette di aprirci e impegnarci maggiormente nel presente in un cammino di rinnovata conversione… «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme», ci diceva San Paolo”.

Di fronte a tanti casi di abuso e danno a innocenti mi fa male l’anima. Sono Chiesa. Parte di una Chiesa che soffre. Quando un membro soffre soffro con lui.

E forse contribuisco con il mio peccato. Forse non sono quello che provoca il danno, ma sono colui che sta dietro senza aspirare alla santità, senza sognare le vette, conducendo una vita comoda e borghese.

Con le mie omissioni posso far danno. E anche con i miei silenzi. Con i miei peccati. Non me ne dimentico.

Sono unito come Chiesa a tanti che soffrono. A tante persone innocenti che soffrono. In una società che abusa dei più deboli, che approfitta di chi non ha protezione e rende omaggio ai potenti.

Quanto è pericoloso il potere che mi tenta e mi seduce! E smetto di curare e di proteggere il debole. L’innocente e il derelitto che non mi dà nulla.

Gesù mi chiede di non scandalizzare, di non girare la testa allontanandomi da chi è ferito. Vuole che nel mio cuore si risveglino la misericordia, la compassione, la solidarietà. Quello sguardo che si volge a chi è soffre, solo, disprezzato e ferito.

Di fronte agli abusi di autorità, di coscienza, sessuali, l’anima si ribella. Non lo voglio. Non posso restare in silenzio. È il grido che nasce nel cuore di Cristo.

E verifico la mia debolezza, per il mio peccato. La mia umiliazione che dovrebbe rendermi più umile.

Non so se capita sempre. A volte mi ripiego su me stesso e mi proteggo. E dico che mi attaccano, che attaccano la Chiesa, Cristo.

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