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San Francesco d'Assisi spiega il significato del Padre Nostro

SAINT FRANCIS

K505 - Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 04/10/18

«Dacci oggi il nostro pane quotidiano»

Questa sezione del commento al Padre Nostro si apre con la descrizione di Cristo in croce. Il Signore ammonisce i peccatori: «Perché mi chiedete il pane quotidiano? Eccomi, pendente sulla croce». Questo rimprovero ricorda la devozione di Francesco per la passione di Cristo (…).

Alla fine, con severità i peccatori sono paragonati a cani incapaci di latrare, facendo il verso a un passaggio di Isaia. Per i peccatori è l’occasione di disarmare la collera divina: sì, dicono, siamo dei cani affamati, ma proprio per questa ragione dacci il nostro pane quotidiano, perché «persino i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni» (Matteo 15,27).


SAN FRANCESCO ASSISI

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«Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori»

I debiti che si tratta di rimettere, spiega prima il “colto”, sono elencati in ordine di gravità: le buone azioni che i cristiani si sono impegnati a compiere al momento del battesimo e che hanno trascurato di compiere; poi, i loro peccati; infine, i loro misfatti. Dunque, di tutto ciò i peccatori chiedono a Dio di rimettere loro il debito.

A quel punto la parola passa ai peccatori che confessano il loro torto verso Dio e poi implorano il suo perdono.


ST FRANCIS,STATUE

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«E non ci indurre in tentazione»

La sesta richiesta, “E non ci indurre in tentazione”, è così spiegata dal “colto”: «Non permettere che siamo vinti dal diavolo tentatore e rivestiamo la sua potenza». Essa poi è prolungata da diverse citazioni della Scrittura che fanno risuonare questa richiesta come un appello in aiuto dei peccatori, i quali corrono il pericolo di essere sommersi dalla tentazione come da una tempesta troppo forte.

Il Signore risponde loro con durezza, rimproverandoli di non averlo assistito nelle sue tentazioni, ma già l’accusa si è mitigata: adesso i peccatori sono assimilati a Pietro, Giacomo e Giovanni, i tre apostoli che avevano accompagnato Cristo nel giardino del Getsemani e si erano addormentati per la stanchezza, invece di sostenerlo nella sua agonia. Il Signore rivolge ai peccatori le stesse raccomandazioni che aveva indirizzato ai tre apostoli, per non entrare in tentazione: «Alzatevi, vegliate e pregate» (Luca 22,46 + Marco 14,38).


SAINT FRANCIS MICHEAL

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«Ma liberaci dal male»

L’ultima richiesta, «Liberaci dal male», dà luogo a una dotta chiosa sul termine «male»: si tratta di ogni peccato e del diavolo nel giorno del giudizio.

Il testo termina così con una sorta di unisono tra tutte le voci, poiché l’autore e i peccatori fanno proprio il discorso di Cristo. La tensione iniziale tra un Dio corrucciato e dei peccatori impenitenti si è poco a poco placata: di richiesta in richiesta si vedono i peccatori convertirsi e il Signore intenerirsi.


FRANCIS

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padre nostrosan francesco d'assisi
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