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Ho dimenticato le uova, che stupida! Anzi, che forte che sono

DONNA SORRIDENTE VISO

Shutterstock/Di Max4e Photo

Silvana De Mari - pubblicato il 04/10/18

Dimenticare qualcosa non è stupidità, è normalità. Quando sbagliamo, diciamoci: come sono grande, come sono normale! Non hai comprato le uova ma hai speso i soldi per la tua famiglia e non hai fatto del male a nessuno

Comunicare con noi stessi: facciamo un esempio pratico.

Facciamo un esempio pratico: sono andata al supermercato, torno a casa; non ho preso le uova. Qual è la frase che pronuncio?

Ma come sono stupida! Frase sbagliata. Il cervello umano non può memorizzare tutto, aver dimenticato una cosa non è stupidità, ma normalità; quindi, la frase corretta dovrebbe essere: ma come sono normale.

In realtà, se analizziamo con attenzione le cose, anche questa frase non è proprio giusta. La frase veramente giusta è: ma come sono grande, mio Dio quanto sono grande!

In primo luogo, i quattrini di famiglia li ho spesi al supermercato a fare la spesa, invece di strafarmi di coca; scusate, ma c’è un mucchio di famiglie dove c’è uno che usa tutte le disponibilità finanziarie per strafarsi di coca. Immaginate queste famiglie che si dicono uno con l’altro – oggi invece di farsi di coca ha fatto la spesa, che meraviglia! Ma ha dimenticato le uova; ha dimenticato le uova? Ma chi se ne frega!

Quindi: ma come sono grande, non mi sono fatta di coca, ma i quattrini di famiglia li ho spesi al supermercato, sono andato in auto fino al supermercato, senza ammazzare nessuno, perché ho guidato a destra e rispettato i semafori rossi, al supermercato ho pagato fino all’ultimo centesimo tutto quello che ho preso, sono tornata a casa senza ammazzare nessuno e ho parcheggiato la macchina senza distruggere né macchina né il muro. Sto mettendo la spesa nel frigorifero e ho dimenticato le uova; come sono grande, su cento operazioni che dovevo fare, ne ho fatte novantanove giuste e una sbagliata.




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In termini di voto, il mio voto è dieci meno; e qui si arriva ad un altro punto fondamentale. La sufficienza è sei, non dieci, dieci è la perfezione. Quando su dieci operazioni che dovevamo fare in una giornata, ne abbiamo fatte sei giuste e quattro sbagliate, va bene; se sono otto giuste e due sbagliate è grasso che cola, possiamo essere contenti. Quindi, ogni tanto facciamo un rapido ripasso di tutte le operazioni che abbiamo fatto nell’arco dell’intera giornata. Alzarsi, lavarsi i denti, fare il caffè, tutto giusto fino qui? E vai! Fatto il letto, preso la macchina, guidato senza ammazzare nessuno, oppure preso il tram, bollato la cartolina; quante operazioni facciamo nella giornata! Vogliamo concederci almeno tre sbagli?

Se possediamo un’automobile, diamo per scontato che ci prenderemo almeno tre multe l’anno; ci arrabbiamo dalla quarta in poi. Non possiamo pretendere di fare tutto giusto, perché il nostro cervello non funziona così. Il cervello umano funziona sull’errore, sull’approssimazione.

Ricordate il film Rain Man? Racconta la storia vera di un paziente il cui cervello aveva una memoria totale; il risultato è che era intasato da un tale quantitativo di ricordi che non poteva funzionare.

L’errore è la norma; quando sbagliamo, diciamoci: come sono grande, come sono normale, come sono grande, faccio un mucchio di cose, ne sbaglio qualcuna, e vabbè, va bene, sono bravo. Questa volta, però, ho sbagliato; allora prendo nota dell’errore e faccio in maniera, la prossima volta, di fare meglio.

Il nostro cervello impara sugli errori. Oggi ho dimenticato le uova, la prossima volta mi faccio la lista della spesa, mi cerco un taccuino carino, anzi me ne avevano regalato uno a Natale, adesso lo tiro fuori e mi faccio la lista. Sai che è divertente fare la lista, la faccio piena di disegnini e spunto facendo il cuoricino sulla cosa fatta. Tutto qui, dobbiamo giocare sempre nella nostra squadra, c’è già la vita che gioca nella squadra avversaria, noi giochiamo nella nostra.




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