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Quando scoppia la tempesta, chi è la tua roccia?

PRENDETEVI IL TEMPO NECESSARIO PER RIFLETTERE SULLO SCOPO DELLA VOSTRA VITA

Per quelli che sono troppo giovani e che mancano di esperienza è difficile fare le scelte giuste per l'avvenire. Un bambino può sognare che sarà un giocatore professionista di basket, ma una persona di 36 anni dovrebbe essere più realista… Non potete prendere decisioni importanti se non dopo aver identificato alcuni dei vostri talenti naturali e le attività che amate fare. A fortiori, non potete prendere grandi decisioni nei momenti di inquietudine o di distrazione. Le soluzioni facili e rapide potrebbero darvi l'illusione di essere sulla strada giusta, ma raramente le cose funzionano così: non si pensa all'avvenire in modo razionale quando si è turbati.
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A chi mi aggrappo quando la violenza dell'onda è molto più forte di me?

di Sor. Francesca Entisciò

“Sono spesso come una roccia colpita ovunque dalle onde che salgono. Non c’è più fuga che in alto. Per un’ora, per un giorno, lascio che le onde frustino la roccia; non guardo l’orizzonte, guardo solo verso l’alto, verso Dio… in Dio mi sento pieno di una speranza quasi infinita. Le mie preoccupazioni si disperdono. Le ho abbandonate, io mi abbandono tutto intero tra le sue mani. Io sono suo e lui ha cura di tutto e di me stesso. La mia anima finalmente riappare tranquilla, serena. Dio: la roccia immobile contro la quale si rompono invano tutte le onde. Dio, il perfetto bagliore che nessuna macchia offusca; Dio il vincitore definitivo è in me. Io lo raggiungo con pienezza al termine del mio amore. Tutta la mia anima è in lui, e poi, dolcemente, sicuramente, è come se i combattimenti della vita, le insicurezze e incertezze mi avessero completamente abbandonato. Sono immerso nella sua luce. Mi penetra con la sua forza. Mi ama!” Sant’Alberto Hurtado S. J.  (1901-1952), apostolo del Cile, in Scritti Spirituali Siempre en contacto con Dios.

Per sentire il rumore del mare è necessario sedersi vicino agli scogli. Un rumore che non ti scordi più quando lo senti veramente, ti penetra così profondamente dentro, che riesce a farti vibrare il cuore. Proprio come il suono della frusta quando colpisce la terra. L’immagine che balza subito alla mente rispetto a questo è quella del dolore che attraversa il cuore quando non ce la facciamo più ad andare avanti, quando sembra tutto troppo grande, troppo difficile, quando nessuno sente il nostro grido e la nostra vita sembra essere totalmente in balìa delle onde. A questo punto ci dobbiamo fare delle domande importanti, almeno due direi, se non si può impedire al mare di infrangere le sue onde sulle rocce, almeno possiamo scegliere a quale roccia aggrapparci, e questo lo dobbiamo fare.

La roccia

La prima domanda per la nostra riflessione è appunto questa: come si chiama la mia roccia? A chi mi aggrappo quando la violenza dell’onda è molto più forte di me? Nelle nostre vite frettolose, a volte, perdiamo il senso dell’orizzonte, del perché facciamo le cose, verso dove ci stiamo dirigendo, per cui sapere a chi aggrapparci nella difficoltà è importante per non fare scelte sbagliate, superficiali, per non lasciarci in balìa degli eventi, delle emozioni, avere un posto sicuro dove aggrapparci e restare saldi in ciò che abbiamo scelto per la nostra vita. Trovare un punto luce, qualcosa che so che mi fa bene, qualcuno che vuole il mio bene e non ha paura di perdermi se mi dice in faccia che non è d’accordo rispetto alle scelte che ho fatto. In altre parole significa imparare ad alzare lo sguardo, acconsentire a fondare scelte e decisioni su qualcuno più grande e che per me vale. Fondare la propria speranza in Dio è scegliere la stabilità.

Al sicuro

La seconda domanda importante per approfondire la nostra riflessione è questa: credo davvero che Dio può essere la roccia su cui fondare una sicura speranza? Colui che pronuncia parole buone su di me è solo Lui. Lui che mi conosce nel profondo, che sa cosa si muove dentro di me e cosa mi fa bene. Fondare la vita sulla roccia della speranza significa stare al sicuro anche in mezzo alla tempesta, anche quando l’onda si infrange con violenza e si porta via tutto. Se l’amore è ben radicato, non c’è nulla da temere, Lui non lascerà che la tristezza e l’angoscia prevalgano, ma combatterà per me perché sia vittorioso. Altrimenti non sarebbe affatto una roccia sicura. La condizione? Che io creda nel suo Amore. Facile credere quando ci esaudisce nei nostri desideri, ma la fede non si basa su questo, bensì nella fede nuda nel suo Amore, un Amore onnipotente che mi supera, che non potrò mai capire, mai ricambiare con le mie sole forze. È un Amore da accogliere, non da capire. Allora bisogna imparare a vivere con questo sguardo puntato verso l’alto, che vede oltre la paura, che è capace di fidarsi nonostante tutto, sicuro che al termine del mio amore incontro il Suo. Immergersi nella sua luce è davvero vivere per sempre.

Per informazioni su come ricevere la rivista della Casa di Loreto da cui è tratto l’articolo: santuarioloreto@tin.it

http://www.santuarioloreto.it

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