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Qual è la cosa più importante per educare bene su Internet?

INTERNET
Olena Yakobchuk - Shutterstock
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Probabilmente al giorno d'oggi la sfida più grande di qualsiasi educatore è quella di insegnare a fare un buon uso della tecnologia

Accanto a possibilità meravigliose, i nuovi strumenti digitali sono così potenti e attraenti che comportano un’infinità di rischi associati all’eccesso del loro utilizzo. Dipendenza, distrazione costante, mettersi in mostra, noia, superficialità, contenuti nocivi, cyberbullismo… la lista dei pericoli è lunga, come sa bene qualsiasi persona che sia un po’ critica.

Credo che di fronte a questa sfida l’atteggiamento principale di una madre o un padre debba essere quella della riflessione. Davanti a una situazione di questo tipo, o si ordinano le idee e si pensa a strategie d’azione astute e intelligenti o non c’è nulla da fare.

Curiosamente, molti educatori indulgono in tre atteggiamenti ben poco riflessivi – per non dire semplicemente sciocchi –, il che ha conseguenze deplorevoli sul processo educativo dei figli, che diventano a poco a poco dei “maleducati digitali”. Vediamo quali sono questi tre atteggiamenti irrazionali da rifuggire.

1. Negazione del problema

È il famoso atteggiamento dello struzzo, che davanti ai problemi seri preferisce nascondere la testa sotto la sabbia e aspettare che il pericolo passi. Nel mondo umano, questa strategia funziona raramente. Negare un problema e guardare dall’altra parte non sembra un atteggiamento educativo responsabile.

I problemi si possono camuffare, ma alla fin fine riappaiono, e più violenti. Pretendere che Internet sia meraviglioso e che i suoi rischi siano irrilevanti è sintomo di una tecno-ingenuità difficilmente scusabile.

In genere questo atteggiamento è accompagnato da frasi tanto benintenzionate quanto false: “È un altro strumento, che bisognerà imparare a usare”; “La gente si è fatta prendere dall’ansia anche per la televisione e i videogiochi, e guardaci, siamo ancora qui”…

Spesso si accusano di “esagerazione” e “tecnofobia” i padri e le madri preoccupati per la deriva a cui l’uso della tecnologia sta portando la nostra società.

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