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L’aborto non è riuscito, mio figlio è nato vivo. Ed è vissuto un’ora abbracciato a me

MAMMA, PARTORIRE, NEONATO
Shutterstock
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"È stato un grande guerriero, c'era un grande buco nella sua spina dorsale ed era gravemente malformato. Eppure si è aggrappato alla vita per un'ora e io non posso smettere di pensare che l'abbia fatto perché era determinato a volere l'abbraccio della sua mamma"

Quando è venuto il momento asettico di dichiarare la causa di morte, l’ospedale ha dovuto mettere nero su bianco che il decesso non è stato causato dalle malformazioni, ma dalla procedura dell’aborto.

Il signor Nelson (medico legale ndr), mettendo a verbale il decesso per cause naturali, ha dichiarato che la morte di Mohammed è stata procurata dalla nascita estremamente prematura dovuta all’aborto compassionevole, e solo in seconda istanza dalle sue malformazioni congenite. (Ibid)

Se la morte è avvenuta per cause naturali, non va però tolta dall’orizzonte l’evidenza che la nascita prematura non è stata affatto naturale, e doveva in realtà essere una morte inflitta prematuramente.

Madre e figlio

Ci ricordiamo quel quadro di Giotto sulla Natività? Gli occhi di Maria che si piantano in quelli di Gesù e quelli di Gesù che ricambiano l’intensità dello sguardo.

Scrovegni (Arena) Chapel, Padua
The Nativity, Giotto di Bondone, (Italy, 1304-06)

Una vita intera può reggersi sulla vertigine di uno sguardo simile, quando tutto di sé cede di fronte a una presenza che in modo assolutamente eccedente scompagina l’anima nel profondo. Per un’ora Sofia e Mohammed sono stati abbracciati ed è stato il tempo necessario per compiere un miracolo di pietà: quel bambino ha dissipato ogni ombra che ottenebrava il cuore e la testa dei suoi cari. Fin dall’inizio, il percorso doloroso di Sofia e suo marito è stato scandito da una sofferenza paralizzante che sembrava portare a gesti meccanici più che a una volontà piena.

Non era chiaro il senso di una ferita così grande.  Un’ora piena di vita è bastata a dare un nome compiuto a questa storia e a non lasciare che suadenti teorie compassionevoli ma mortifiche oscurassero l’orizzonte. L’ultima parola è lo strillo di un bimbo vivo:

Racconta Sofia: “Lui è stato un grande guerriero, c’era un grande buco nella sua spina dorsale ed era gravemente malformato. Eppure si è aggrappato alla vita per un’ora e io non posso smettere di pensare che l’abbia fatto perché era determinato a volere l’abbraccio della sua mamma”. (Ibid)

 

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